La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un consigliere regionale per peculato per spese personali. L'imputato aveva utilizzato i fondi pubblici del suo gruppo consiliare per pagare soggiorni in hotel di lusso, cene e viaggi privati, spesso in compagnia di persone estranee a ruoli istituzionali. La Corte ha stabilito un principio chiaro: l'uso di denaro pubblico per finalità esclusivamente private integra il reato di peculato, non una semplice irregolarità contabile. La condanna si è basata su una serie di indizi convergenti (costi eccessivi, località turistiche, rimborsi fittizi) che, nel loro insieme, hanno dimostrato senza dubbi la natura personale e non istituzionale delle spese sostenute.
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