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Art. 64 L.F.

15 provvedimenti

Fondo Patrimoniale e Fallimento: La Cassazione rinvia per chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso riguardante il "fondo patrimoniale e fallimento". Due coniugi avevano costituito un fondo patrimoniale. Successivamente, l'azienda di uno dei coniugi è fallita. La curatela fallimentare ha acquisito i beni del fondo, sostenendo che i debiti aziendali erano legati ai bisogni della famiglia. I coniugi hanno contestato questa acquisizione. Il Tribunale aveva dato ragione alla curatela. La Cassazione, riconoscendo la novità e la complessità della questione sull'interpretazione dei "bisogni della famiglia" in relazione al fondo patrimoniale, ha deciso di rinviare il caso a una sezione specializzata per un'analisi più approfondita, senza emettere una decisione definitiva sul merito.
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Revocatoria Fallimentare: La Banca paga, non i Soci della Cooperativa
Il Consorzio, in liquidazione coatta, ha avviato un'azione di revocatoria fallimentare per recuperare somme versate tramite assegni circolari. Inizialmente, il Tribunale aveva condannato i Soci della Cooperativa alla restituzione. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che il pagamento era avvenuto direttamente a favore della Banca, condannando quest'ultima a restituire quasi 500.000 euro. La Banca ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di non essere la reale beneficiaria. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna della Banca alla restituzione delle somme.
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Trasferimento immobiliare ai figli: la separazione non salva la casa
Il Fallimento di una società ha impugnato il trasferimento immobiliare ai figli della proprietà di una casa, eseguito da una madre in attuazione degli accordi di separazione consensuale con il coniuge. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno dichiarato l'atto inefficace in quanto gratuito e compiuto nel periodo sospetto prima del fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il trasferimento immobiliare ai figli, concordato in sede di separazione, costituisce un atto a titolo gratuito nei confronti dei terzi beneficiari. Di conseguenza, l'atto è privo di effetti verso i creditori del fallimento, a prescindere dalla conoscenza dello stato di insolvenza da parte dei figli o dai motivi personali dei coniugi. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Fondo patrimoniale protetto: la Cassazione ferma il fallimento
Un imprenditore fallito e sua moglie avevano costituito nel 2007 un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni immobili. Nel 2020, il giudice delegato al fallimento ordinava l'acquisizione di tali beni alla procedura fallimentare, ritenendo che i debiti aziendali fossero serviti ai bisogni familiari. I coniugi si opponevano, sostenendo l'illegittimità del provvedimento. La Corte di Cassazione ha dato ragione ai coniugi, stabilendo che il fondo patrimoniale costituisce un patrimonio separato e non può essere acquisito direttamente e d'ufficio dal fallimento. I creditori o la curatela devono eventualmente agire con le ordinarie azioni revocatorie o esecutive, ma il giudice delegato non ha il potere di sottrarre i beni con un semplice decreto. Di conseguenza, l'ordine di acquisizione è stato dichiarato giuridicamente inesistente.
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Fideiussione e fallimento: validità dell’azione
La Corte d'Appello ha stabilito che la banca può agire individualmente contro i garanti nonostante la pendenza di una procedura concorsuale. Il caso analizza il legame tra fideiussione e fallimento, confermando che l'azione è valida se diretta su beni estranei alla massa fallimentare, come quelli oggetto di una precedente azione revocatoria vittoriosa.
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Ricognizione di debito: CUD e TFR nel fallimento
Un lavoratore chiede l'ammissione al passivo del fallimento della sua nuova società datrice di lavoro per il TFR maturato presso il precedente datore. Sebbene l'accordo di accollo del debito non avesse data certa, il Tribunale ha ammesso il credito basandosi sui modelli CUD, considerati una valida ricognizione di debito. La Corte di Cassazione conferma che la ricognizione di debito con data certa è opponibile al fallimento, ma cassa la decisione perché il Tribunale ha omesso di pronunciarsi sull'eccezione del curatore circa l'inefficacia dell'atto di accollo ai sensi della legge fallimentare.
