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Art. 624-bis Codice Penale — Sezione Settima Penale

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1905 provvedimenti

Altri anni per Art. 624-bis Codice Penale

Tentato furto in abitazione: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di tentato furto in abitazione aggravato, commesso con recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale. I giudici di merito hanno concesso le circostanze attenuanti generiche con giudizio di equivalenza rispetto alle aggravanti e alla recidiva. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, contestando la mancata prevalenza delle attenuanti sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I primi tre motivi sono risultati generici, mentre il quarto contrasta direttamente con il divieto di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva reiterata stabilito dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'Imputato al pagamento delle spese del giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Condanna per Furto Aggravato Definitiva
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato. Ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello, sostenendo errori di legge e vizi di motivazione sull'aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che il ricorso riproponesse argomenti già esaminati e richiedesse una nuova valutazione delle prove, operazione non consentita in sede di legittimità. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato in abitazione: no alla rilettura dei fatti
Due individui sono stati arrestati dalle forze dell'ordine in stato di quasi flagranza dopo un episodio di furto aggravato in abitazione. I giudici di merito hanno condannato entrambi i complici, escludendo per uno di essi l'attenuante della minima partecipazione e applicando all'altro l'aumento per recidiva. I due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contestando la ricostruzione probatoria, il mancato riconoscimento del ruolo marginale e la quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici di legittimità non possono rivalutare le prove o i fatti accertati nei precedenti gradi. La Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche: legittimo il no senza analisi totale
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto pluriaggravato con revoca del beneficio della sospensione condizionale della pena. Contro la decisione, il condannato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche da parte della Corte territoriale. I Supremi Giudici hanno respinto l'impugnazione ritenendola manifestamente infondata. Secondo la giurisprudenza costante, il giudice di merito non deve esaminare analiticamente ogni singolo elemento difensivo. È sufficiente un richiamo logico e congruo agli aspetti ritenuti decisivi e rilevanti per motivare il rigetto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'Imputato è stato condannato alle spese di giustizia e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Da semplice furto a reato di rapina: condanna per l’aggressore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato per il reato di rapina. L'uomo aveva aggredito una vittima anziana da dietro, bloccandola con le braccia al collo per strapparle una catenina. La difesa chiedeva di derubricare il fatto in furto con strappo e concedere le attenuanti generiche. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La violenza si è svolta direttamente sulla persona e non solo sull'oggetto sottratto. Inoltre, la gravità dell'azione ai danni di una donna sola e il comportamento processuale scorretto giustificano il diniego delle attenuanti. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione Reato Aggravato: La Recidiva Blocca l’Estinzione del Crimine
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per furto aggravato, sperando nella prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il reato era aggravato dalla recidiva reiterata specifica infraquinquennale, che ha esteso i termini di prescrizione. Di conseguenza, la prescrizione del reato aggravato non era ancora maturata. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto Aggravato: Inammissibilità Ricorso Penale per Dosimetria Sanzionatoria
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso penale presentato da una persona condannata per furto aggravato. L'imputata contestava la recidiva reiterata e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che non può riesaminare la quantificazione della pena (dosimetria sanzionatoria) se la decisione dei giudici precedenti è ben motivata e non illogica. Nel caso specifico, i numerosi precedenti penali per furto dell'imputata giustificavano sia la recidiva sia il diniego delle attenuanti. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Furto con strappo: scippo consumato anche con inseguimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto con strappo consumato a carico di un individuo che aveva sottratto uno smartphone a un passante. L'autore del reato sosteneva la configurabilità del solo tentativo, poiché la vittima non aveva mai perso di vista l'oggetto durante la fuga, conclusasi con l'arresto a opera delle forze dell'ordine dopo un inseguimento. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che il delitto si perfeziona nel momento esatto in cui l'agente acquisisce la piena e autonoma disponibilità della refurtiva, anche solo per brevissimo tempo e senza necessità di allontanarsi dal luogo del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Furto e riconoscimento fotografico: la Cassazione conferma
I giudici di merito condannano un soggetto per il reato di furto in abitazione alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione e seicento euro di multa. La decisione poggia sull'identificazione dell'autore del reato eseguita da un agente di polizia giudiziaria. La difesa impugna la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, contestando l'attendibilità dell'accertamento visivo e la violazione delle regole probatorie. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che il riconoscimento fotografico informale costituisce un elemento di fatto pienamente utilizzabile nel processo penale in base al principio della libertà della prova. L'individuazione fotografica si inserisce nella testimonianza dell'operatore e il giudice di merito può valutarne liberamente l'attendibilità.
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Furto in abitazione: il giardino recintato è dimora privata
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto in abitazione commesso all'interno di un giardino recintato. La difesa sosteneva che tale spazio esterno non potesse considerarsi privata dimora e contestava il calcolo della pena nonché il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giardino recintato costituisce una pertinenza diretta dell'immobile, destinata al suo migliore godimento, configurando pienamente il delitto contestato. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Quando la Cassazione non riesamina i fatti
