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Art. 639 Codice Penale

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87 provvedimenti

Danneggiamento o deturpamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36753/2024, ha affrontato il caso di un individuo condannato per aver graffiato il portone di un condominio. La Corte ha chiarito la distinzione tra il reato di danneggiamento e quello di deturpamento. Ha stabilito che l'atto di graffiare un bene, pur alterandone l'estetica, non ne compromette la funzionalità e costituisce un'alterazione superficiale e temporanea. Pertanto, il fatto è stato riqualificato come deturpamento, un reato meno grave. La sentenza ha anche specificato che, trattandosi di un bene immobile, il deturpamento è procedibile d'ufficio, senza necessità di querela. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla sanzione, rinviando alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena.
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Reato di imbrattamento: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante il reato di imbrattamento. La Corte chiarisce che il reato di imbrattamento tutela l'estetica e il decoro, distinguendosi dal danneggiamento che colpisce la sostanza del bene. Viene inoltre ribadito che non si possono sollevare questioni nuove in Cassazione.
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Ricorso inammissibile: sospensione pena confermata
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, chiarendo che la sospensione condizionale della pena, se non esplicitamente revocata in appello, si intende implicitamente confermata. Inoltre, ribadisce che i motivi di ricorso devono essere specifici e non possono essere presentati per la prima volta in Cassazione. La decisione sottolinea il divieto di 'reformatio in peius' e i requisiti procedurali per l'impugnazione.
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Occupazione abusiva immobile: reato permanente o no?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37419/2025, ribadisce un principio fondamentale: l'occupazione abusiva immobile è un reato permanente. A differenza di quanto sostenuto da un tribunale di primo grado, la condotta illecita non si esaurisce con l'ingresso nell'edificio, ma perdura per tutto il tempo dell'illegittima permanenza. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento in cui l'occupazione cessa, e non dalla data di inizio. La sentenza annulla la decisione che aveva erroneamente dichiarato il reato prescritto.
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Prescrizione occupazione abusiva: quando cessa il reato?
Un individuo, condannato per l'occupazione abusiva di un immobile comunale, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. A suo dire, la permanenza della condotta illecita si sarebbe interrotta con il suo arresto per altre cause. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la prescrizione per occupazione abusiva decorre solo dalla volontaria restituzione dell'immobile. Un allontanamento forzato e temporaneo, come la detenzione, non è sufficiente a far cessare il reato.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e i suoi limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per il reato di danneggiamento. L'ordinanza chiarisce che la Corte non può riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge. I motivi sono stati respinti perché tentavano una nuova valutazione delle prove, erano formulati in modo generico e manifestamente infondati riguardo la richiesta di attenuanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile per motivi di merito in Cassazione
Due soggetti, assolti per un reato di imbrattamento per la particolare tenuità del fatto, hanno presentato ricorso in Cassazione contestando la loro identificazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le censure riguardavano la valutazione delle prove, una questione di merito non sindacabile in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Imbrattamento auto: quando sputare è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imbrattamento auto con sputi costituisce reato ai sensi dell'art. 639 c.p., anche se la macchia è facilmente rimovibile. La Corte ha annullato l'assoluzione di un imputato, chiarendo che la facilità di ripristino è una caratteristica tipica del reato e non una causa di non punibilità per inoffensività, criticando anche i limiti del giudice in fase di indagini preliminari.
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Ricorso patteggiamento: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento. Gli imputati contestavano la carenza di motivazione sulla responsabilità, ma la Corte ha ribadito che i motivi di ricorso contro una sentenza di patteggiamento sono tassativi e non includono la valutazione nel merito della colpevolezza.
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Rimessione del processo: niente spese se inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile una richiesta di rimessione del processo a seguito della rinuncia presentata dalla parte. La Corte ha stabilito che, data la natura peculiare dell'istituto, la declaratoria di inammissibilità non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali, né di una somma alla Cassa delle ammende, in assenza di profili di colpa.
