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Art. 58 Testo Unico Bancario

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188 provvedimenti

Spese di lite: chi paga se il decreto è revocato?
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo. Il Tribunale revocava il decreto ma condannava la società a pagare una somma quasi identica e a sostenere le spese di lite. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, chiarendo che per l'attribuzione delle spese di lite non conta la sola revoca del decreto, ma l'esito complessivo e sostanziale della causa. Poiché la pretesa del creditore era stata in gran parte accolta, il debitore è stato correttamente identificato come parte soccombente.
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Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un mutuatario contro la risoluzione del contratto di mutuo attivata dalla banca. La risoluzione non era dovuta a rate non pagate, ma all'attivazione di una clausola risolutiva espressa a seguito del pignoramento dell'immobile ipotecato. La Corte ha ritenuto il ricorso proceduralmente viziato, confermando la legittimità di tali clausole che tutelano la garanzia del credito.
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Nullità fideiussione ABI: la Cassazione decide
Una garante ha contestato una fideiussione basata su clausole anticoncorrenziali, chiedendone la nullità totale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo il principio secondo cui la nullità fideiussione ABI è tipicamente parziale e colpisce solo le singole clausole, a meno che non si dimostri il loro carattere essenziale per i contraenti. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile una contestazione sulla titolarità del credito sollevata tardivamente.
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Ricorso per cassazione: i rischi dell’assemblaggio di atti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione in materia di fideiussione bancaria. La decisione non si è basata sul merito della controversia, ma su un vizio formale: il ricorso era stato redatto assemblando e riproducendo testualmente interi atti dei precedenti gradi di giudizio, violando il requisito dell'esposizione sommaria dei fatti. La Corte ha ribadito che tale pratica, definita 'assemblaggio', trasferisce indebitamente al giudice il compito di selezionare le parti rilevanti, rendendo l'atto non specifico e quindi inammissibile.
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Inammissibilità del ricorso: i limiti in Cassazione
Dei fideiussori ricorrono in Cassazione contro una sentenza d'appello che li condannava al pagamento di un debito bancario. La Corte Suprema dichiara l'inammissibilità del ricorso. Le censure relative alla prova della cessione del credito sono state respinte in quanto questioni di fatto. Le doglianze sulla nullità dei contratti sono state ritenute inammissibili perché basate su nuove allegazioni e fatti non introdotti nel primo grado di giudizio, violando il divieto di introdurre nuove questioni in appello.
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Mutuo solutorio: la Cassazione attende le Sezioni Unite
Una società contesta la validità di un finanziamento, definendolo un mutuo solutorio simulato, poiché i fondi sono stati usati dalla banca stessa per estinguere un debito precedente. Dopo la conferma della validità del contratto in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio. L'ordinanza interlocutoria rinvia la causa in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite sulla questione cruciale della 'disponibilità giuridica' della somma in operazioni simili, un punto che presenta orientamenti giurisprudenziali contrastanti.
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Azione revocatoria: vendita immobile e pregiudizio
Un fideiussore vende un immobile ipotecato a una società collegata alla sua coniuge separata. Il creditore agisce con un'azione revocatoria. La Cassazione conferma che la vendita è pregiudizievole per il creditore ('eventus damni'), anche in presenza di ipoteca e di accollo del mutuo da parte dell'acquirente, poiché modifica qualitativamente la garanzia patrimoniale del debitore, rendendo il recupero del credito più incerto.
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Onere della prova cessione credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava la legittimità di una società di recupero crediti. La Corte ha stabilito che l'onere della prova della cessione del credito è soddisfatto dalla comunicazione diretta al debitore, senza necessità di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Inoltre, l'ammissione del debitore di aver pagato alcune rate costituisce prova sufficiente dell'esistenza del contratto di mutuo e dell'erogazione delle somme.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da due mutuatari contro un istituto di credito. La decisione si fonda su un vizio procedurale: i ricorrenti, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non hanno depositato la copia notificata, un onere inderogabile a loro carico. La Corte ha ribadito che il mancato rispetto di questo adempimento processuale impedisce l'esame del merito della controversia, che verteva su un presunto superamento del limite di finanziabilità di un mutuo fondiario.
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Prescrizione azione revocatoria: la decisione dei giudici
Una società finanziaria, successore di una banca intervenuta in un giudizio, ha visto respingere il proprio ricorso dalla Corte di Cassazione. Il caso riguardava la prescrizione dell'azione revocatoria contro la costituzione di un fondo patrimoniale. La Corte ha confermato che il termine quinquennale era scaduto prima dell'intervento della banca originaria, dichiarando inammissibili le nuove questioni di diritto sollevate per la prima volta in sede di legittimità. La decisione sottolinea il rigore dei termini processuali e l'importanza di sollevare tempestivamente le eccezioni.