Un individuo è stato condannato per furto in abitazione e falsificazione di documenti. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'individuo ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che i motivi presentati fossero troppo generici. Essi chiedevano una nuova valutazione dei fatti, cosa non permessa in Cassazione. La decisione ha condannato l'individuo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, confermando la condanna precedente.
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Furto in abitazione: no alla rivalutazione dei fatti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato ritenuto colpevole del reato di furto in abitazione. L'uomo aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello lamentando violazioni di legge, vizi logici nella motivazione e travisamento degli elementi probatori acquisiti durante il processo. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputato non ha dimostrato un reale travisamento degli atti, ma ha preteso una nuova valutazione delle prove già congruamente esaminate nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha ribadito che il controllo di legittimità non consente di reinterpretare i fatti storici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con strappo: ricorso respinto e condanna confermata
I giudici di merito hanno condannato l'Imputato a tre anni di reclusione e a mille euro di multa per il reato di furto con strappo. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione sulla propria responsabilità e contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il Collegio ha chiarito che l'Imputato ha tentato di ottenere una nuova ricostruzione dei fatti, operazione preclusa nel giudizio di legittimità. Inoltre, la Corte ha ribadito che il diniego delle attenuanti generiche spetta alla valutazione discrezionale del giudice di merito, il quale ha motivato correttamente la scelta considerando la gravità del fatto e la personalità del responsabile. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no all’unificazione tra furto e ricettazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare il mancato riconoscimento del reato continuato tra una recente condanna per ricettazione e un precedente verdetto per furto in abitazione risalente al 2019. Secondo la difesa, i due illeciti facevano parte di un unico programma delittuoso prestabilito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. I giudici hanno chiarito che non sussiste il vincolo della continuazione in presenza di una evidente disomogeneità dei fatti, la quale dimostra l'assenza di un'unica pianificazione preventiva. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: reato anche nella sede dell’associazione
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto in abitazione ai danni della sede di un'associazione. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la credibilità della persona offesa e sostenendo che la sede associativa non potesse considerarsi una privata dimora. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni della vittima possono costituire prova esclusiva se valutate con rigore. Inoltre, i locali dell'associazione riservati agli associati e non aperti al pubblico rientrano pienamente nella nozione di privata dimora. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: rinvio tardivo e ricorso respinto
L'Imputata è stata condannata per il reato di tentato furto in abitazione. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato rinvio dell'udienza da parte del giudice di merito per un concomitante impegno dell'avvocato e contestando l'idoneità degli atti a integrare il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La richiesta di rinvio per legittimo impedimento era tardiva, giunta ben ventisette giorni dopo l'acquisizione della notizia dell'impegno. I motivi di merito sono stati ritenuti generici poiché ripetevano pedissequamente le tesi già respinte in appello. L'Imputata perde la causa ed è condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione e garage condominiale: condanna confermata
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per tentato furto in abitazione e garage condominiale. La difesa sostiene che la corsia di accesso ai box non sia equiparabile a una privata dimora. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che gli spazi comuni condominiali destinati al parcheggio, se non liberamente accessibili a terzi senza il consenso dei residenti, rientrano nella nozione di privata dimora. L'intrusione in tali aree per compiere un furto integra la fattispecie aggravata dell'articolo 624-bis del codice penale. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto in abitazione: nessuna attenuante e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. Il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione per contestare il bilanciamento tra le circostanze e la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle attenuanti rientra nella discrezionalità dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se sorretta da logica motivazione. Inoltre, l'attenuante del danno minimo richiede che la refurtiva e le conseguenze negative per la vittima abbiano un valore economico irrisorio. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto e indizi: inammissibilità del ricorso per cassazione
L'Imputato ricorre in Cassazione contro la sentenza d'appello che ha confermato la condanna per furto pluriaggravato. La difesa lamenta il travisamento dei fatti e una scorretta valutazione delle prove indiziarie, tra cui i dati storici digitali della geolocalizzazione. La Suprema Corte dichiara l'Inammissibilità del ricorso per cassazione, evidenziando che i giudici di legittimità non possono riesaminare le prove o sostituire la propria ricostruzione a quella dei giudici di merito. Il ricorso si limita a ripetere le argomentazioni già respinte in appello, senza individuare un vero vizio logico nella sentenza impugnata. Inoltre, la valutazione indiziaria compiuta nei precedenti gradi appare globale e coerente. Di conseguenza, la Corte rigetta il ricorso e condanna L'Imputato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Legittimo impedimento dell’imputato: no al rinvio in appello
L'Imputato, condannato in appello per furto aggravato in abitazione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione dei propri diritti difensivi. La difesa ha eccepito il legittimo impedimento dell'imputato, in quanto l'uomo era ricoverato nell'infermeria del carcere durante l'udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel giudizio d'appello svolto con rito cartolare scritto, senza preventiva richiesta di partecipazione in presenza, non trova applicazione la disciplina sul legittimo impedimento, poiché la comparizione personale non è prevista. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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