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Art. 634 Codice di Procedura Civile

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59 provvedimenti

Controvalore carta libera circolazione: no alla moneta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30112/2023, ha stabilito che la carta di libera circolazione non ha natura retributiva. Un lavoratore aveva richiesto il controvalore carta libera circolazione non goduta, ma la Corte ha respinto la domanda, definendo la carta un'agevolazione legata allo status di dipendente e non una parte dello stipendio. Di conseguenza, non può essere monetizzata.
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Rito sommario compensi avvocato: quando si applica?
Un'organizzazione non-profit si opponeva a un decreto ingiuntivo per compensi legali. I tribunali di merito hanno dichiarato l'opposizione inammissibile per un errore procedurale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, chiarendo che il rito sommario compensi avvocato si applica solo alle prestazioni giudiziali in materia civile e non a quelle in ambito amministrativo. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Responsabilità precontrattuale: recesso e buona fede
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità precontrattuale a carico di un soggetto che, dopo aver manifestato un serio interesse all'acquisto di un'apparecchiatura medica in prova e aver dato rassicurazioni sull'ottenimento di un leasing, aveva interrotto bruscamente e senza giustificazione le trattative. La sentenza ribadisce il dovere di buona fede e la tutela dell'affidamento generato nella controparte, anche prima della conclusione del contratto.
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Fideiussione soci: quando si esclude il foro consumatore
La Cassazione ha stabilito che la fideiussione soci, prestata per garantire un debito della società legato alla sua attività, non permette di qualificare i soci come consumatori. Di conseguenza, non possono avvalersi del foro del consumatore. Il ricorso è stato respinto perché il legame funzionale tra la garanzia e l'attività d'impresa esclude l'applicazione della disciplina consumeristica.
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Incapacità a testimoniare: quando va eccepita?
Un debitore, a cui era stato ingiunto il pagamento per l'utilizzo di un posto barca, ha contestato la sentenza fino in Cassazione. Il suo ricorso si basava, tra l'altro, sulla presunta incapacità a testimoniare di un teste chiave. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: l'eccezione di incapacità a testimoniare deve essere sollevata subito dopo l'esame del teste, altrimenti la testimonianza, anche se viziata, viene sanata e resta valida ai fini della decisione.
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Contratto scritto Pubblica Amministrazione: la prova
Una società finanziaria non riesce a recuperare un credito verso un ente sanitario pubblico a causa della mancata e tardiva prova di un contratto scritto. La Corte di Cassazione conferma che, nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, la forma scritta del contratto è un requisito indispensabile la cui esistenza deve essere dimostrata tempestivamente dal creditore. Il pagamento parziale o le eccezioni procedurali sollevate dall'ente non possono sostituire la prova del contratto scritto con la Pubblica Amministrazione.
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Contratto di agenzia: quando prevale sull’informatore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda farmaceutica, confermando la qualificazione del rapporto con un suo collaboratore come contratto di agenzia. La decisione si basa sulla prevalenza dell'attività di promozione delle vendite rispetto a quella di informazione scientifica. La drastica riduzione della zona operativa è stata ritenuta giusta causa di recesso da parte dell'agente.
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Compenso amministratore srl: la prova del credito
Una società si opponeva al pagamento del compenso al suo ex amministratore, eccependo la prescrizione e la mancanza di prove adeguate. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che per il compenso amministratore srl la delibera assembleare costituisce prova sufficiente del credito e che si applica la prescrizione quinquennale. Il decreto ingiuntivo è stato quindi confermato.
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Notificazione decreto ingiuntivo: quando è valida?
Un consumatore ha impugnato un decreto ingiuntivo per bollette non pagate, sostenendo la nullità a causa di una notificazione decreto ingiuntivo irregolare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che qualsiasi notifica, anche se viziata, è sufficiente a manifestare la volontà del creditore di avvalersi del titolo, impedendone l'inefficacia. La nullità è sanata se il debitore è comunque in grado di esercitare il proprio diritto di difesa.
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Fideiussione omnibus: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due garanti che contestavano un decreto ingiuntivo basato su una fideiussione omnibus. La Corte ha ribadito che non può riesaminare le prove nel merito, che la richiesta di CTU è discrezionale per il giudice e che la questione di nullità del contratto per violazione della normativa antitrust non può essere sollevata per la prima volta in sede di legittimità se richiede nuovi accertamenti di fatto.
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Chiusura fallimento: improcedibile l’opposizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la chiusura del fallimento determina l'improcedibilità del giudizio di opposizione allo stato passivo. Tale procedimento ha natura 'endofallimentare', cioè i suoi effetti sono limitati alla procedura concorsuale. Inoltre, è stato ribadito che il soggetto fallito non ha legittimazione processuale per intervenire in tale giudizio, spettando questa esclusivamente al curatore. Di conseguenza, il decreto del tribunale che aveva proseguito il giudizio è stato cassato senza rinvio.
