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Art. 512-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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376 provvedimenti

Altri anni per Art. 512-bis Codice Penale

Intestazione fittizia di beni: tra socio occulto e prestanome
Un uomo con precedenti penali ha investito ingenti capitali in una catena di pizzerie e in una società immobiliare, rimanendo come socio occulto per evitare il sequestro dei beni. Per nascondersi, ha utilizzato come schermi formali il padre e il figlio di una famiglia conoscente, oltre a suo nipote come prestanome. La Corte d'Appello ha condannato tutti i soggetti per il reato di intestazione fittizia di beni. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna per il socio occulto, il padre e il prestanome. Tuttavia, i giudici hanno annullato con rinvio la condanna del figlio. La Cassazione ha stabilito che non basta il semplice legame di parentela o di conoscenza per dimostrare che il prestanome fosse consapevole dell'intento elusivo del socio occulto, richiedendo un nuovo esame approfondito su questo specifico elemento.
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Trasferimento fraudolento di valori: il carcere resta inevitabile
L'Indagato, accusato di trasferimento fraudolento di valori aggravato dall'agevolazione mafiosa, ha impugnato l'ordinanza che disponeva la sua custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che la misura fosse eccessiva, evidenziando l'incensuratezza dell'uomo, il sequestro delle società coinvolte e il tempo trascorso dai fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i reati legati alla criminalità organizzata, opera una doppia presunzione di pericolosità e di adeguatezza del carcere. Questa presunzione può essere superata solo dimostrando la rescissione stabile dei legami con il clan, elemento non provato nel caso di specie. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Trasferimento fraudolento di valori: il prestanome va in carcere
Il Tribunale di Roma confermava la custodia in carcere per un indagato accusato di concorso in trasferimento fraudolento di valori, aggravato dal metodo mafioso. L'indagato avrebbe agito come prestanome per schermare i beni di un esponente criminale, eludendo le misure di prevenzione patrimoniali. La difesa contestava la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando il tempo trascorso dall'inizio delle indagini, e negava il dolo specifico dell'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nel concorso di persone, il prestanome risponde del reato anche senza un interesse personale diretto, purché sia consapevole della finalità elusiva del socio occulto. Inoltre, il semplice decorso del tempo non cancella il pericolo di recidiva se non emergono elementi di segno contrario. L'indagato resta in custodia cautelare e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro di 300mila euro: stop alla riqualificazione del reato
Durante un controllo stradale, le forze dell'ordine fermano due soggetti con 300.000 euro in contanti non giustificati. Il GIP dispone il sequestro preventivo per il reato di riciclaggio. Il Tribunale del Riesame conferma il blocco ma opera una riqualificazione del reato in trasferimento fraudolento di valori, modificando però il fatto storico originario e ipotizzando finalità elusive senza una richiesta del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza con rinvio. I giudici di legittimità chiariscono che la riqualificazione del reato in sede di riesame è legittima solo se non altera il fatto storico contestato e non avviene a sorpresa, ossia senza consentire alla difesa di esprimersi, violando così il principio del contraddittorio.
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Interposizione fittizia: il piano fallisce ma salva dalla condanna
Due soggetti venivano accusati di tentata interposizione fittizia per aver cercato di intestare un'attività di scommesse a un prestanome, al fine di nascondere la loro reale gestione. La Questura aveva però respinto la richiesta di licenza, impedendo la realizzazione del piano. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna senza però fornire alcuna motivazione su questo specifico punto. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso per mancanza di motivazione, ha rilevato che nel frattempo il reato era caduto in prescrizione. Non essendoci prove evidenti di innocenza immediata, la Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato.