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Ricognizione di debito: CUD opponibile al fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33073/2023, ha stabilito che la Certificazione Unica (CUD) costituisce una valida ricognizione di debito opponibile alla massa dei creditori in caso di fallimento. Anche se l'accordo sottostante di accollo del debito TFR non ha data certa, il CUD, se emesso prima del fallimento, fa piena prova del credito del lavoratore, invertendo l'onere della prova a carico del curatore. La Corte ha però cassato la decisione per omessa pronuncia su un'eccezione di inefficacia dell'atto di accollo.
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Azione revocatoria: pagamenti tardivi non esenti
Una società in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio un suo fornitore per ottenere la revoca di pagamenti per un totale di €208.136,22, effettuati prima dell'apertura della procedura concorsuale. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda di azione revocatoria, stabilendo che i pagamenti non potevano considerarsi esenti in quanto effettuati con notevoli e anomali ritardi, e quindi non 'nei termini d'uso'. Inoltre, il giudice ha ritenuto provata la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del fornitore, basandosi su una serie di presunzioni quali l'entità del debito residuo e la notorietà della crisi aziendale. Di conseguenza, ha condannato il fornitore alla restituzione delle somme ricevute.
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Sequestro conservativo: conversione e giudice civile
Un istituto di credito ha contestato la prosecuzione di un sequestro conservativo su una somma di denaro dopo che la sentenza penale di condanna è diventata definitiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che con la sentenza irrevocabile, il sequestro conservativo si converte automaticamente in pignoramento. Di conseguenza, qualsiasi controversia sui beni vincolati deve essere decisa dal giudice civile, con la conseguente perdita di competenza del giudice dell'esecuzione penale.
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Giudicato interno: i limiti dell’appello parziale
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'appello, affermando che la mancata impugnazione di uno specifico punto della sentenza di primo grado determina la formazione di un giudicato interno. Nel caso di specie, un istituto di credito aveva appellato una decisione di revocatoria fallimentare contestando solo l'elemento soggettivo (la conoscenza dello stato di insolvenza), ma non quello oggettivo (la natura dei pagamenti). La Suprema Corte ha stabilito che il punto non contestato era divenuto definitivo, precludendo al giudice d'appello la possibilità di riesaminarlo.
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Azione revocatoria: prova presuntiva e frode ai creditori
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della vendita di alcuni immobili effettuata da un amministratore a una società controllata dai suoi familiari. La sentenza stabilisce che, nell'ambito di un'azione revocatoria, la prova del danno ai creditori e della consapevolezza di frodare può essere raggiunta attraverso presunzioni, basate su un insieme di indizi come i legami familiari e operazioni societarie anomale, anche se il prezzo di vendita era congruo.
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Accordo fiduciario: inefficacia e onere della prova
Un soggetto riceve una somma dalla vendita di un immobile di una società poi fallita, sostenendo un precedente accordo fiduciario. La Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'inefficacia del pagamento verso i creditori, non essendo stata provata la correlazione tra il versamento e l'accordo fiduciario. La causa del pagamento risultava, infatti, essere un semplice rimborso per anticipazioni.
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Morte difensore: nullità della sentenza e processo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello a causa della morte del difensore di una delle parti, avvenuta prima della decisione. L'ordinanza stabilisce che la morte del difensore unico comporta l'interruzione automatica del processo, rendendo nulli tutti gli atti successivi, inclusa la sentenza, senza che la parte debba dimostrare un concreto pregiudizio al suo diritto di difesa. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Litisconsorzio necessario: appello nullo senza il cedente
Una società appella una sentenza relativa a un credito contestato, ma omette di notificare l'atto al proprio cedente, parte del giudizio di primo grado. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale omissione viola il principio del litisconsorzio necessario, rendendo invalido il procedimento d'appello. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame, previa corretta integrazione del contraddittorio.
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Azione revocatoria: inefficace la vendita al parente
Un promissario acquirente di un immobile, dopo aver visto la società venditrice cedere lo stesso bene alla figlia del legale rappresentante, agisce in giudizio. Nel frattempo, la società fallisce. Il Tribunale rigetta la domanda del primo acquirente, il cui diritto era già stato negato con sentenza passata in giudicato. Accoglie, invece, la domanda riconvenzionale del curatore fallimentare, esercitando l'azione revocatoria e dichiarando inefficace la vendita al parente in quanto lesiva dei diritti dei creditori.
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