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art. 6 legge n. 401 del 1989

13 provvedimenti

Daspo giudiziario: la Cassazione nega lo scomputo dei tempi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e nove mesi di reclusione per un tifoso che ha violato l'obbligo di firma. Il ricorrente, già colpito da Daspo giudiziario della durata di due anni, non si era presentato ai Carabinieri in occasione di due partite di calcio nel 2014. La difesa sosteneva che l'obbligo di presentazione fosse scaduto, chiedendo lo scomputo del periodo in cui era rimasto attivo il solo divieto di accesso agli stadi. I giudici hanno rigettato la tesi difensiva, stabilendo che le due prescrizioni sono autonome e hanno tempi di esecuzione differenti. Il divieto di accesso è immediatamente esecutivo, mentre l'obbligo di firma decorre solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
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Revoca dell’obbligo di presentazione DASPO: rissa archiviata
Il Questore imponeva a un tifoso il DASPO con l'obbligo di firma per una rissa tra tifoserie. Successivamente, il procedimento penale per rissa veniva archiviato e la misura cautelare annullata per mancanza di prove sulla sua partecipazione o incitamento alla violenza. Il tifoso chiedeva quindi la revoca dell'obbligo di presentazione, ma il Giudice delle indagini preliminari rigettava l'istanza richiamando semplicemente la pericolosità sociale originaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che il giudice non può ignorare i nuovi elementi favorevoli sopravvenuti, come l'archiviazione penale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di rigetto, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Obbligo di presentazione DASPO: la PEC ignorata annulla la firma
Il Questore impone a un cittadino l'obbligo di presentazione DASPO per la durata di tre anni. Il difensore invia una memoria difensiva tramite posta elettronica certificata entro il termine di quarantotto ore. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura, affermando erroneamente che non è pervenuta alcuna difesa scritta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino, stabilendo che l'omesso esame della memoria difensiva inviata via PEC determina la nullità dell'ordinanza di convalida. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio il provvedimento del giudice, rendendo inefficace l'obbligo di firma.
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Diritto di difesa nel DASPO: la PEC ignorata annulla l’obbligo
Il caso riguarda un tifoso colpito da DASPO con obbligo di firma durante le partite. Il difensore ha inviato una memoria difensiva via PEC entro le quarantotto ore, ma il giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura affermando erroneamente che non fosse pervenuto alcun atto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, ribadendo che il Diritto di difesa nel DASPO deve essere effettivo. Poiché la procedura di convalida non prevede un'udienza orale, la memoria scritta rappresenta l'unico strumento di tutela per l'interessato. Di conseguenza, il giudice ha l'obbligo di esaminarla, anche se inviata tramite posta elettronica certificata. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione alla polizia.
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Convalida del DASPO: la fretta del giudice cancella l’obbligo
Il Questore di Foggia imponeva a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per tre anni, con l'ulteriore obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava l'obbligo di firma prima dello scadere delle 48 ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO con obbligo di firma effettuata prima del decorso del termine di 48 ore viola il diritto di difesa e determina la nullità generale del provvedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza di convalida, dichiarando l'inefficacia del solo obbligo di presentazione.
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Diritto di difesa: DASPO nullo se deciso prima di 48h
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione, poiché emessa prima della scadenza del termine di 48 ore concesso all'interessato per esercitare il proprio diritto di difesa. La Corte ha ribadito che tale termine è perentorio e la sua violazione comporta la nullità del provvedimento.
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Violazione divieto accesso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione del divieto di accesso a luoghi sportivi. I giudici hanno respinto le doglianze relative alla prescrizione, sottolineando l'errato calcolo dei periodi di sospensione, e hanno confermato che la semplice presenza documentata alla manifestazione sportiva è sufficiente a integrare il reato, rendendo irrilevante la partecipazione attiva all'evento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione prescrizioni Questore: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione delle prescrizioni del Questore, per non essersi presentato in Commissariato durante una partita di calcio. Il ricorso è stato ritenuto generico e riproduttivo di censure già respinte, poiché non confutava l'accertamento che la partita era un evento ufficiale per cui vigeva l'obbligo. La decisione conferma la condanna e aggiunge il pagamento delle spese e di una sanzione.
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DASPO per furto in autogrill: quando è legittimo?
Un tifoso, di ritorno da una trasferta, commette un furto in un'area di servizio autostradale insieme ad altri sostenitori. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del DASPO emesso nei suoi confronti, stabilendo che il reato, seppur apparentemente minore e non violento, era direttamente collegato alla manifestazione sportiva. La decisione chiarisce che il contesto di gruppo e l'azione collettiva creano quel nesso causale sufficiente a giustificare la misura di prevenzione, anche per fatti avvenuti lontano dallo stadio.
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Convalida DASPO: motivazione per relationem e urgenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un tifoso destinatario di un DASPO decennale per essere stato trovato con un coltello allo stadio. La sentenza chiarisce i criteri per la convalida DASPO, stabilendo che la motivazione del giudice può legittimamente rinviare agli atti di polizia per dimostrare la pericolosità del soggetto. Inoltre, ha ribadito che la mancata motivazione sull'urgenza rileva solo se il ricorrente prova di aver saltato un evento sportivo nel lasso di tempo tra la notifica e la convalida.
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Violazione Daspo: la reiterazione esclude la tenuità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ripetuta violazione dell'obbligo di presentazione legato al Daspo, anche se concentrata in un breve lasso di tempo, dimostra una gravità tale da escludere l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). Il comportamento dell'imputato e le giustificazioni implausibili fornite sono state determinanti per confermare la condanna, evidenziando una totale incomprensione del disvalore della propria condotta.
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Appello per riabilitazione: la Cassazione lo converte
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso contro il rigetto di un'istanza di riabilitazione da una misura di prevenzione amministrativa. Invece di dichiararlo inammissibile, ha stabilito che il rimedio corretto non era il ricorso diretto in Cassazione, ma l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento. Pertanto, ha riqualificato l'atto come opposizione, applicando il principio di conservazione degli atti giuridici, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per la prosecuzione del giudizio.
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Circostanze attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha ribadito che la decisione è un giudizio di fatto rimesso alla discrezionalità del giudice di merito, il quale può negare il beneficio anche sulla base di un solo elemento negativo, come la reiterazione della condotta illecita nello stesso giorno, senza che tale valutazione sia sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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