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Trasferimento fraudolento di valori: camper di lusso sequestrato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre familiari contro il sequestro di un immobile e di un camper di lusso. Gli indagati, pur percependo il reddito di cittadinanza e dichiarando l'assenza di redditi leciti, possedevano ingenti somme di denaro contante e beni di lusso. Le intercettazioni ambientali hanno rivelato la loro consapevolezza di rischiare sequestri a causa dei loro precedenti penali. Per evitare i controlli sul camper, utilizzavano targhe tedesche ottenute illegalmente. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza del reato di trasferimento fraudolento di valori, evidenziando la chiara finalità di eludere le misure di prevenzione patrimoniale attraverso l'intestazione fittizia dei beni. Di conseguenza, i beni rimangono sotto sequestro e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per sproporzione: fittizia intestazione ko
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro il provvedimento del Tribunale di Asti, confermando il sequestro preventivo per sproporzione di alcune società e di un'autovettura. L'Indagato era accusato di trasferimento fraudolento di valori per eludere le misure di prevenzione patrimoniali. La difesa contestava la sussistenza del pericolo e la sproporzione reddituale. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di fittizia intestazione rientra tra quelli che consentono la confisca allargata. Inoltre, il pericolo di dispersione dei beni è stato legittimamente desunto dai plurimi trasferimenti patrimoniali effettuati per sottrarre i beni ai controlli dello Stato. L'Indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Donazione o reato? Il trasferimento fraudolento di valori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di trasferimento fraudolento di valori nei confronti di una donna. Quest'ultima, insieme al marito defunto, aveva donato fittiziamente due terreni alla convivente del figlio. L'atto era avvenuto subito dopo il ricorso del Procuratore contro la revoca del sequestro dei beni. La Suprema Corte ha ritenuto fittizia la donazione poiché lo stato dei terreni è rimasto immutato (incolti e abbandonati) e la nuova proprietaria non ha mai avviato alcuna attività né richiesto autorizzazioni. Il tempismo dell'atto dimostra la volontà di sottrarre i beni a una futura confisca. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, condannandola anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro probatorio dei cellulari: legittimo con contanti sospetti
Gli Indagati venivano trovati in possesso di un'ingente somma di denaro contante pari a trecentomila euro, due telefoni cellulari e una borsa. Il Pubblico Ministero disponeva il sequestro probatorio dei telefoni per ricostruire la rete di contatti e accertare il reato di trasferimento fraudolento di valori. Il Tribunale del Riesame confermava la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli indagati, confermando la legittimità del provvedimento. La Corte ha chiarito che per il sequestro probatorio non serve la prova certa del reato, ma basta la ragionevole probabilità che i telefoni contengano elementi utili alle indagini, specialmente quando gli indagati sono collegati a contesti di criminalità organizzata.
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Ferrari all’addetto pulizie: intestazione fittizia di beni
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di una Ferrari del valore di oltre 220.000 euro, ipotizzando il reato di intestazione fittizia di beni. La vettura era stata acquistata da una società bulgara, poi ceduta per soli 1.000 euro a un addetto alle pulizie di un'azienda collegata, la quale era recentemente fallita. Successivamente, la vettura era stata noleggiata al precedente amministratore senza che questi pagasse alcun canone. I giudici hanno ritenuto che questa complessa operazione servisse a schermare la reale disponibilità del veicolo e a sottrarre risorse dal patrimonio della società fallita. Il ricorso dell'intestatario fittizio è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura cautelare e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni: annullato il carcere
Il Tribunale di Napoli aveva applicato la custodia in carcere a un indagato per il reato di trasferimento fraudolento di valori. La decisione si fondava su alcune intercettazioni telefoniche ed ambientali. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, eccependo l'inutilizzabilità delle intercettazioni poiché i decreti autorizzativi del Giudice per le indagini preliminari non indicavano formalmente tale reato tra quelli per cui era stata concessa l'autorizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, sancendo l'inutilizzabilità delle intercettazioni per i reati non espressamente autorizzati. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio l'ordinanza cautelare per mancanza di gravi indizi di colpevolezza.
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Utilizzabilità delle intercettazioni: prove esterne ma arresti validi
L'Indagata ha proposto ricorso in Cassazione contro la misura degli arresti domiciliari per reati di riciclaggio, autoriciclaggio e associazione a delinquere. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i procedimenti iscritti dopo il 31 agosto 2020, l'utilizzabilità delle intercettazioni in un procedimento diverso non richiede più un legame di connessione tra le indagini. È sufficiente che i risultati siano rilevanti e indispensabili per accertare reati per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza o per i quali le intercettazioni sono ordinariamente ammesse. L'Indagata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Trasferimento fraudolento di valori: il prestanome va in carcere
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'uomo era accusato di associazione mafiosa, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. La difesa sosteneva che l'indagato avesse un ruolo marginale e passivo e che mancasse il dolo specifico richiesto per il reato di intestazione fittizia. I giudici hanno invece confermato la gravità degli indizi, chiarendo che nel concorso di persone per il reato di trasferimento fraudolento di valori non è necessario che tutti i partecipanti condividano lo scopo elusivo. È sufficiente che almeno uno dei concorrenti agisca con tale finalità e che gli altri ne siano pienamente consapevoli. Di conseguenza, l'appello è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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Sequestro preventivo: l’auto resta alla madre contro la Procura
Il Tribunale del Riesame annullava il sequestro preventivo di un'autovettura cointestata tra una madre e suo figlio, indagati per il reato di intestazione fittizia di beni aggravato dal metodo mafioso. Il giudice rilevava l'assenza del fumus commissi delicti, ossia il presupposto del reato. Il Procuratore della Repubblica proponeva ricorso in Cassazione, lamentando un'errata valutazione dei presupposti della misura cautelare e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso contro i provvedimenti di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e non per semplici vizi di motivazione, a meno che questa non sia totalmente mancante o illogica. Di conseguenza, l'annullamento del sequestro è confermato e il veicolo resta libero dal vincolo.
