La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un terreno nei confronti di un soggetto ritenuto vicino a un clan mafioso. Il Proposto contestava il provvedimento, sostenendo che la sua pericolosità sociale fosse legata a un singolo e sporadico episodio del 1994, quando aveva accompagnato un esponente di spicco della criminalità organizzata presso il covo di un latitante. I giudici hanno invece stabilito che tale condotta, per la riservatezza del contesto, dimostrava un inserimento stabile e consapevole nel clan già all'epoca degli acquisti immobiliari. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità del sequestro e della successiva acquisizione del bene da parte dello Stato.
Continua »