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Tentato Furto: Cassazione nega la particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per tentato furto. L’imputato aveva richiesto l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che l’offesa fosse minima. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Cassazione, il fatto non era affatto di lieve entità e il danno non poteva considerarsi irrisorio. Di conseguenza, la non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata esclusa e la condanna è diventata definitiva, con l’aggiunta del pagamento di una sanzione pecuniaria e delle spese processuali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19215 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Tentato furto e la particolare tenuità del fatto: non sempre un reato lieve

La legge prevede che alcuni reati, considerati di minima gravità, possano non essere puniti. Questo principio, noto come particolare tenuità del fatto, è stato al centro di una recente decisione della Corte di Cassazione. Il caso riguardava due persone condannate per un tentato furto. Uno dei due ha presentato ricorso, sostenendo che la sua azione fosse talmente lieve da non meritare una condanna penale. La Corte, però, ha stabilito il contrario, offrendo importanti chiarimenti su quando un reato può essere considerato davvero ‘tenue’.

La vicenda all’origine della decisione

I fatti sono semplici. Due individui vengono processati e condannati per aver tentato di commettere un furto. La loro azione non va a buon fine, quindi il reato contestato è quello di ‘tentato furto’. In appello, la condanna viene confermata. Non rassegnato, uno degli imputati si rivolge alla Corte di Cassazione, basando la sua difesa su tre punti principali. In primo luogo, lamentava una presunta assenza della volontà della vittima di vederlo punito. In secondo luogo, chiedeva l’applicazione dell’articolo 131-bis del codice penale, cioè la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Infine, contestava il mancato riconoscimento di attenuanti, come quella legata a un danno patrimoniale di speciale tenuità.

Quando un furto non rientra nella particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha respinto tutte le argomentazioni del ricorrente. Il punto cruciale della decisione riguarda proprio la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno sottolineato che, per applicare questa causa di non punibilità, l’offesa deve essere minima e il comportamento dell’imputato non abituale. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva già spiegato in modo adeguato perché il fatto non potesse essere considerato ‘scarsamente offensivo’. Allo stesso modo, il danno patrimoniale evitato non era stato giudicato ‘irrisorio’. La valutazione non è astratta, ma deve tenere conto di tutte le circostanze concrete del reato. Pertanto, anche un furto solo tentato può avere una gravità tale da escludere l’applicazione di questo beneficio.

Le motivazioni: un ricorso manifestamente infondato

La Cassazione ha dichiarato il ricorso ‘inammissibile’ perché ‘manifestamente infondato’. Questo significa che le ragioni presentate dall’imputato erano palesemente prive di pregio giuridico. I giudici supremi hanno confermato che la Corte d’Appello aveva motivato correttamente la sua decisione su ogni punto. Era presente la richiesta di punizione da parte della vittima, il fatto non era lieve e la pena era stata calcolata in modo adeguato alla gravità del reato e alla personalità dell’imputato, come richiesto dalla legge. Non c’era quindi spazio per rimettere in discussione la sentenza di condanna.

Le conclusioni: condanna definitiva e sanzioni economiche

L’esito finale è stato sfavorevole per il ricorrente. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso ha reso la sua condanna per tentato furto definitiva. Oltre a questo, la Cassazione lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce un principio importante: la non punibilità per particolare tenuità del fatto non è un automatismo, ma il risultato di una valutazione attenta del giudice, che deve considerare la reale portata offensiva della condotta criminale.

Cosa significa ‘particolare tenuità del fatto’?
È una causa di non punibilità che si applica a reati con un’offesa minima e un comportamento dell’autore non abituale, evitando un processo e una condanna.

Un tentato furto è sempre considerato un reato di lieve entità?
No. I giudici valutano caso per caso la gravità del fatto e l’entità del danno potenziale. Come dimostra questa sentenza, anche un tentativo può essere ritenuto non lieve.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza precedente diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una somma di denaro alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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