LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 56 Codice Penale — Anno 2023

Pagina 39 di 40

1928 provvedimenti

Altri anni per Art. 56 Codice Penale

Tentato furto di beni abbandonati: condanna per i cassonetti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di tentato furto aggravato per aver cercato di sottrarre dei cassonetti. L'imputato sosteneva che i beni fossero di fatto abbandonati e privi di valore. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio chiave sul tentato furto di beni abbandonati: il valore intrinseco del materiale e la collocazione dei cassonetti in un'area dotata di servizio di guardiania dimostrano che il proprietario non intendeva disfarsene. Di conseguenza, il tentativo di impossessarsene costituisce reato. L'esito è la condanna definitiva dell'imputato al pagamento delle spese e di una multa.
Continua »
Danno di speciale tenuità: furto da 5€ negato per i danni extra
Un uomo viene condannato per un tentato furto di 5 euro, durante il quale danneggia anche il parabrezza dell'auto della vittima. L'imputato chiede l'applicazione dell'attenuante per danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore sottratto era minimo. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione del danno non deve considerare solo il valore della refurtiva, ma l'intero pregiudizio economico e morale subito dalla vittima. Poiché il danno complessivo, inclusa la riparazione del parabrezza, non era affatto esiguo, l'attenuante del danno di speciale tenuità è stata correttamente negata.
Continua »
Inammissibilità Ricorso Cassazione: Furto e Multa da 3.000€
Una persona, già condannata per tentato furto aggravato, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, però, non entrano nemmeno nel merito della questione. Dichiarano l'atto inammissibile perché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello, senza criticare le specifiche ragioni della sentenza precedente. Questa decisione conferma il principio sulla necessaria specificità dei motivi e sancisce l'inammissibilità del ricorso per cassazione quando questo è generico. La conseguenza per la ricorrente è la condanna definitiva, il pagamento delle spese processuali e di un'ulteriore somma di 3.000 euro.
Continua »
Confessione non basta per le circostanze attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per tentato furto aggravato. L'imputato aveva richiesto le circostanze attenuanti generiche, sostenendo che la sua confessione dovesse portare a una riduzione di pena. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: il giudice può negare le attenuanti basandosi su un solo elemento negativo, come i precedenti penali, anche in presenza di elementi positivi come la confessione. La valutazione del giudice è insindacabile se ben motivata. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
Continua »
Furto aggravato al supermercato: condanna anche con vigilanza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un tentato furto aggravato al supermercato. Un individuo aveva cercato di rubare merce esposta sugli scaffali. La difesa sosteneva che la sorveglianza del personale dovesse escludere l'aggravante. Tuttavia, i giudici hanno stabilito un principio chiaro: nei supermercati con sistema self-service, la merce è considerata esposta alla pubblica fede. La vigilanza del personale è solo occasionale e non una custodia continua e diretta. Pertanto, il reato resta aggravato. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
Continua »
Ricorso inammissibile per genericità: condanna e multa di 3000€
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, condannata per tentato furto in abitazione. La decisione si fonda su un principio processuale cruciale: il ricorso era una mera ripetizione delle stesse argomentazioni già respinte in appello. La Corte ha stabilito che un atto di impugnazione deve contenere critiche specifiche alla sentenza precedente, non limitarsi a un 'copia e incolla'. Questo vizio ha reso il ricorso inammissibile per genericità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputata è stata condannata a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
Continua »
Ricorso inammissibile per genericità: furto fallito, condanna no
Un uomo, condannato per tentato furto aggravato, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici, tuttavia, non esaminano il caso nel merito. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per genericità, poiché l'atto di appello era formulato in modo troppo vago e non specificava chiaramente gli errori della sentenza precedente. Questa carenza formale ha impedito ai giudici di valutare le critiche. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tentato Furto: Ricorso in Cassazione inammissibile per motivi nuovi
Una donna, condannata per tentato furto aggravato, presenta ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la mancanza di prova della sua intenzione di commettere il reato. La Suprema Corte, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un principio procedurale ferreo: l'imputata non aveva contestato la sua responsabilità penale nel precedente grado di appello. L'introduzione di questo nuovo motivo di doglianza solo in sede di legittimità ha determinato l'**inammissibilità del ricorso per cassazione**. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso vago, condanna certa: l’inammissibilità per genericità
Un imputato, condannato per tentato furto aggravato, presenta ricorso in Cassazione. Tuttavia, il suo appello precedente era limitato solo alla quantificazione della pena, accettando di fatto la condanna. Nel ricorso finale, solleva in modo vago una possibile causa di non punibilità. La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della sua estrema genericità. Il principio sancito è che non si possono introdurre motivi di appello vaghi e non specificati, soprattutto se si era già rinunciato a contestare la propria responsabilità. L'imputato viene quindi condannato a pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Ricorso in Cassazione: condanna per furto per un appello generico
Una persona, condannata per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno però dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, poiché i motivi presentati erano una semplice ripetizione di quelli già respinti in appello. La Corte ha stabilito che un ricorso deve contenere una critica specifica e argomentata contro la sentenza impugnata, non un 'copia-incolla' generico. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
