LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 624-bis Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 21 di 40

1905 provvedimenti

Altri anni per Art. 624-bis Codice Penale

Minorata difesa: la lucidità della vittima non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a tre anni di reclusione per furto in abitazione aggravato. La difesa contestava il riconoscimento fotografico e la sussistenza dell'aggravante della minorata difesa, legata all'età avanzata della vittima. I giudici hanno chiarito che la lucidità della vittima al momento del riconoscimento non esclude la sua vulnerabilità durante il furto. Inoltre, la contestazione sull'aggravante non era stata sollevata in appello, rendendola non proponibile in Cassazione. L'imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Individuazione fotografica: la prova che blinda la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto con strappo. L'imputato contestava l'attendibilità dell'individuazione fotografica effettuata dalla vittima, sostenendo un travisamento delle prove. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. Poiché il riconoscimento era stato ritenuto pienamente attendibile e supportato da dettagli precisi forniti dalla persona offesa, la condanna a un anno e otto mesi di reclusione è stata confermata. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato furto in abitazione: no sconti se il reo è spregiudicato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto in abitazione in concorso. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'eccessiva severità della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del danno e sulla personalità del reo spetta esclusivamente ai giudici di merito. Essendo la decisione precedente ampiamente motivata e logica, la Cassazione non può riesaminare le prove. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato furto in abitazione: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello lamentando un vizio di motivazione sulla propria responsabilità penale. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici, astratti e privi di un reale confronto con le ragioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Recidiva e continuazione: lo scippatore perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Ricorrente, confermando la condanna per furto con strappo. La difesa contestava l'identificazione del colpevole da parte de La Vittima e sosteneva l'incompatibilità tra la recidiva applicata e la continuazione con precedenti condanne. La Suprema Corte ha chiarito che l'identificazione era solida e attendibile. Sotto il profilo del diritto, ha ribadito la piena compatibilità tra l'istituto della recidiva e continuazione, smentendo l'esistenza di un contrasto e confermando che entrambi gli aumenti di pena possono applicarsi congiuntamente se ne sussistono i presupposti. Di conseguenza, Il Ricorrente perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: la Cassazione nega gli sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. L'uomo contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che l'elevato valore dei beni sottratti impedisce l'applicazione dell'attenuante richiesta. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata rende giuridicamente impossibile un bilanciamento delle circostanze più favorevole all'imputato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Tentato furto in abitazione: ricorso generico costa 3000 euro
L'Imputata è stata condannata per il reato di tentato furto in abitazione commesso nel maggio del 2016. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, revocando però la sospensione condizionale della pena e la non menzione. L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di prove certe e l'eccessiva severità della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano generici, privi di un'analisi critica della sentenza impugnata e si limitavano a riproporre questioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Ricorso per Cassazione contro patteggiamento: sanzione da 4000€
L'Imputato ha concordato con il pubblico ministero una pena di sei mesi di reclusione e 3.400 euro di multa per furto in abitazione. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione contro patteggiamento, lamentando che il Tribunale non avesse verificato l'eventuale presenza di cause di proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, la legge limita rigorosamente i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento. Tra questi motivi non rientra la mancata verifica delle cause di proscioglimento. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentativo di furto in abitazione: la fedina penale nega sconti
Un uomo è stato condannato per il reato di tentativo di furto in abitazione pluriaggravato. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando il trattamento sanzionatorio. La difesa sosteneva che la fuga dell'imputato e dei complici fosse stata una scelta autonoma e non causata dalla reazione dei vicini, elemento che avrebbe dovuto ridurre la pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la proporzionalità della pena, quasi vicina al minimo edittale, evidenziando i numerosi precedenti penali specifici dell'imputato, sintomatici di una spiccata propensione a delinquere. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: la Cassazione nega il riesame delle prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto in abitazione. L'imputato contestava la propria identificazione come autore del furto, avvenuto nel luglio 2015, lamentando una carenza di prove e chiedendo l'assoluzione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Avendo sia il Tribunale che la Corte d'Appello fornito una motivazione logica e coerente sull'identità del colpevole, la Cassazione non può riesaminare le prove. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
No a circostanze attenuanti generiche se il ladro è recidivo
