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Art. 43 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600

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64 provvedimenti

Deducibilità costi appalto illecito: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10633/2024, ha affrontato il tema della deducibilità dei costi derivanti da un contratto di appalto di manodopera ritenuto illecito. La Corte ha stabilito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti come un'interposizione fittizia di manodopera, i costi fatturati non sono deducibili ai fini IRES e l'IVA non è detraibile. Spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dei costi effettivamente sostenuti. Inoltre, ha chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento per reati tributari non si applica all'IRAP, accogliendo parzialmente il ricorso della società.
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Raddoppio termini: la Cassazione chiarisce la norma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12554/2024, interviene sulla questione del raddoppio termini per l'accertamento fiscale di capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda un contribuente con fondi in un conto a San Marino per gli anni 2004-2007. La Corte ha stabilito che la norma che raddoppia i termini di accertamento (art. 12, co. 2-bis, D.L. 78/2009) ha natura procedimentale. Di conseguenza, si applica secondo il principio 'tempus regit actum', anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore, purché i termini ordinari non fossero ancora scaduti. La sentenza della commissione tributaria regionale, che aveva dichiarato la decadenza del potere di accertamento, è stata quindi cassata con rinvio.
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Sanzioni RW: raddoppio termini e principio del favor rei
Un contribuente è stato sanzionato per la mancata dichiarazione di investimenti esteri (quadro RW) per gli anni dal 2006 al 2010. La corte tributaria regionale aveva annullato parte delle sanzioni, applicando erroneamente una norma relativa agli avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che le sanzioni RW sono autonome. Ha inoltre confermato l'applicazione retroattiva delle norme procedurali che raddoppiano i termini di decadenza, secondo il principio 'tempus regit actum', e ha rinviato il caso al giudice di merito, indicando di valutare anche l'applicazione del principio del 'favor rei' alla luce di una normativa più recente.
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Associazione sportiva dilettantistica: i requisiti
La Cassazione conferma la revoca delle agevolazioni fiscali a una associazione sportiva dilettantistica per mancanza dei requisiti di democraticità e trasparenza. La sentenza sottolinea che il mancato rispetto delle norme statutarie e la gestione familistica escludono l'ente dal regime fiscale di favore, rendendo il legale rappresentante responsabile per le sanzioni tributarie.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo l’accertamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, a prescindere da quando la denuncia sia stata effettivamente presentata. Annullata la decisione di merito che aveva ritenuto l'Ufficio decaduto dal potere di accertamento, considerando strumentale una denuncia tardiva. Secondo la Corte, ciò che conta è la presenza di seri indizi di reato che fanno scattare l'obbligo di denuncia, non il momento della sua formalizzazione.
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Raddoppio dei termini: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale. Con l'ordinanza n. 28884/2024, ha stabilito che non si applica all'IRAP, mentre per IRPEF e IVA è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito. La Corte ha inoltre annullato la decisione di merito sui costi deducibili per vizio di 'motivazione apparente', sottolineando la necessità di un ragionamento chiaro e comprensibile da parte del giudice.
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Litisconsorzio necessario tributario: il caso s.a.s.
La Corte di Cassazione ha dichiarato un giudizio tributario nullo per violazione del principio del litisconsorzio necessario tributario. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato a una socia di una s.a.s. La Corte ha stabilito che, data l'unitarietà dell'accertamento del reddito delle società di persone, il processo deve necessariamente coinvolgere la società e tutti i soci. Poiché ciò non è avvenuto, la sentenza è stata annullata con rinvio al primo grado.
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Frode IVA: onere della prova e conti dei soci
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21303/2024, si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale per presunta frode IVA e operazioni inesistenti. La Corte ha ribaltato la decisione di merito, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova. In caso di sospetta frode IVA, spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire indizi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza del contribuente, il quale dovrà poi dimostrare di aver agito con la massima diligenza. Inoltre, per le società a ristretta base partecipativa, i prelevamenti dai conti personali dei soci si presumono ricavi non dichiarati della società, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Presunzione utili soci: la prova contraria del socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18777/2024, affronta il tema della presunzione utili soci in società a ristretta base sociale. Un socio unico, residente all'estero e non coinvolto nella gestione, era stato raggiunto da un avviso di accertamento per utili non dichiarati. La Corte ha stabilito che la presunzione di distribuzione può essere vinta fornendo la prova della propria totale estraneità alla gestione sociale, cassando la sentenza di merito che aveva omesso di valutare le prove fornite dal contribuente (estratti conto, dichiarazione del padre amministratore).
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Utili extracontabili: prova del socio per evitarli
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18764/2024, ha stabilito che la presunzione di distribuzione di utili extracontabili in una società a ristretta base può essere vinta dal socio. È necessario però che quest'ultimo fornisca la prova concreta della sua totale estraneità alla gestione sociale. Nel caso specifico, un socio unico residente all'estero è stato raggiunto da un accertamento fiscale per profitti non dichiarati dalla sua società, amministrata unicamente dal padre. La Corte ha cassato la decisione di merito che non aveva adeguatamente esaminato le prove fornite dal contribuente (estratti conto, dichiarazioni) volte a dimostrare che i veri profitti erano stati percepiti dall'amministratore e non da lui. Il principio chiave è che il giudice deve valutare tutti gli elementi offerti per superare la presunzione, non potendosi limitare a considerazioni generiche.
