La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda, confermando che il rapporto con una telefonista, formalmente inquadrato come contratto a progetto, era in realtà un vero lavoro subordinato. La lavoratrice svolgeva compiti ordinari di promozione telefonica con orari fissi, direttive quotidiane, sanzioni disciplinari e uso di strumenti aziendali. Poiché il contratto a progetto era generico e coincideva con la normale attività dell'impresa, i giudici hanno disposto la conversione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata a pagare oltre 52.000 euro a titolo di differenze retributive in base al contratto collettivo del commercio, acquisito d'ufficio dal giudice.
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