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art. 52 D.Lgs. 196/03 — Sezione Quinta Penale

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24 provvedimenti

Altri anni per art. 52 D.Lgs. 196/03

Termini impugnazione Giudice di Pace: i 15 giorni
Un imputato, condannato dal Giudice di Pace per lesioni, ha proposto appello ritenendo di avere 30 giorni di tempo. L'appello è stato dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16099/2024, ha confermato la decisione, chiarendo un punto fondamentale sui termini impugnazione Giudice di Pace: se la motivazione è depositata contestualmente alla sentenza (motivazione contestuale), il termine per appellare è di 15 giorni e non 30, in applicazione delle regole generali del codice di procedura penale.
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Intercettazioni in auto: non è reato per la Cassazione
Un uomo, accusato di aver installato un GPS con microfono nell'auto dell'ex moglie, è stato definitivamente assolto dalla Corte di Cassazione. La sentenza stabilisce che le intercettazioni in auto non costituiscono reato di interferenza illecita nella vita privata (art. 615-bis c.p.) perché il veicolo che si trova sulla pubblica via non è qualificabile come luogo di privata dimora. Questa decisione riforma la condanna iniziale del Tribunale, confermando l'assoluzione già pronunciata in Appello.
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Responsabilità omissiva genitore: quando è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una madre per la sua responsabilità omissiva genitore nei reati di maltrattamenti e lesioni commessi dal compagno ai danni delle figlie minori. La sentenza chiarisce che il genitore ha un obbligo giuridico di protezione che, se violato consapevolmente, equivale a commettere il reato stesso, anche se il periodo di convivenza è breve. La paura del partner non è stata ritenuta una scusante valida.
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Atti persecutori: incontro con la vittima non esclude reato
La Corte di Cassazione conferma una condanna per atti persecutori, stabilendo che i contatti sporadici tra la vittima e il suo persecutore non interrompono la continuità del reato. Questo principio è particolarmente valido quando tali incontri avvengono nel tentativo di tutelare l'equilibrio di un figlio minore. La sentenza chiarisce che l'abitualità della condotta persecutoria e lo stato d'ansia generato nella vittima sono gli elementi decisivi, non gli occasionali tentativi di riappacificazione.
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