La Corte di Cassazione, con la sentenza 28677/2024, interviene su un complesso caso di traffico di stupefacenti, distinguendo nettamente tra accordi preliminari non punibili e il reato di tentativo di spaccio. La Corte ha annullato alcune condanne, stabilendo che per configurare il reato non basta la prova di una trattativa, ma è necessario dimostrare la concreta e attuale disponibilità della sostanza stupefacente da parte del venditore. La decisione rafforza il principio secondo cui le mere intenzioni, non supportate da elementi fattuali concreti, non sono sufficienti per una condanna penale.
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