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Art. 57 d.P.R. n. 633 del 1972

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55 provvedimenti

Dominus societario: responsabilità fiscale totale
La Corte di Cassazione stabilisce che l'amministratore di fatto, o 'dominus societario', è pienamente responsabile per i debiti fiscali di una 'società schermo'. Una notifica tempestiva dell'avviso di accertamento a uno dei coobbligati (l'amministratore formale) interrompe i termini di decadenza per tutti, incluso il dominus. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente dichiarato l'accertamento tardivo.
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Cessione gratuita al socio: stop alla detrazione IVA
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società non può ottenere il rimborso del credito IVA se ha ceduto gratuitamente i beni al proprio socio unico (un ente pubblico) senza assoggettare tale operazione a IVA. Questa pratica interrompe il nesso richiesto dal principio di neutralità dell'imposta. La Corte ha chiarito che la cessione gratuita al socio è, di regola, un'operazione imponibile e l'omessa applicazione dell'imposta a valle preclude la detrazione a monte, legittimando il diniego del rimborso da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Raddoppio dei termini: basta il sospetto di reato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5246/2024, ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale si applica quando esiste l'astratta configurabilità di un reato tributario, come una frode. Non sono necessarie né una denuncia penale formale né la successiva condanna. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato a un ex socio per il periodo d'imposta 2008, basato su indagini che avevano rivelato l'uso di fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che la sola presenza di elementi che obblighino alla denuncia è sufficiente a giustificare il termine più lungo, cassando la precedente sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini: limiti e applicabilità
Una società di lavanderia industriale e i suoi soci impugnavano avvisi di accertamento per IVA, IRAP e imposte sui redditi basati su operazioni inesistenti. L'accertamento era stato notificato oltre i termini ordinari, applicando il cosiddetto 'raddoppio dei termini' previsto in caso di reati tributari. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 571/2024, ha confermato che il raddoppio è legittimo in presenza del solo presupposto astratto di un reato (indipendentemente dall'azione penale), ma ha accolto il ricorso del contribuente limitatamente all'IRAP. La Corte ha stabilito che, non essendo previste sanzioni penali per le violazioni in materia di IRAP, a tale imposta non può applicarsi la disciplina del raddoppio dei termini.
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Raddoppio termini accertamento: IRES, IVA e IRAP
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 33908/2024, ha chiarito i limiti di applicazione del raddoppio termini accertamento in materia fiscale. Il caso riguardava una società che aveva ricevuto un avviso di accertamento integrativo per il 2008, basato su elementi emersi da un'indagine penale. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso del contribuente, stabilendo che il raddoppio dei termini è legittimo per IRES e IVA, in quanto violazioni a esse relative possono avere rilevanza penale, ma non per l'IRAP, le cui infrazioni non sono presidiate da sanzioni penali. La decisione ha quindi annullato l'accertamento limitatamente all'IRAP per intervenuta decadenza dei termini.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante il raddoppio dei termini di accertamento e le operazioni soggettivamente inesistenti. Una società agricola aveva impugnato un avviso di accertamento per IVA e imposte dirette, contestando l'applicazione del termine raddoppiato in assenza di un procedimento penale per reati tributari. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini è legittimo per imposte sui redditi e IVA se sussiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del procedimento, ma non si applica all'IRAP. Inoltre, ha cassato la sentenza di merito perché il giudice non aveva adeguatamente motivato in merito alla consapevolezza del contribuente nella presunta frode IVA, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Credito IVA: come rinunciare al rimborso e usarlo
Una società aveva richiesto il rimborso di un cospicuo credito IVA ma, non potendo fornire la garanzia richiesta, ha formalmente rinunciato alla domanda. Successivamente, ha utilizzato tale credito in compensazione nella dichiarazione dell'anno seguente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, sostenendo che la rinuncia non fosse valida. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che la rinuncia alla richiesta di rimborso non estingue il diritto al credito, che può quindi essere legittimamente utilizzato in detrazione o compensazione, purché ciò avvenga nel rispetto dei termini di legge.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un avviso di accertamento per operazioni soggettivamente inesistenti. È stato confermato il raddoppio termini accertamento basato su una denuncia penale che, pur diretta a terzi, conteneva riferimenti alla società ricorrente e a un sistema di evasione fiscale. La Corte ha ritenuto inammissibili gli altri motivi, inclusi quelli sulla nullità dell'atto per omessa allegazione di prove e sulla mancata prova della consapevolezza della frode, poiché non si confrontavano adeguatamente con le motivazioni della sentenza di secondo grado. Anche le sentenze penali di assoluzione prodotte non sono state ritenute rilevanti.
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Accertamento integrativo: quando è inammissibile
Una società operante nel settore automobilistico ha contestato un avviso di accertamento per una presunta frode IVA, ottenendone l'annullamento in primo e secondo grado. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Corte Suprema lo ha respinto. La decisione si fonda sull'inammissibilità di uno dei motivi di ricorso, relativo alla legittimità di un accertamento integrativo. Tale inammissibilità ha reso definitiva una delle motivazioni della sentenza di appello, assorbendo l'altro motivo di ricorso e confermando l'illegittimità dell'atto impositivo.
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Accertamento analitico-induttivo e gestione antieconomica
L'appello di una contribuente contro un avviso di accertamento è stato respinto. La Corte di Cassazione ha confermato che un accertamento analitico-induttivo è legittimo quando la gestione aziendale risulta palesemente antieconomica, basandosi su indizi come costi superiori ai ricavi. La Corte ha inoltre sottolineato come vizi procedurali nell'atto di appello, quale la mancanza di specificità, impediscano l'esame nel merito di questioni come la decadenza dei termini.
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Accertamento successivo: limiti e presupposti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio fondamentale in materia di accertamento successivo. La Corte ha chiarito che un secondo accertamento, successivo a uno parziale, non può basarsi su elementi e documenti già in possesso dell'ufficio al momento del primo atto. Deve invece fondarsi su elementi nuovi, emersi successivamente. Questa regola tutela il diritto del contribuente a una difesa unitaria e completa, impedendo all'amministrazione finanziaria di procedere con accertamenti frammentati o "a singhiozzo".
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17233/2025, ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento fiscale è legittimo quando sussiste l'obbligo di denuncia penale per reati tributari, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del processo penale. La Corte ha chiarito che tale principio non si applica all'IRAP. Il caso riguardava un avviso di accertamento per IRES e IRAP emesso oltre i termini ordinari, che i giudici di merito avevano annullato. La Cassazione ha cassato la sentenza di secondo grado, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a presunte fatture inesistenti. I contribuenti, durante il giudizio, avevano presentato domanda di definizione agevolata ai sensi della L. 130/2022, versando gli importi dovuti. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge, la Corte ha confermato il perfezionamento della procedura e la conseguente estinzione del giudizio.
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Emendabilità Dichiarazione IVA: opzione non modificabile
Una società immobiliare ha tentato di modificare retroattivamente l'opzione IVA su una vendita immobiliare, passando da esente a imponibile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la scelta del regime IVA è un atto negoziale vincolante, non una mera dichiarazione di scienza correggibile. La sentenza conferma che il principio di emendabilità della dichiarazione IVA non si applica alle manifestazioni di volontà che costituiscono opzioni fiscali.
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Onere della prova: Cassazione su utili e riserve
La Cassazione chiarisce l'onere della prova in materia di accertamento fiscale. In caso di diminuzione delle riserve societarie, spetta all'Agenzia delle Entrate dimostrare l'effettiva distribuzione di utili ai soci. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente invertito tale onere a carico del contribuente.
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