Ricorso inammissibile in Cassazione: i limiti invalicabili del giudizio di legittimità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25555 del 2024, offre un importante chiarimento sui limiti del ricorso contro le misure cautelari reali, come il sequestro preventivo. La pronuncia dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: in sede di legittimità non è possibile contestare il merito della decisione, ma solo la violazione di legge. Questo include il caso di una motivazione mancante o ‘meramente apparente’, ma non una motivazione che, seppur non condivisa, sia logica e presente.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine dal ricorso presentato dalla difesa di un imputato avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Roma. Quest’ultimo aveva confermato il rigetto di una richiesta di revoca o riduzione di un sequestro preventivo disposto per reati di riciclaggio e autoriciclaggio. La difesa sosteneva la contraddittorietà e l’illogicità della motivazione del Tribunale, in particolare riguardo all’insussistenza del reato presupposto (peculato). Secondo il ricorrente, l’avvenuto pagamento, seppur tardivo, delle somme dovute all’erario avrebbe fatto venir meno l’illiceità dei fondi poi riciclati. Inoltre, si contestava la mancata rideterminazione del valore dei beni sequestrati.
La Decisione della Corte di Cassazione e il ricorso inammissibile
La Suprema Corte ha respinto tutte le doglianze, dichiarando il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla corretta interpretazione dell’art. 325 del codice di procedura penale, che regola i ricorsi in Cassazione contro le ordinanze in materia di misure cautelari reali. La norma stabilisce chiaramente che tali ricorsi possono essere proposti solo per violazione di legge.
I Limiti del Ricorso e la Motivazione Apparente
La giurisprudenza costante, richiamata nella sentenza, ha precisato che nella nozione di ‘violazione di legge’ rientra anche la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di una motivazione ‘meramente apparente’. Quest’ultima si verifica quando le argomentazioni del giudice sono talmente generiche, illogiche o contraddittorie da non permettere di comprendere il ragionamento giuridico alla base della decisione. Tuttavia, non è consentito censurare in Cassazione la logicità o la coerenza della motivazione se questa esiste e permette di ricostruire l’iter decisionale. Nel caso di specie, il ricorrente non denunciava un’assenza di motivazione, ma esprimeva il proprio dissenso rispetto alle conclusioni del Tribunale, proponendo di fatto una nuova valutazione del merito, attività preclusa al giudice di legittimità.
Le motivazioni
La Corte di Cassazione ha motivato la propria decisione evidenziando come tutte le censure del ricorrente fossero volte a criticare l’insufficienza, la contraddittorietà e l’illogicità della motivazione del provvedimento impugnato. Questi, però, sono vizi che rientrano nella sfera del merito e non integrano una violazione di legge ai sensi dell’art. 325 c.p.p.
Il Tribunale del riesame, secondo la Cassazione, aveva fornito un apparato argomentativo né mancante né meramente apparente. Aveva infatti correttamente considerato che il pagamento tardivo delle somme oggetto di peculato non elide la rilevanza penale della condotta già perfezionatasi, che costituisce il reato presupposto del riciclaggio.
Inoltre, la Corte ha sottolineato come la fondatezza dell’impianto accusatorio (fumus delicti) fosse stata ulteriormente cristallizzata dalla sentenza di condanna di primo grado, emessa nel frattempo nei confronti del ricorrente. Questo evento processuale rendeva inammissibile qualsiasi diversa valutazione in punto di fumus da parte della Corte di legittimità. Anche la richiesta di riduzione del sequestro è stata ritenuta una censura di merito, superata peraltro dalla successiva statuizione di confisca disposta con la sentenza di primo grado.
Le conclusioni
La sentenza in commento consolida un orientamento giurisprudenziale granitico: il ricorso in Cassazione avverso provvedimenti di cautela reale ha confini molto stretti. Non è una terza istanza di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti o la logicità delle argomentazioni del giudice di merito. La difesa deve concentrarsi esclusivamente sulla denuncia di una palese violazione di norme di legge o sulla totale assenza di un percorso logico-giuridico nella motivazione. Qualsiasi tentativo di sollecitare una rivalutazione delle prove o delle argomentazioni fattuali si scontrerà inevitabilmente con una declaratoria di ricorso inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Quando un ricorso in Cassazione contro un sequestro preventivo è considerato inammissibile?
Un ricorso è considerato inammissibile quando propone motivi diversi dalla violazione di legge, come critiche alla logicità o coerenza della motivazione del giudice di merito. L’unica eccezione è quando la motivazione è totalmente assente o meramente apparente, cioè così generica o illogica da non spiegare le ragioni della decisione.
Il pagamento tardivo delle somme oggetto di peculato fa venir meno il reato presupposto per il riciclaggio?
No. Secondo quanto emerge dalla sentenza, il fatto che le somme sottratte vengano pagate in un momento successivo, anche se tardivamente o in modo incompleto, non elimina la rilevanza penale del reato di peculato già commesso. Di conseguenza, tale reato può ancora validamente costituire il presupposto per l’accusa di riciclaggio.
Che impatto ha una condanna in primo grado su un ricorso contro un sequestro preventivo?
Una condanna in primo grado ‘cristallizza’ la fondatezza della tesi accusatoria (il cosiddetto fumus delicti). Questo rende non consentito un diverso giudizio in punto di fumus da parte della Corte di Cassazione, che sta valutando la legittimità del sequestro, poiché l’esistenza del reato è già stata accertata, seppur non in via definitiva, da una sentenza di merito.