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Trasferimento fraudolento di valori: carcere per il socio occulto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Socio Occulto contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'indagato era accusato di trasferimento fraudolento di valori per aver intestato fittiziamente alla moglie le quote di una società ittica, agendo come socio occulto al 51%. Il restante 49% era riconducibile a un esponente della criminalità organizzata. Lo scopo era eludere le misure di prevenzione patrimoniali. La difesa sosteneva che l'intestazione derivasse da precedenti penali personali e non dall'intento di agevolare la mafia. La Suprema Corte ha confermato la misura cautelare, ribadendo che il reato sussiste quando si scherma la reale titolarità dei beni per evitare confische, e che l'aggravante mafiosa è configurabile data la consapevolezza della caratura criminale del socio.
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Intestazione fittizia di beni: condannato il figlio prestanome
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di intestazione fittizia di beni a carico del figlio di un soggetto sottoposto a indagini. Il padre aveva trasferito repentinamente le quote societarie al figlio per sottrarle a future misure di prevenzione patrimoniale. La Corte ha accertato che il figlio era pienamente consapevole della situazione giudiziaria del genitore, il quale continuava a gestire l'azienda come amministratore di fatto. I giudici hanno chiarito che i trasferimenti di quote all'interno del nucleo familiare, se privi di reale giustificazione economica, fanno presumere la natura fraudolenta dell'operazione. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del figlio, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Trasferimento fraudolento di valori: sequestro confermato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 330.000 euro a carico di un indagato per i reati di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. La difesa sosteneva che l'intestazione fittizia di un immobile fosse assorbita nel reato di riciclaggio, escludendo l'autonoma punibilità. I giudici hanno rigettato il ricorso, chiarendo che l'operazione immobiliare non era il fine ultimo, ma il mezzo per far rientrare in Italia capitali illeciti dall'estero. Di conseguenza, i due reati rimangono autonomi e non si applica la clausola di riserva. L'indagato perde il ricorso e deve pagare le spese.
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Intestazione fittizia: se l’atto è nullo la condanna cade
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna inflitta a un uomo accusato di falsa testimonianza e intestazione fittizia di beni. Secondo l'accusa, l'imputato aveva falsificato la firma del proprietario defunto su una scrittura privata per attribuire fittiziamente alcuni immobili alla cognata, salvandoli da una confisca. La Suprema Corte ha accolto il ricorso stabilendo che, per configurare il reato di intestazione fittizia, l'atto di trasferimento deve essere giuridicamente idoneo a produrre il passaggio di proprietà. Una semplice scrittura privata non autenticata e falsa non possiede tale idoneità nei confronti di terzi. La Corte d'Appello dovrà quindi rivalutare se il documento potesse effettivamente trasferire i beni e verificare il reale contributo dell'imputato nella falsa testimonianza di un coimputato.
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Trasferimento fraudolento di valori: condannati i finti titolari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di trasferimento fraudolento di valori nei confronti di un imprenditore e dei suoi prestanome. L'imprenditore, temendo misure di prevenzione antimafia, aveva fittiziamente intestato la gestione di un ristorante e di un'impresa edile a una collaboratrice e a un dipendente. Nonostante la gestione formale fosse stata autorizzata dall'amministratore giudiziario, l'imprenditore manteneva il controllo effettivo delle attività e degli incassi. La Suprema Corte ha ribadito che il reato sussiste anche se il contratto è formalmente regolare e se le misure di prevenzione sono solo temute e non ancora applicate. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: la ditta resta sequestrata
Un imprenditore ha impugnato il sequestro preventivo della propria ditta individuale, disposto in relazione al reato di trasferimento fraudolento di valori. Successivamente, l'imprenditore ha presentato formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa di questa rinuncia, che costituisce un atto irrevocabile e formale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di mille euro in favore della Cassa delle Ammende, non essendoci elementi per escludere la colpa nella presentazione del ricorso originario.
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