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art. 61 l.fall.

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Compensazione nel fallimento: l’utilizzatore batte il curatore
Una società utilizzatrice ha pagato direttamente gli stipendi ai lavoratori somministrati a causa dell'inadempimento della società somministrante, poi fallita. L'utilizzatore si è così surrogato nei diritti dei lavoratori. Quando il Fallimento ha richiesto il pagamento delle fatture di somministrazione, l'utilizzatore ha opposto la compensazione nel fallimento con il credito derivante dai pagamenti effettuati. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di compensazione è pienamente ammissibile nel giudizio ordinario promosso dal curatore, senza necessità di una preventiva insinuazione al passivo. Inoltre, la surrogazione legale opera anche per pagamenti parziali, a differenza del regresso. Vince la società utilizzatrice.
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Diritto di regresso del garante nel concordato
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della validità del diritto di regresso esercitato dal cessionario di un garante all'interno di un concordato preventivo. Il caso riguardava un soggetto che, avendo acquistato il credito di regresso da un fideiussore che aveva pagato parzialmente le banche, chiedeva l'ammissione al passivo della società debitrice. La Suprema Corte ha confermato che, sebbene l'art. 61 l.fall. richieda l'integrale soddisfacimento del creditore principale per l'esercizio del regresso, tale condizione era stata soddisfatta nel corso della procedura prima dell'avvio dell'azione giudiziaria, rendendo legittima la pretesa del cessionario.
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Transazione pro quota: effetti sul coobbligato
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per interpretare un accordo transattivo stipulato tra un creditore e uno solo dei debitori solidali. La Corte stabilisce che, per determinare se l'accordo estingua l'intero debito o solo la parte del debitore stipulante (transazione pro quota), è decisiva la volontà delle parti espressa nel contratto. Una clausola che riserva al creditore il diritto di agire contro gli altri coobbligati è un chiaro indice di una transazione pro quota, impedendo agli altri debitori di beneficiare della transazione per estinguere il proprio obbligo.
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Motivazione Apparente: quando la sentenza è nulla
Una società immobiliare si oppone alla decisione del Tribunale in merito ai crediti vantati verso un fallimento per canoni di locazione. La Corte di Cassazione ha annullato il decreto del Tribunale perché la sua giustificazione era incomprensibile, configurando un vizio di motivazione apparente. La Suprema Corte ha chiarito che un provvedimento è nullo quando non permette di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dal giudice, violando il diritto a una decisione motivata.
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Garanzia pubblica: diritto autonomo del Fondo al passivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito derivante dall'escussione di una garanzia pubblica è autonomo e privilegiato. Pertanto, l'ente che ha pagato il debito può insinuarsi al passivo del fallimento con una propria domanda, senza che ciò costituisca una duplicazione del credito originario della banca finanziatrice. Questa decisione chiarisce che il diritto del Fondo di garanzia non è una semplice surroga, ma un nuovo diritto sorto per ripristinare le risorse pubbliche.
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Garanzia fideiussoria: la prova del pagamento non serve
Una società assicurativa, che aveva rilasciato una garanzia fideiussoria, ha pagato un istituto di credito a seguito dell'inadempimento della società garantita, poi fallita. La richiesta di ammissione al passivo era stata respinta per mancata prova del pagamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, statuendo che per l'ammissione al passivo del garante non è necessaria la prova del pagamento, essendo sufficienti la dimostrazione del rilascio della garanzia e l'inadempimento del debitore principale.
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Compensazione fallimentare: no se manca reciprocità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società mandataria che chiedeva la compensazione fallimentare di un proprio credito verso la mandante fallita. La Corte chiarisce che la compensazione non è possibile se manca il requisito della reciprocità, come nel caso di un credito sorto prima del fallimento opposto a un credito della massa sorto dopo. Viene inoltre ribadito che il privilegio del mandatario non si applica per pagamenti eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento.
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Ammissione al passivo del fideiussore: la Cassazione
Un istituto di credito si è visto negare l'ammissione al passivo del fideiussore fallito. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il creditore di un fideiussore fallito ha pieno diritto di partecipare al concorso, a differenza del creditore garantito da ipoteca su bene di un terzo. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra garanzie personali e reali nelle procedure concorsuali e l'ammissione al passivo del fideiussore.
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Privilegio crediti pubblici: sì alla garanzia statale
Un'entità assicurativa a partecipazione pubblica ha garantito un finanziamento a una società, poi fallita. A seguito del fallimento, l'entità ha onorato la garanzia e ha richiesto l'ammissione del proprio credito al passivo del fallimento con privilegio. Il tribunale di primo grado aveva respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che il privilegio sui crediti pubblici, anche quelli derivanti da garanzie, sorge per legge (ex lege) al momento della concessione del beneficio e non al momento della sua revoca o escussione. Pertanto, tale privilegio è opponibile alla procedura fallimentare anche se la revoca del beneficio avviene dopo la dichiarazione di fallimento.
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Credito di regresso fideiussore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito che il credito di regresso del fideiussore sorge solo con l'integrale pagamento del debito principale. Di conseguenza, il fideiussore non può chiedere l'ammissione al passivo del debitore fallito con riserva prima di aver effettuato tale pagamento, poiché il suo credito non è ancora giuridicamente esistente. La sentenza analizza l'evoluzione giurisprudenziale sul tema, consolidando l'orientamento secondo cui il pagamento è un elemento costitutivo del diritto di regresso e non una mera condizione di esigibilità.
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Credito da fideiussione: no prededuzione nel fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto finanziario che chiedeva la prededuzione per un credito sorto dal pagamento di una garanzia a favore di una società poi fallita. La Suprema Corte ha confermato che la qualificazione del rapporto come fideiussione, operata dal giudice di merito, non è sindacabile in sede di legittimità se non vengono specificamente contestate le regole di interpretazione contrattuale. Di conseguenza, il credito da fideiussione del garante è un semplice credito di regresso da ammettere al passivo in via chirografaria, senza alcuna priorità.
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Privilegio garanzia pubblica: vale anche per inadempimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito di un ente che ha prestato una garanzia pubblica a un'impresa poi fallita gode di privilegio anche in caso di semplice inadempimento nel rimborso del finanziamento. Il privilegio sorge per legge al momento della concessione e la revoca del beneficio, anche se successiva al fallimento, ha solo valore ricognitivo. Questa decisione rafforza la tutela del credito derivante da aiuti di stato, confermando l'ampia applicabilità del privilegio garanzia pubblica.
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Crediti irreperibili: le somme non si ridistribuiscono
La Corte di Cassazione ha stabilito che nelle procedure di amministrazione straordinaria iniziate prima della riforma del 2006, le somme accantonate per i crediti irreperibili non possono essere redistribuite agli altri creditori. La vecchia normativa prevedeva un "effetto liberatorio" del deposito di tali somme, che quindi fuoriuscivano definitivamente dal patrimonio della procedura, impedendo ogni successiva ripartizione. La richiesta di una società controllante, che aveva agito anche come garante, di ottenere tali fondi è stata pertanto respinta.
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Concordato preventivo: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una debitrice in concordato preventivo che contestava il piano di riparto del liquidatore. La Corte ha stabilito che, una volta omologato il concordato, le controversie sulla sua esecuzione non possono essere decise con ricorso straordinario, ma devono essere affrontate in un separato e ordinario giudizio civile. La decisione sottolinea la natura non decisoria dei provvedimenti emessi dal giudice delegato in fase esecutiva.
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