Due imputati, condannati in appello per furto in abitazione e furto aggravato, hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la legittimità della decisione dei giudici di merito. La Cassazione ha chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice non deve analizzare tutti i dettagli, ma può basarsi anche su un solo elemento ritenuto decisivo. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente valorizzato i precedenti penali dei ricorrenti, la gravità della condotta, il ruolo primario nel reato e la totale assenza di condotte riparatorie o di reale collaborazione. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato furto: le telecamere private incastrano il ladro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto di carburante da un mezzo agricolo. L'imputato era stato identificato grazie alle immagini di una telecamera di sorveglianza privata, che lo ritraevano mentre cercava di aprire il serbatoio con un tubo e due bidoni. I giudici hanno confermato che le videoregistrazioni private costituiscono prove documentali valide e che il riconoscimento da parte della polizia giudiziaria, basato su elementi fisici e un braccialetto, ha valore di indizio grave. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che non e possibile richiedere la causa di non punibilita per particolare tenuita del fatto direttamente in sede di legittimita se non era stata invocata in appello. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato di ruote: il recupero non cancella la condanna
L'Autore del Furto è stato condannato per il furto aggravato di ruote di un'auto parcheggiata sulla pubblica strada. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore delle quattro ruote fosse minimo, soprattutto a seguito del loro successivo recupero da parte della polizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore di quattro ruote non può considerarsi di speciale tenuità e che il successivo recupero della refurtiva non cancella la gravità del danno iniziale. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela, confermando definitivamente la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Danno di speciale tenuità: rubare ai ricchi resta un reato grave
L'Autore del reato è stato condannato per furto in abitazione aggravato dopo aver sottratto gioielli di rilevante valore. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La difesa sosteneva che la vittima godesse di ottime condizioni economiche e avesse ricevuto un risarcimento di 1.500 euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare l'attenuante del danno di speciale tenuità il pregiudizio economico deve essere oggettivamente lievissimo o irrisorio. Non rileva la ricchezza della vittima o la sua capacità di sopportare la perdita finanziaria. Di conseguenza, l'imputato perde la causa, la condanna a sei mesi e venti giorni di reclusione viene confermata e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Applicazione della recidiva: reati ripetuti contro sconti di pena
Gli Imputati sono stati condannati per furto e utilizzo indebito di carte di credito. La Corte d'Appello ha confermato la pena, applicando un aumento per la recidiva. Gli Imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendola ingiustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una verifica concreta della pericolosità sociale del soggetto. Nel caso specifico, la presenza di numerosi precedenti per reati contro il patrimonio dal 1996, la revoca di precedenti benefici e l'abilità dimostrata nei furti giustificano pienamente l'aumento di pena. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Danno di speciale tenuità: il furto di peperoni costa caro
Due imputati sono stati condannati per il tentato furto di un quantitativo di peperoni all'interno di una proprietà privata. Gli stessi hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore della merce fosse di soli 68 euro. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico complessivo quasi nullo per la vittima. Nel caso specifico, trattandosi di peperoni fuori stagione, il valore di mercato all'ingrosso e al dettaglio escludeva la speciale tenuità del danno. Inoltre, la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei gradi precedenti. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: condanna definitiva per furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione con recidiva aggravata a carico dell'Imputato, dichiarando l'inammissibilità del ricorso. Il ricorrente aveva contestato la decisione della Corte d'Appello lamentando vizi di motivazione sulla propria responsabilità. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso era estremamente generico e privo dei requisiti minimi previsti dalla legge, non indicando i punti specifici della decisione da censurare. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, condannando l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato furto in abitazione: ricorso generico costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per tentato furto in abitazione. L'imputato contestava la misura della pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio, lamentando una mancanza di motivazione da parte dei giudici. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era troppo generico e privo di elementi specifici per contestare la decisione precedente. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: rubare dal giardino costa una condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto in abitazione nei confronti di un soggetto che aveva sottratto dei lavatoi in pietra ("pilozze") dal giardino di una casa privata. L'imputato sosteneva di aver trovato i beni abbandonati in un terreno confinante, ma la testimonianza di un vicino ha confermato che il prelievo era avvenuto superando il muro di cinta della proprietà privata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a richiedere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione aggravato: ricorso inutile e condanna confermata
Due soggetti, condannati per il reato di furto in abitazione aggravato, hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La prima ricorrente ha contestato la qualificazione giuridica del fatto, ma il suo motivo è stato ritenuto generico e privo dei requisiti di legge. Il secondo ricorrente ha contestato la propria responsabilità penale proponendo censure basate su questioni di fatto e già respinte in appello, richiedendo una inammissibile ricostruzione alternativa degli eventi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando le condanne e sanzionando i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Continua »