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Art. 53, comma 7, d.lgs. n. 165 del 2001

7 provvedimenti

Responsabilità Erariale: Dipendente Pubblico e Compensi Non Autorizzati
Un'assistente amministrativa di un liceo è stata condannata per responsabilità erariale dalla Corte dei Conti. Aveva svolto attività professionali di amministratrice condominiale e gestione immobiliare senza autorizzazione, omettendo di riversare i compensi all'amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione della Corte dei Conti. Ha stabilito che il mancato versamento di tali compensi costituisce un danno erariale, anche se le attività sono state svolte prima dell'introduzione della norma specifica che lo prevede. La sentenza chiarisce che la norma ha natura ricognitiva, non innovativa, rafforzando la tutela delle finanze pubbliche.
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Docente Condannato: La Responsabilità Erariale non Prescrive Facilmente
Un docente universitario è stato condannato dalla Corte dei Conti per **responsabilità erariale**. Aveva svolto incarichi esterni non autorizzati e trattenuto i relativi compensi. Il docente ha impugnato la condanna, contestando la giurisdizione della Corte dei Conti per fatti anteriori a una specifica legge del 2012 e l'errato calcolo della prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha affermato che la giurisdizione contabile sussiste anche per fatti precedenti la legge del 2012, considerata ricognitiva di un orientamento già consolidato. Ha inoltre confermato che la prescrizione decorre da quando l'amministrazione ha avuto piena e obiettiva conoscenza del danno. Il docente dovrà restituire le somme e pagare le spese legali.
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Compenso dipendente pubblico: no a extra per perizie
Un dipendente di un ente previdenziale pubblico ha svolto perizie di stima per l'erogazione di mutui da parte dello stesso ente, ricevendo compensi extra poi contestati. Il lavoratore ha agito in giudizio per vedersi riconoscere il diritto a tale remunerazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che le attività rientranti nei compiti istituzionali dell'ente datore di lavoro non possono dar luogo a un compenso dipendente pubblico aggiuntivo, escludendo l'esistenza di un rapporto professionale autonomo con i terzi mutuatari.
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Compenso dirigente pubblico: no a extra per incarichi
Una dirigente pubblica, nominata liquidatrice di società partecipate dalla sua amministrazione, ha rivendicato il diritto a trattenere i compensi per tale incarico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando il principio di onnicomprensività del compenso del dirigente pubblico. Secondo la Corte, quando un incarico è conferito su designazione dell'amministrazione di appartenenza, anche se da un soggetto terzo, i relativi emolumenti devono essere versati all'amministrazione stessa e non possono essere trattenuti dal dirigente.
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Attività extramoenia: recupero automatico delle somme
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6525/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico che svolge un'attività extramoenia senza la necessaria autorizzazione preventiva è tenuto alla restituzione integrale delle somme percepite. Questa misura non è una sanzione, ma un atto dovuto con funzione riparatoria per la violazione dell'obbligo di esclusività verso la Pubblica Amministrazione. La Corte ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando che l'autorizzazione successiva o l'assenza di un conflitto di interessi non sanano l'irregolarità.
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Incarichi non autorizzati: la Cassazione decide
Un ex dirigente pubblico ha svolto incarichi esterni senza l'approvazione della sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato il suo obbligo di restituire tutti i compensi percepiti, chiarendo che si tratta di una violazione contrattuale del dovere di fedeltà. Questa qualificazione comporta l'applicazione della prescrizione decennale e non quinquennale. La Corte ha stabilito che gli incarichi non autorizzati come Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) in arbitrati rientrano in tale divieto, poiché il CTU agisce come ausiliario privato e non come pubblico ufficiale.
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Danno erariale dipendente pubblico: la giurisdizione
Una recente ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione ha chiarito importanti aspetti sulla giurisdizione in materia di danno erariale del dipendente pubblico. Il caso riguarda una dipendente comunale condannata dalla Corte dei Conti a restituire ingenti somme percepite per attività extra-lavorative non autorizzate. La Cassazione ha respinto il ricorso della dipendente, confermando che la competenza a giudicare su tale danno erariale spetta esclusivamente alla Corte dei Conti e che la sua azione è autonoma da eventuali procedimenti civili. Inoltre, ha stabilito che la presunta sproporzione della sanzione non può essere contestata in sede di legittimità per motivi di giurisdizione.
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