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Copia fotostatica disconosciuta: no valore in causa
La Corte di Cassazione conferma che una copia fotostatica disconosciuta non ha valore probatorio se la parte che l'ha prodotta non deposita l'originale e non avvia la procedura di verificazione entro i termini del primo grado di giudizio. Il ricorso è stato respinto perché i ricorrenti hanno tentato di produrre il documento originale solo in fase di appello, una mossa proceduralmente tardiva che ha reso la prova inutilizzabile.
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Onere della prova bollette: chi prova il consumo?
Una società contesta una bolletta del gas per consumi anomali. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, stabilisce che in caso di contestazione, l'onere della prova bollette spetta alla società fornitrice. Quest'ultima deve dimostrare il corretto funzionamento del contatore e la corrispondenza tra i dati registrati e quelli fatturati, non potendosi basare su prove contraddittorie come fotografie di un contatore diverso da quello indicato in fattura. La sentenza riafferma che i dati del contatore costituiscono solo una presunzione semplice di veridicità.
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Interesse ad impugnare: quando il ricorso è inammissibile
Una società immobiliare e i suoi garanti, dopo aver perso in primo grado e in appello una causa relativa a un contratto di leasing, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tra i motivi, lamentavano la mancata partecipazione al giudizio di una terza società. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i motivi inammissibili, sottolineando la mancanza di un concreto interesse ad impugnare sul punto, dato che erano stati i ricorrenti stessi a non citare la terza parte, configurando tale comportamento come un abuso del processo.
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Onere della prova appalto: chi prova l’adempimento?
In una controversia tra un'impresa edile e un condominio per il saldo di lavori, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale sull'onere della prova appalto. Se il committente contesta l'adempimento, spetta all'impresa appaltatrice dimostrare di aver eseguito i lavori a regola d'arte come pattuito. La semplice emissione di una fattura non costituisce prova sufficiente nel giudizio di merito, invertendo così la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente addossato la prova al condominio.
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Ricognizione di debito: la fotocopia è prova valida
Un debitore si oppone a un decreto ingiuntivo basato sulla fotocopia di una scrittura di ricognizione di debito. La Corte di Appello di Ancona conferma la decisione di primo grado, stabilendo che la copia fotostatica costituisce piena prova se la sua conformità all'originale non viene contestata in modo specifico e circostanziato, come previsto dal Codice Civile. La Corte chiarisce che un'eccezione generica è inefficace, confermando l'obbligo di pagamento del debitore.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: onere della prova
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società e dei suoi fideiussori contro un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. L'ordinanza chiarisce principi fondamentali sull'onere della prova nell'opposizione a decreto ingiuntivo, affermando che spetta sempre alla banca (creditore) dimostrare il proprio credito nel merito. Inoltre, la Corte ha ribadito che le eccezioni di nullità, come quelle relative alle fideiussioni basate su schemi ABI, devono essere fondate su fatti allegati tempestivamente in primo grado per poter essere esaminate nelle fasi successive del giudizio.
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Efficacia del giudicato in condominio: la Cassazione
La Cassazione chiarisce l'efficacia del giudicato in ambito condominiale. Un erede di un condomino si opponeva a un decreto ingiuntivo basato su un lodo arbitrale, ma la Corte ha respinto il ricorso. La decisione si fonda su una precedente sentenza passata in giudicato che aveva già confermato la validità della clausola compromissoria per i singoli condomini, precludendo un nuovo esame della questione.
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Azione revocatoria: accordi di divorzio a rischio
La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, rigettando l'appello di un debitore che aveva trasferito un immobile alla ex coniuge. I giudici hanno stabilito che, nonostante il trasferimento fosse parte di accordi di divorzio, l'azione revocatoria del creditore era fondata. La Corte ha qualificato l'atto come gratuito, poiché eccedeva la logica compensativa del divorzio, e ha ritenuto sufficiente la consapevolezza del debitore di arrecare un danno al creditore, rendendo l'atto inefficace nei suoi confronti.
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Regolamento di competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza sul regolamento di competenza, ha confermato la giurisdizione del Tribunale di Firenze in una causa condominiale. La Corte ha stabilito che la valutazione di un accordo di conciliazione giudiziale, che ha annullato una clausola di foro esclusivo, è un accertamento di fatto del giudice di merito, non sindacabile in sede di regolamento se non per vizi logici o di diritto nell'interpretazione.
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