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Art. 497-bis Codice Penale — Sezione Quarta Penale

3 provvedimenti

Altri anni per Art. 497-bis Codice Penale

Custodia cautelare in carcere: il passaporto falso non basta
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'Indagato, accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico internazionale di cocaina, nonché di corruzione e falso per aver ottenuto un passaporto contraffatto per favorire la sua latitanza. L'Indagato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale del giudice, l'insufficienza dei gravi indizi di colpevolezza e l'assenza di attuali esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che il legame tra l'uso del passaporto falso e l'attività del sodalizio criminale giustifica la competenza del tribunale e che la gravità del reato associativo fa scattare la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, non superata dalla difesa.
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Falso grossolano o inganno? La Cassazione condanna il conducente
Il Conducente di un autocarro è stato fermato con oltre 41 chili di marijuana nascosti in un congelatore. Durante il controllo, ha esibito una patente e una carta d'identità false. La difesa ha sostenuto l'impunibilità per Falso grossolano, poiché gli agenti avevano subito notato la contraffazione, invocando la figura del reato impossibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che la falsità non era evidente a prima vista per un cittadino comune, ma solo per operatori di polizia qualificati. Di conseguenza, il reato sussiste. Inoltre, la Corte ha confermato il calcolo della pena per reato continuato in presenza di recidiva. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riparazione per ingiusta detenzione: i limiti del giudice
Un uomo, assolto dall'accusa di terrorismo, si vede negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Cassazione annulla la decisione, stabilendo che il giudice non può fondare il diniego su fatti già esclusi dalla sentenza di assoluzione.
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