\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Azione revocatoria: pagamenti tardivi non esenti

Una società in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio un suo fornitore per ottenere la revoca di pagamenti per un totale di €208.136,22, effettuati prima dell’apertura della procedura concorsuale. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda di azione revocatoria, stabilendo che i pagamenti non potevano considerarsi esenti in quanto effettuati con notevoli e anomali ritardi, e quindi non ‘nei termini d’uso’. Inoltre, il giudice ha ritenuto provata la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del fornitore, basandosi su una serie di presunzioni quali l’entità del debito residuo e la notorietà della crisi aziendale. Di conseguenza, ha condannato il fornitore alla restituzione delle somme ricevute.

Riferimento:
SENTENZA TRIBUNALE DI ROMA N. 2575 2026 - N. R.G. 00005279 2025 DEPOSITO MINUTA 18 02 2026 PUBBLICAZIONE 18 02 2026
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Azione Revocatoria: I Pagamenti in Ritardo Non Sono Sempre Salvi

L’azione revocatoria fallimentare è uno degli strumenti più temuti dai creditori di un’impresa che entra in crisi. Ricevere un pagamento per una fattura scaduta può sembrare una buona notizia, ma se avviene poco prima dell’apertura di una procedura concorsuale, quel denaro potrebbe dover essere restituito. Una recente sentenza del Tribunale di Roma chiarisce i confini dell’esenzione prevista per i pagamenti ‘nei termini d’uso’, sottolineando come ritardi significativi e la conoscenza della crisi del partner commerciale possano rendere i pagamenti inefficaci.

I Fatti di Causa: Un Rapporto Commerciale Complesso

La vicenda analizzata vede contrapposte una società finita in amministrazione straordinaria (l’attrice) e una sua importante partner commerciale (la convenuta). Quest’ultima rivestiva un doppio ruolo: era fornitrice di servizi di telefonia per la società debitrice e, al contempo, sua cliente per servizi di call center.

Nei sei mesi precedenti la presentazione della domanda di concordato, la società in crisi aveva effettuato diversi pagamenti al suo fornitore per un totale di oltre 200.000 Euro. Una volta avviata la procedura, l’amministrazione straordinaria ha promosso un’azione revocatoria per recuperare tali somme, sostenendo che il creditore fosse pienamente consapevole dello stato di insolvenza del suo debitore al momento dei pagamenti.

L’Azione Revocatoria e l’Eccezione dei “Termini d’Uso”

La difesa della società convenuta si basava principalmente sull’esenzione prevista dall’art. 67 della Legge Fallimentare (oggi art. 166 del Codice della Crisi). Tale norma esclude dalla revocatoria i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa, a condizione che avvengano ‘nei termini d’uso’. L’obiettivo di questa eccezione è proteggere i fornitori che continuano a operare con un’impresa in difficoltà, evitando che l’intera catena di approvvigionamento si blocchi per il timore di future azioni legali.

Tuttavia, il Tribunale ha respinto questa difesa. Secondo i giudici, il concetto di ‘termini d’uso’ non si riferisce solo all’oggetto della prestazione, ma anche e soprattutto alle modalità di pagamento. Pagamenti eseguiti secondo prassi anomale o ‘patologiche’, come quelli effettuati con notevole ritardo rispetto alle scadenze pattuite, non possono beneficiare dell’esenzione.

La Prova della Conoscenza dello Stato di Insolvenza

Un altro pilastro dell’azione revocatoria è la prova della scientia decoctionis, ovvero la dimostrazione che il creditore che ha ricevuto il pagamento era a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore. Anche su questo punto, il Tribunale ha dato ragione all’attrice.

La prova, che può essere fornita anche tramite presunzioni, è stata desunta da una serie di elementi convergenti:

  1. L’entità del debito residuo: La stessa società creditrice, poco prima di ricevere i pagamenti contestati, aveva inviato una richiesta di pagamento per un debito scaduto che ammontava a oltre 450.000 Euro. Questo dimostrava la consapevolezza di inadempimenti gravi e protratti nel tempo.
  2. La natura del rapporto: Essendo sia cliente che fornitore, la convenuta aveva una visione privilegiata delle difficoltà operative ed economiche della sua partner commerciale.
  3. La notorietà della crisi: La crisi della società debitrice era stata oggetto di articoli di stampa e aveva generato allarme sociale e sindacale. Data l’importanza del rapporto commerciale, era impossibile che il creditore non fosse a conoscenza di queste notizie.

Le Motivazioni della Decisione

Il Tribunale ha motivato la sua decisione evidenziando che i pagamenti in questione non potevano essere considerati ‘normali’. I ritardi, variabili ma consistenti, rispetto alle scadenze contrattuali, rappresentavano un’anomalia rispetto alla prassi commerciale ordinaria e un chiaro sintomo dell’incapacità del debitore di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni. Non essendo stata provata alcuna pattuizione formale che modificasse i termini di pagamento, tali ritardi non potevano essere ricondotti a una nuova e diversa ‘normalità’ concordata tra le parti, ma solo a una situazione di sofferenza finanziaria. Di conseguenza, l’esenzione non era applicabile. Inoltre, la combinazione degli indizi raccolti (debito elevato, doppio rapporto commerciale, notizie di stampa) ha reso palese, secondo il giudice, che la società creditrice non poteva non sapere dello stato di insolvenza del debitore. L’accoglimento dell’azione revocatoria è stato quindi una diretta conseguenza di queste valutazioni.

Le Conclusioni: Implicazioni per i Fornitori di Imprese in Crisi

Questa sentenza offre un importante monito per tutte le imprese che operano con partner commerciali in difficoltà finanziaria. Accettare pagamenti con ritardi significativi e costanti, senza formalizzare nuovi accordi, espone al serio rischio di dover restituire le somme incassate in caso di successiva procedura concorsuale. La ‘conoscenza dello stato di insolvenza’ non richiede una prova certa, ma può essere dedotta da un insieme di circostanze che rendono verosimile tale consapevolezza. Per i fornitori, diventa quindi cruciale monitorare attentamente la regolarità dei pagamenti e valutare con prudenza la prosecuzione di rapporti commerciali con clienti che mostrano evidenti e persistenti segnali di crisi.

Quando un pagamento può essere considerato effettuato ‘nei termini d’uso’ per evitare l’azione revocatoria?
Un pagamento è considerato ‘nei termini d’uso’ quando rispetta le condizioni di tempo, luogo e modalità concretamente pattuite tra le parti o quelle normali del settore. Non rientrano in questa categoria i pagamenti eseguiti con notevole ritardo o secondo prassi anomale e patologiche, a meno che non sia stata formalmente concordata una modifica delle condizioni originarie.

Come può essere provata la conoscenza dello stato di insolvenza del debitore da parte del creditore?
La prova può essere fornita con ogni mezzo, anche attraverso presunzioni. Nel caso esaminato, elementi decisivi sono stati: la consapevolezza di un debito residuo molto elevato e di continui inadempimenti, la natura stretta del rapporto commerciale (cliente e fornitore allo stesso tempo) e la notorietà della crisi aziendale attraverso notizie di stampa e allarmi sindacali.

Un pagamento effettuato con notevole ritardo rispetto alla scadenza contrattuale è soggetto ad azione revocatoria?
Sì. Secondo la sentenza, un pagamento eseguito con un ritardo significativo e non giustificato da un nuovo accordo formale non rientra nei ‘termini d’uso’ e, pertanto, non beneficia dell’esenzione dalla revocatoria. Se, inoltre, il creditore era a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore, il pagamento può essere dichiarato inefficace e deve essere restituito alla procedura.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati