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Art. 47 Costituzione

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83 provvedimenti

Iscrizione delibera scioglimento: quando è efficace?
Una società dichiarata fallita sosteneva di essere già in liquidazione in virtù del solo deposito della delibera di scioglimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12156/2024, ha stabilito che l'iscrizione delibera scioglimento nel Registro Imprese ha efficacia costitutiva. Pertanto, solo da quel momento la società può considerarsi in liquidazione verso i terzi. Di conseguenza, lo stato di insolvenza è stato correttamente valutato secondo i criteri di un'impresa attiva e non in base al patrimonio.
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Responsabilità della banca: l’obbligo di diligenza
Una società subisce una frode da un dipendente che altera ordini di bonifico cancellando il nome del beneficiario con del bianchetto. La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità della banca per non aver rilevato un'alterazione così evidente. Secondo i giudici, l'istituto di credito ha violato l'obbligo di diligenza qualificata del 'bonus argentarius', in quanto la manomissione era immediatamente percepibile. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Accertamento sintetico: prova contraria e risparmi
Una contribuente riceve un avviso di accertamento sintetico per l'acquisto di un'auto, ritenuto sproporzionato rispetto al reddito dichiarato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17782/2024, ha stabilito che i risparmi accumulati nel tempo e documentati da estratti conto bancari costituiscono una valida prova contraria. Secondo la Corte, non è necessario dimostrare la provenienza dei fondi nell'anno specifico dell'accertamento, ma è sufficiente provare l'entità e la durata del possesso delle somme utilizzate. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione polizza vita: Cassazione e Consulta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19148/2024, ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che aveva negato il pagamento di una polizza vita a un beneficiario, applicando una prescrizione biennale. La Suprema Corte ha recepito la sentenza della Corte Costituzionale n. 32/2024, che ha dichiarato illegittimo il termine breve di due anni per la prescrizione delle polizze vita, ristabilendo il termine ordinario decennale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce del termine di prescrizione decennale.
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Tentato furto in banca: l’aggravante di pubblica utilità
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva escluso l'aggravante della pubblica utilità in un caso di tentato furto in banca. I giudici supremi hanno chiarito che, ai fini del reato tentato, è necessario valutare tutti gli atti preparatori, inclusa la disattivazione del bancomat, per stabilire se la condotta fosse univocamente diretta a commettere il furto. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione, sottolineando l'errore del Tribunale nel non considerare l'intero piano criminale.
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Ordine di demolizione: no prescrizione dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo, notificato oltre vent'anni dopo la sentenza di condanna definitiva. Il ricorrente sosteneva che il notevole lasso di tempo trasformasse la demolizione in una sanzione penale, soggetta a prescrizione. La Corte ha ribadito la natura amministrativa e non penale dell'ordine di demolizione, escludendone la prescrittibilità. La responsabilità del ritardo nell'esecuzione, inoltre, è stata attribuita all'inerzia del condannato stesso, che non può trarre vantaggio dalla propria inadempienza.
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IMU Immobili Strumentali: dovuta anche con attività ferma?
Una società in liquidazione contestava il pagamento dell'IMU su immobili strumentali non più utilizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per l'IMU è sufficiente il possesso di un immobile iscritto al catasto con rendita, indipendentemente dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione volontaria dell'attività non sospende l'obbligo tributario.
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IMU su immobili strumentali: è dovuta se l’attività cessa?
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili non più utilizzati, sostenendo che l'imposta non fosse dovuta a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'IMU su immobili strumentali si fonda sul possesso e sull'iscrizione catastale del bene, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. La cessazione dell'attività non costituisce, quindi, una causa di esenzione o sospensione del tributo.
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IMU cessazione attività: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato gli avvisi di accertamento IMU per i suoi immobili industriali non più in uso a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19471/2024, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che, ai fini dell'IMU cessazione attività, l'imposta è dovuta sulla base del possesso e dell'iscrizione catastale dell'immobile, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. La Corte ha distinto tali beni dagli "immobili collabenti", che sono esenti perché privi di rendita, e ha confermato che la liquidazione volontaria non dà diritto a una sospensione automatica del tributo.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha contestato il pagamento dell'IMU per i suoi immobili industriali, resi inutilizzati dalla cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo di versare l'IMU per gli immobili strumentali sorge dal semplice possesso e dall'iscrizione al catasto con attribuzione di una rendita. La cessazione volontaria dell'attività produttiva non è una causa di sospensione o esenzione dal tributo, a differenza di specifiche procedure concorsuali previste dalla legge.
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IMU immobili strumentali: si paga anche se inutilizzati
Una società in liquidazione ha impugnato gli avvisi di accertamento IMU per immobili non più utilizzati a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'IMU immobili strumentali i presupposti impositivi sono il possesso e l'iscrizione catastale del bene, risultando irrilevante l'effettivo utilizzo. La Corte ha confermato che l'obbligazione tributaria persiste anche in caso di cessata attività.