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Patteggiamento in appello: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato la cui richiesta di patteggiamento in appello è stata respinta. La decisione si fonda sul principio che l'accordo sulla pena non può essere accolto se, nel frattempo, il quadro delle imputazioni è cambiato a seguito di un'assoluzione parziale in primo grado, venendo meno la corrispondenza tra l'accordo originario e l'oggetto della decisione.
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Processo in assenza: quando la nomina del difensore basta
Un uomo, accusato di un reato, nomina un avvocato di fiducia ed elegge domicilio presso il suo studio. Anni dopo, viene processato e condannato in sua assenza. L'imputato chiede un nuovo processo, sostenendo di non averne mai saputo nulla. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, affermando che la nomina iniziale del legale crea una forte presunzione di conoscenza. Questa sentenza definisce le condizioni per un valido processo in assenza.
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Vizio di motivazione: annullata sentenza per danni
La parte civile ha impugnato una sentenza di assoluzione per il reato di danneggiamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione limitatamente agli effetti civili a causa di un grave vizio di motivazione. Il giudice di merito aveva erroneamente fondato l'assoluzione sull'incertezza della data di abbandono di un immobile da parte degli imputati, trascurando di valutare in modo complessivo una serie di indizi concordanti che indicavano la loro responsabilità per il danno. Il caso è stato rinviato a un giudice civile per una nuova valutazione.
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Particolare tenuità del fatto: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per occupazione abusiva. La decisione si fonda sul rigetto della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa delle modalità esecutive del reato (in concorso con altri) e della sua lunga durata, elementi che escludono la minima offensività richiesta dalla norma.
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Aggravante mafiosa: la Cassazione e la consapevolezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati, condannati per minacce aggravate, detenzione e porto d'armi, con l'applicazione dell'aggravante mafiosa. La sentenza conferma le decisioni dei giudici di merito, sottolineando come, in presenza di una 'doppia conforme', il ricorso non possa limitarsi a una rilettura dei fatti. È stata ribadita la piena consapevolezza di uno degli imputati riguardo al fine e al metodo mafioso dell'azione, e legittimo è stato ritenuto il diniego delle attenuanti generiche a causa della gravità dei fatti e dei precedenti penali.
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Prescrizione reato permanente: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per un reato permanente, come l'invasione di edifici, la prescrizione inizia a decorrere dalla data della prima sentenza di condanna, anche se questa viene successivamente annullata per un vizio di forma. La Corte ha chiarito che tale annullamento non rende la sentenza 'inesistente' e che l'atto conserva l'effetto di 'consumare' il reato, facendo così partire il termine di prescrizione. Di conseguenza, il reato nel caso di specie è stato dichiarato estinto.
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Lex mitior e decreto penale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1296 del 2024, ha stabilito che il principio della lex mitior, ovvero della legge più favorevole all'imputato, si applica anche a un decreto penale di condanna emesso prima dell'entrata in vigore della Riforma Cartabia ma notificato successivamente. Il caso riguardava un imputato condannato per imbrattamento di un bene immobile. La Corte ha ritenuto che la nuova disposizione, che prevede una riduzione di un quinto della pena in caso di mancata opposizione, pur essendo di natura processuale, ha effetti sostanziali e deve quindi essere applicata retroattivamente. Di conseguenza, ha annullato l'ordinanza impugnata e rideterminato la pena, riducendola da 400 a 320 euro di multa.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di cui all'art. 639 c.p. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte nel giudizio precedente, senza una critica specifica e argomentata della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione reati: Cassazione annulla la condanna
Un imputato ha impugnato in Cassazione una sentenza di condanna per reati edilizi e altre violazioni. La Suprema Corte ha respinto i motivi relativi alla valutazione delle prove e alla congruità della pena, ma ha accolto quello sulla prescrizione reati per la sola contravvenzione edilizia. Questa sentenza evidenzia come i termini di prescrizione varino in base alla tipologia di reato, portando a un annullamento parziale della sentenza e a un ricalcolo della pena finale.
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Particolare tenuità del fatto e occupazione abusiva
Un soggetto, condannato per occupazione abusiva di un immobile destinato ad attività commerciale non autorizzata, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, la gravità della condotta e la non esiguità del danno, derivanti dall'uso commerciale dell'immobile occupato, impediscono l'applicazione di tale beneficio.
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