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Cessione contenzioso bancario: i rapporti estinti
Una società in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio una banca, successivamente posta in liquidazione coatta amministrativa. Le attività e passività della banca sono state trasferite a un grande gruppo bancario. La questione centrale era se la causa, relativa a un rapporto contrattuale già concluso, fosse inclusa nel trasferimento. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, ha stabilito che la cessione del contenzioso bancario non comprende le liti su rapporti estinti. La motivazione si basa sull'interpretazione degli accordi di cessione, che escludevano le passività non funzionali alla continuità dell'impresa acquirente. Di conseguenza, quest'ultima è stata ritenuta priva di legittimazione passiva.
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Cessione Banche Venete: esclusi i rapporti estinti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale riguardo la cessione Banche Venete. Le controversie legali relative a rapporti bancari già conclusi (estinti) al momento della cessione d'azienda non sono state trasferite all'istituto di credito acquirente. La Corte ha chiarito che il contratto di cessione, interpretato alla luce della sua finalità, escludeva tali passività in quanto non funzionali alla futura attività della banca cessionaria. Di conseguenza, l'istituto acquirente non può essere citato in giudizio per tali questioni, che restano in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria.
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Cessione d’azienda bancaria: chi paga i debiti?
Con l'ordinanza n. 22732/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione d'azienda bancaria. La Corte ha chiarito che la banca acquirente non è responsabile per i debiti derivanti da rapporti contrattuali (come un conto corrente) che erano già stati chiusi prima della data della cessione, anche se all'epoca era in corso una causa legale. La mera pendenza di una lite non è sufficiente a trasferire la passività. Di conseguenza, la legittimazione passiva per tali debiti rimane in capo alla banca originaria in liquidazione. La sentenza impugnata, che aveva condannato la banca acquirente, è stata annullata con rinvio.
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Cessione azienda bancaria: i debiti esclusi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22563/2025, affronta il tema della cessione azienda bancaria in un contesto di liquidazione. Viene chiarito che i contenziosi relativi a rapporti bancari già estinti al momento della cessione non vengono trasferiti all'istituto acquirente. La Corte sottolinea che il criterio determinante non è la pendenza della lite, ma la funzionalità del rapporto all'esercizio futuro dell'impresa bancaria del cessionario, come definito nel contratto di cessione. Di conseguenza, la banca acquirente è stata dichiarata priva di legittimazione passiva.
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Prova della cessione: onere e limiti in Cassazione
Una società cessionaria di crediti in blocco si è vista rigettare la domanda di ammissione al passivo di un fallimento. Il Tribunale ha ritenuto insufficiente la prova della cessione dello specifico credito vantato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione del materiale probatorio è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi gravissimi di motivazione, qui non riscontrati.
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Cessione in blocco: prova e legittimazione del creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si pronuncia sulla prova richiesta al creditore in caso di cessione in blocco per dimostrare la propria legittimazione ad agire. Viene chiarito che, sebbene la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non sia sufficiente a provare l'esistenza del contratto di cessione qualora contestata, il trasferimento del credito può essere dimostrato tramite un complesso di elementi indiziari, come dichiarazioni della banca cedente e notifiche al debitore. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del debitore, confermando che la valutazione delle prove è di competenza del giudice di merito.
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Liquidazione giudiziale: quando è legittima la richiesta?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di una richiesta di liquidazione giudiziale anche in assenza di un previo tentativo di esecuzione forzata. Con l'ordinanza in esame, viene ribadito che per avviare la procedura è sufficiente un accertamento incidentale del credito da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società, confermando la decisione dei giudici di merito che ne avevano dichiarato l'insolvenza sulla base di una pesante esposizione debitoria.
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Onere della prova banca: la Cassazione sul saldo zero
In un caso di opposizione a un decreto ingiuntivo per un saldo di conto corrente, la Corte di Cassazione ha riaffermato l'onere della prova a carico della banca. Se l'istituto di credito non produce tutti gli estratti conto dall'inizio del rapporto, si applica il criterio del "saldo zero", azzerando il primo saldo disponibile. La Corte ha inoltre precisato che chi acquista un credito deve anche dimostrare che il cedente ne fosse il legittimo titolare.
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Cessione in blocco: prova e legittimazione passiva
Il Tribunale di Roma ha respinto l'opposizione a un atto di precetto, stabilendo che la prova di una cessione in blocco può essere fornita tramite la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e un'attestazione della banca cedente. La sentenza chiarisce inoltre che il socio unico di una società cancellata dal registro delle imprese succede nei debiti sociali, confermando la sua legittimazione passiva nell'azione esecutiva.
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Cessione del credito: prova e legittimazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società cessionaria, affermando un principio chiave sulla cessione del credito: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è prova sufficiente del trasferimento. Quando il debitore contesta la titolarità, il nuovo creditore deve fornire prova specifica del contratto di cessione. Il caso nasce dalla garanzia prestata da una madre, qualificata come consumatore, per l'attività del figlio.
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