La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45866/2023, ha stabilito che il possesso di un documento d'identità falso e il suo successivo utilizzo per sostituirsi ad un'altra persona configurano un concorso di reati e non un singolo reato. La Corte ha rigettato il ricorso di un'imputata, condannata per aver usato una carta d'identità contraffatta per aprire un conto corrente destinato a ricevere proventi illeciti. È stato chiarito che il reato di cui all'art. 497-bis c.p. (possesso di documenti falsi) punisce la mera detenzione, mentre quello di cui all'art. 494 c.p. (sostituzione di persona) punisce l'effettivo utilizzo del documento per ingannare, costituendo una condotta ulteriore e autonoma.
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