La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27756 del 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per estorsione. L'imputato aveva costretto una persona a pagare un debito derivante da una fornitura di stupefacenti. La difesa sosteneva che non si trattasse di estorsione con profitto ingiusto, ma di violenza privata, dato che la somma richiesta era legata a un accordo illecito. La Corte ha ribadito che qualsiasi pretesa non tutelabile legalmente, se perseguita con minaccia, integra il reato di estorsione, in quanto il profitto è sempre ingiusto. Inoltre, ha chiarito che le eccezioni processuali, come quella sull'incompetenza territoriale, devono essere tempestivamente riproposte all'inizio del giudizio abbreviato per non essere considerate rinunciate.
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