Due imputati hanno subito la condanna a sei anni di reclusione per sequestro di persona, rapina, lesioni personali ed estorsione ai danni di tre persone. Gli imputati hanno aggredito le vittime per recuperare una presunta somma di denaro, coinvolgendo anche soggetti del tutto estranei al debito. La difesa ha chiesto di derubricare i fatti nella fattispecie meno grave di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sostenendo inoltre vizi di traduzione linguistica durante il processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli imputati. La Suprema Corte ha confermato la condanna penale e il risarcimento dei danni a favore delle parti civili, evidenziando l'assenza di un diritto azionabile verso la vittima estranea.
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