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Prescrizione tassa automobilistica: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18006/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione tassa automobilistica. Il caso riguardava un contribuente che aveva ricevuto un'ingiunzione di pagamento per il bollo auto del 2012, notificata nel 2018, a seguito di un avviso di accertamento del 2015. La Corte ha chiarito che, una volta interrotto il termine di prescrizione dall'avviso di accertamento, il nuovo periodo triennale per la riscossione non si estende fino al 31 dicembre del terzo anno, ma decorre immediatamente dal momento in cui l'accertamento diventa definitivo (cioè 60 giorni dopo la notifica). Di conseguenza, l'azione di riscossione dell'ente impositore è stata ritenuta prescritta e il suo ricorso è stato rigettato.
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Dichiarazione d’intenti falsa: onere del fornitore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13959/2024, ha rigettato il ricorso di una società a cui era stata contestata la vendita di beni in sospensione d'IVA sulla base di una dichiarazione d'intenti falsa fornita da un cliente. La Corte ha stabilito che il fornitore ha un onere di diligenza e non può beneficiare dell'esenzione se dispone di elementi per sospettare dell'irregolarità. Inoltre, è stata confermata la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di indizi di reato e l'irrilevanza, nel giudizio tributario, di una eventuale sentenza di assoluzione penale per i medesimi fatti.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente veniva raggiunto da avvisi di accertamento per redditi derivanti da capitali detenuti in Svizzera e non dichiarati. La Commissione Tributaria Regionale annullava gli atti, ritenendo scaduti i termini per l'accertamento. L'Amministrazione Finanziaria ricorreva in Cassazione, sostenendo l'applicabilità del raddoppio dei termini. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il raddoppio dei termini accertamento si applica anche quando la violazione fiscale è connessa a reati non specificamente tributari, ma che comunque comportano un obbligo di denuncia. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Notifica inesistente: quando l’atto è nullo
Un contribuente si oppone a un'iscrizione ipotecaria sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle esattoriali presupposte. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la notifica è legalmente inesistente se l'avviso di ricevimento non è firmato dall'agente postale. Questa mancanza non è una semplice nullità sanabile, ma un vizio radicale che rende l'atto come mai avvenuto. Inoltre, la Corte ha censurato la sentenza d'appello per non aver riconosciuto la formazione di un giudicato parziale su un altro motivo di accoglimento della sentenza di primo grado, ovvero la decadenza del potere di riscossione dell'amministrazione.
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Credito tributario e sequestro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito tributario può essere ammesso allo stato passivo di un sequestro di prevenzione anche se l'avviso di accertamento è stato emesso dopo il sequestro. È sufficiente che il presupposto del tributo (es. l'omessa dichiarazione dei redditi) sia anteriore. La Corte ha chiarito che l'obbligazione tributaria sorge con l'evento che la genera, non con l'atto formale di accertamento, e che l'estratto di ruolo può essere una prova sufficiente.
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Qualificazione corrispettivi: royalties o provvigioni?
La Corte di Cassazione interviene sulla corretta qualificazione dei corrispettivi versati da un'azienda manifatturiera italiana a una società britannica titolare di un noto marchio. L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato i pagamenti da provvigioni a royalties, applicando le relative ritenute. La Suprema Corte ha confermato la natura di royalties, basandosi sulla sostanza del contratto che concedeva l'uso del marchio per produrre e vendere beni. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello per omessa pronuncia sulla richiesta di disapplicazione delle sanzioni, rinviando la causa al giudice di merito per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Accertamento sintetico: la Cassazione e la spalmatura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7672/2024, ha respinto il ricorso di una contribuente contro un accertamento sintetico per gli anni 2007-2008. L'accertamento si basava su incrementi patrimoniali (acquisto di autovetture) avvenuti nel 2009. La Corte ha confermato la legittimità del meccanismo della "spalmatura", secondo cui si presume che la spesa sia stata finanziata da redditi non dichiarati accumulati nei cinque anni precedenti, inclusi quelli oggetto di verifica. È onere del contribuente fornire la prova contraria.
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Scissione effetti notificazione: quando è valida?
Una società del settore automobilistico ha impugnato un avviso di accertamento per una presunta frode IVA, sostenendo che la notifica fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando il principio della scissione effetti notificazione. Secondo tale principio, per l'ente impositore, la notifica si perfeziona alla data di spedizione dell'atto, non a quella di ricezione da parte del contribuente, salvando così l'accertamento dalla decadenza.
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Credito d’imposta beni strumentali e locazione
Una contribuente ha beneficiato del credito d'imposta per la costruzione di un immobile, per poi concederlo in locazione. L'Agenzia delle Entrate ha revocato l'agevolazione, ma la Corte di Cassazione ha chiarito che il credito d'imposta beni strumentali può essere mantenuto se l'immobile è un "complesso unitario polifunzionale". La Corte ha inoltre distinto tra crediti "inesistenti" e "non spettanti", riducendo i termini di recupero per il Fisco in questo caso. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Motivi di appello: la Cassazione e l’onere di riproporli
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza favorevole a una contribuente perché i giudici d'appello avevano deciso su un'eccezione di decadenza non specificamente riproposta nei motivi di appello. L'ordinanza sottolinea che la mancata riproposizione di un motivo equivale a una rinuncia, rendendo definitiva la decisione di primo grado su quel punto.
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