Continua »
Attenuanti Generiche Negate: Precedenti Penali Decisivi nel Furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per tentato furto in abitazione. Gli imputati chiedevano una nuova valutazione delle prove e la concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare i fatti, compito dei giudici di merito. Sul punto delle attenuanti generiche, ha stabilito un principio importante: il giudice può negarle basando la sua decisione solo sugli elementi che ritiene più importanti, come i precedenti penali degli imputati, senza essere obbligato a considerare tutti gli altri aspetti favorevoli o sfavorevoli emersi nel processo. La condanna è quindi diventata definitiva.
Continua »
Tentato furto aggravato: recidiva confermata, ricorso respinto
Un uomo, condannato per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Egli contestava la mancanza di una motivazione adeguata da parte dei giudici di merito riguardo l'applicazione della recidiva, un'aggravante legata ai suoi precedenti penali. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, giudicandolo manifestamente infondato. I giudici hanno stabilito che la sentenza precedente aveva spiegato in modo logico e coerente le ragioni della decisione, evidenziando la maggiore pericolosità sociale dell'imputato. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'uomo condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Tentato Furto: Cassazione nega la particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per tentato furto. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che l'offesa fosse minima. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Cassazione, il fatto non era affatto di lieve entità e il danno non poteva considerarsi irrisorio. Di conseguenza, la non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata esclusa e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una sanzione pecuniaria e delle spese processuali.
Continua »
Furto aggravato: ricorso respinto e condanna a pagare 3000€
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per un tentato e un consumato furto aggravato. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo che la sua pena non fosse stata adeguatamente motivata dai giudici. La Corte ha respinto questa tesi, giudicando il ricorso 'manifestamente infondato' e quindi inammissibile. Secondo i giudici, la motivazione della sentenza d'appello era sufficiente. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato obbligato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di 3.000 euro.
Continua »
Ricorso inammissibile per genericità: condanna per furto definitiva
Un imputato, già condannato per tentato furto pluriaggravato, presenta ricorso in Cassazione. I giudici supremi, tuttavia, bocciano l'iniziativa sul nascere. Il motivo? L'atto di ricorso è stato giudicato troppo vago e astratto, privo di critiche specifiche contro la sentenza precedente. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Questa decisione rende la condanna definitiva e obbliga il ricorrente a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza sottolinea l'importanza di formulare impugnazioni precise e dettagliate.
Continua »
Furto da 93€: la Cassazione nega l’attenuante del danno lieve
Un uomo, condannato per tentato furto di beni del valore di 93 euro, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di lieve entità, che i giudici di merito gli avevano negato. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione sulla 'lieve entità' del danno è una questione di fatto, decisa in autonomia dai giudici dei gradi precedenti. La Cassazione non può riesaminare tale valutazione, soprattutto se la motivazione, come in questo caso, è logica e plausibile. Di conseguenza, anche un furto di 93 euro può legittimamente non essere considerato di danno lieve. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
Continua »
Circostanze Attenuanti Generiche: Ricorso Vago, Condanna Certa
Un imputato, condannato per concorso in tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché troppo vago e generico. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: per negare le attenuanti, il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo elemento, ma può semplicemente indicare gli aspetti negativi decisivi emersi dal processo. La condanna dell'imputato è diventata quindi definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Danno di speciale tenuità: il vetro rotto esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per tentato furto. L'imputato chiedeva una riduzione di pena invocando l'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore della refurtiva fosse minimo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per valutare la lievità del danno non si deve considerare solo il valore dell'oggetto che si voleva rubare, ma anche tutti gli altri effetti negativi subiti dalla vittima, come la rottura di un vetro durante il tentativo. Di conseguenza, anche se il bottino è di scarso valore, i danni collaterali possono impedire l'applicazione dello sconto di pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Diniego attenuanti generiche: niente sconto pena con precedenti
Un uomo condannato per tentato furto aggravato si è rivolto alla Corte di Cassazione lamentando una pena eccessiva. La sua richiesta si basava sulla mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiaro: il diniego attenuanti generiche è pienamente legittimo quando si fonda sui numerosi precedenti penali dell'imputato. Secondo i giudici, la 'storia criminale' di una persona è un elemento sufficiente per giustificare la decisione di non applicare sconti di pena, in quanto la valutazione del giudice di merito è insindacabile se logicamente motivata. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una multa.
Continua »
Furto e recidiva: niente sconto pena dal bilanciamento circostanze
Un uomo, già condannato per evasione e tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava il mancato riconoscimento di uno sconto di pena. Secondo lui, le attenuanti generiche dovevano prevalere sulle aggravanti, come la recidiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendolo infondato. Ha stabilito che la decisione del giudice di merito sul bilanciamento circostanze aggravanti e attenuanti era corretta. Una motivazione sintetica è sufficiente, se serve a giustificare una pena adeguata al caso. L'imputato ha perso e dovrà pagare una sanzione.
Continua »