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Art. 63 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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85 provvedimenti

Altri anni per Art. 63 Codice di Procedura Penale

Fatture soggettivamente inesistenti: la condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per dichiarazione fraudolenta a carico dell'amministratore di una società che gestiva un supermercato. Il caso riguarda l'utilizzo di fatture per servizi, quali caricamento scaffali e cassa, emesse da un'altra impresa. I giudici hanno stabilito che, nonostante le prestazioni fossero state effettivamente eseguite, si trattava di fatture soggettivamente inesistenti, poiché mascheravano un'intermediazione illecita di manodopera anziché un legittimo contratto d'appalto. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, ribadendo che la diversità tra il soggetto che emette la fattura e quello che realmente esegue la prestazione è sufficiente per configurare il reato.
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Truffa sentimentale: registrazioni ammissibili
La Corte di Cassazione annulla l'assoluzione in un caso di truffa sentimentale, stabilendo che le registrazioni audio fatte dalla vittima sono prove documentali ammissibili e non intercettazioni. La Corte ha criticato la valutazione superficiale della testimonianza della vittima, ribadendo che ingannare sui sentimenti per ottenere denaro è reato.
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Detenzione di stupefacenti: prova e chiavi immobile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. La droga era stata trovata in un appartamento non abitato, ma nella sua esclusiva disponibilità. La prova decisiva è stata il ritrovamento delle chiavi di tale immobile sul comodino dell'imputato, un elemento che, secondo la Corte, dimostra la sua responsabilità al di là di ogni ragionevole dubbio, rendendo irrilevante la sua assenza fisica al momento della perquisizione e superando le questioni sull'utilizzabilità delle dichiarazioni di un familiare.
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Dichiarazioni inutilizzabili: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per frode assicurativa, il quale sosteneva che la condanna si basasse su dichiarazioni inutilizzabili di un complice. La Corte ha chiarito che la condanna era fondata su altre prove autonome e che la qualifica di teste del dichiarante era corretta al momento della sua audizione, rendendo il motivo di ricorso manifestamente infondato.
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Amministratore di fatto: prova e responsabilità penale
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di tre soggetti condannati per reati tributari, chiarendo la distinzione tra amministratore di diritto e amministratore di fatto. La sentenza ha annullato parzialmente la condanna per vizi di motivazione, soprattutto riguardo all'errata correlazione tra evasione IVA e imposte dirette e all'uso di dichiarazioni auto-incriminanti rese senza garanzie difensive durante una verifica fiscale. È stata invece confermata la possibilità di provare il ruolo dell'amministratore di fatto attraverso elementi concreti e continuativi di gestione aziendale.
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