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IMU su immobili strumentali: obbligo anche senza attività
Una società industriale in liquidazione ha contestato un avviso di accertamento IMU per l'anno 2018, relativo a immobili non più utilizzati a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Secondo la Corte, il presupposto per l'applicazione dell'IMU su immobili strumentali è il possesso dell'immobile e la sua iscrizione in catasto con attribuzione di una rendita, a prescindere dal suo effettivo utilizzo produttivo. L'imposta ha natura patrimoniale e non reddituale; pertanto, la cessazione dell'attività non estingue né sospende l'obbligazione tributaria.
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Esenzione TASI alloggi sociali: la Cassazione chiarisce
Un ente gestore di edilizia pubblica ha impugnato un avviso di accertamento per TASI relativa all'anno 2014, sostenendo il diritto all'esenzione per i propri alloggi sociali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un importante principio di diritto: l'esenzione TASI alloggi sociali non era prevista dalla normativa vigente nel 2014. La Corte ha chiarito che, in quell'anno, il tributo era dovuto anche per gli alloggi sociali in quanto la legge mirava a finanziare i servizi indivisibili a carico di tutti i possessori di immobili, senza estendere le esenzioni valide per l'IMU. L'esenzione è stata introdotta solo dal 1° gennaio 2016.
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Esenzione TASI alloggi sociali: la Cassazione chiarisce
Un ente gestore di edilizia residenziale pubblica ha contestato un avviso di accertamento per il mancato pagamento della TASI relativa all'anno 2015, sostenendo di aver diritto all'esenzione TASI per gli alloggi sociali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio di diritto: l'esenzione dalla TASI per gli alloggi sociali è entrata in vigore solo il 1° gennaio 2016. Di conseguenza, per l'anno d'imposta 2015, il tributo era dovuto. La decisione chiarisce l'applicazione temporale delle norme fiscali e la non estendibilità automatica delle esenzioni previste per altri tributi come l'IMU.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Responsabilità amministratori: i doveri di vigilanza
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni inflitte dalla CONSOB a ex membri del consiglio di amministrazione di un istituto di credito per gravi violazioni normative. La sentenza ribadisce la presunzione di colpa e il dovere di vigilanza attiva che grava su tutti i consiglieri, anche quelli senza deleghe operative. Viene chiarito che la responsabilità degli amministratori sorge dall'omissione dei controlli necessari a prevenire irregolarità, come la gestione non conforme delle azioni proprie e l'erogazione di finanziamenti anomali. La Corte ha inoltre precisato che il termine per la contestazione delle violazioni decorre dalla conclusione dell'attività ispettiva e non dalla prima scoperta del fatto.
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Responsabilità autorità di vigilanza: il caso CONSOB
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'erede di un risparmiatore che chiedeva il risarcimento dei danni alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB). Il caso riguardava la presunta responsabilità dell'autorità di vigilanza per aver autorizzato una società di intermediazione mobiliare (SIM), poi fallita. La Corte ha confermato la decisione d'appello, sottolineando che la parte ricorrente non ha fornito la prova del nesso di causalità, ovvero non ha dimostrato che gli investimenti fossero stati effettuati dopo e a causa dell'autorizzazione concessa dall'autorità. Senza tale prova, la responsabilità dell'autorità di vigilanza non può essere affermata.
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Responsabilità autorità di vigilanza: onere della prova
Un gruppo di investitori ha citato in giudizio l'autorità di vigilanza finanziaria per i danni subiti a seguito del fallimento di una società di intermediazione mobiliare (SIM). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli investitori, sottolineando che non è stata fornita la prova decisiva del nesso causale. In particolare, è mancata la dimostrazione di quando fossero stati effettuati gli investimenti, se prima o dopo l'autorizzazione concessa dall'autorità alla SIM. Questa lacuna probatoria ha reso impossibile accertare la responsabilità dell'autorità di vigilanza.
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Buoni fruttiferi postali: tassi e Gazzetta Ufficiale
Un risparmiatore deteneva buoni fruttiferi postali emessi nel 1983, i cui tassi di interesse furono abbassati da un decreto del 1986. Il titolare ha agito in giudizio per ottenere il pagamento secondo i tassi originari, più alti. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la sola pubblicazione del decreto ministeriale nella Gazzetta Ufficiale è sufficiente a rendere le modifiche dei tassi efficaci e vincolanti per tutti i risparmiatori. La Corte ha inoltre precisato che una richiesta di risarcimento per la mancata esposizione delle tabelle informative negli uffici postali deve essere supportata dalla prova di un danno specifico e consequenziale, che il risparmiatore non era riuscito a dimostrare.
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Responsabilità amministratori: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità amministratori non esecutivi in un caso di bancarotta semplice. La sentenza chiarisce che anche i consiglieri senza deleghe hanno un "obbligo di agire informato", che impone loro di acquisire attivamente le informazioni necessarie per valutare le operazioni societarie, pena la corresponsabilità per colpa grave in caso di decisioni manifestamente imprudenti. Nel caso specifico, il ricorso di un amministratore è stato dichiarato inammissibile a causa di un patteggiamento in appello, mentre la condanna dell'altro è stata annullata per intervenuta prescrizione del reato.
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