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Art. 473-bis Codice di Procedura Civile

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Sostituzione amministratore di sostegno: i criteri
Il Tribunale di Ancona ha rigettato il reclamo di una figlia che chiedeva la sostituzione amministratore di sostegno a causa di una profonda conflittualità e presunte negligenze gestionali. I giudici hanno chiarito che il disaccordo tra i familiari e il professionista non costituisce motivo di revoca, poiché la scelta dell'amministratore deve rispondere esclusivamente al superiore interesse del beneficiario e non al gradimento dei parenti, a meno che non venga provata una grave mala gestio o un danno concreto.
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Amministrazione di sostegno: conferma nomina
Il Tribunale ha esaminato il reclamo di una novantenne contro la nomina di un'amministrazione di sostegno provvisoria. Nonostante le contestazioni della beneficiaria, i giudici hanno confermato la misura basandosi su relazioni della Polizia che attestavano gravi carenze igieniche, alimentari e fragilità emotiva.
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Ascolto del minore: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24626/2023, ha rigettato il ricorso di un padre dichiarato decaduto dalla responsabilità genitoriale. Il caso verteva sulla mancata audizione della figlia minore. La Corte ha chiarito che l'ascolto del minore infradodicenne non è un obbligo assoluto. Il giudice può motivatamente ometterlo se contrario all'interesse del bambino, ad esempio per evitare traumi, senza dover preventivamente valutare la sua capacità di discernimento.
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Danni punitivi: via libera alla sentenza straniera
La Corte di Cassazione ha confermato il riconoscimento in Italia di una sentenza californiana che condannava due amministratori al pagamento di 'treble damages' (danni punitivi pari al triplo del danno effettivo) per distrazione di fondi societari. La Corte ha stabilito che i danni punitivi non sono di per sé contrari all'ordine pubblico italiano, a condizione che la loro applicazione sia prevista dalla legge straniera in modo tipico, prevedibile e con limiti quantitativi definiti. Inoltre, ha chiarito che la regolarità delle notifiche e della rappresentanza legale nel processo estero va valutata secondo la legge del luogo (lex fori), respingendo le doglianze sulla violazione del diritto di difesa.
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Competenza territoriale minore: la residenza prevale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14121/2024, ha risolto un conflitto di giurisdizione tra tribunali, affermando un principio fondamentale: per le cause che coinvolgono un minore, la competenza territoriale minore spetta al giudice del luogo di residenza abituale del bambino. Questa scelta, basata sul principio di prossimità, prevale su altri criteri come il luogo di nascita o di registrazione dell'atto, poiché garantisce una migliore valutazione degli interessi e delle esigenze del minore.
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Violenza domestica: no al ricorso se c’è pericolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo indagato per violenza domestica contro la moglie e la figlia minorenne. La Corte ha confermato la misura del divieto di avvicinamento, stabilendo che la separazione e il diritto di visita possono aggravare il rischio, rendendo prioritaria la tutela del minore rispetto agli interessi del genitore violento.
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Competenza amministrazione sostegno: le nuove regole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15189/2025, ha stabilito un importante principio sulla competenza nell'amministrazione di sostegno. In un caso di conflitto tra Tribunale e Corte d'Appello, la Corte ha chiarito che per tutti i reclami contro i decreti del giudice tutelare, instaurati dopo il 28 febbraio 2023, la competenza spetta al Tribunale in composizione collegiale, anche se l'amministrazione di sostegno è stata aperta prima di tale data. La decisione si fonda sul principio che ogni reclamo costituisce un procedimento autonomo, soggetto alle norme vigenti al momento della sua proposizione.
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Scelta scuola figli: prevale l’interesse pratico?
In un caso di separazione, la Corte d'Appello di Roma ha riformato la decisione di primo grado sulla scelta scuola figli. Ha stabilito che, in caso di disaccordo, la minore deve essere iscritta alla scuola pubblica vicina alla residenza del genitore collocatario (la madre), privilegiando le esigenze organizzative e la continuità della vita quotidiana rispetto all'indirizzo scolastico religioso preferito dal padre, pur riconoscendo il percorso religioso della famiglia.
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Affidamento condiviso: la stabilità del minore prevale
In un caso di affidamento condiviso di un figlio minore, una madre ha impugnato la sentenza di primo grado chiedendo una riduzione dei tempi di permanenza con il padre e un aumento dell'assegno di mantenimento. La Corte d'Appello di Trieste, in sede di valutazione dell'istanza di sospensiva urgente, ha respinto la richiesta di modifica del calendario ordinario, ritenendo le variazioni minime e le motivazioni non sufficientemente provate. Ha invece ratificato l'accordo raggiunto tra le parti per la gestione delle vacanze estive, rinviando le altre questioni alla trattazione di merito.
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Impugnazione tardiva: appello inammissibile per errore
Una madre impugna un decreto in materia di affidamento del figlio minore, ma commette un errore procedurale applicando le nuove norme della Riforma Cartabia a un procedimento iniziato prima della loro entrata in vigore. La Corte d'Appello rileva l'errore d'ufficio e dichiara l'impugnazione tardiva, in quanto il termine corretto secondo il vecchio rito era di soli 10 giorni. L'appello viene dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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