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Art. 41 Costituzione

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616 provvedimenti

Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento collettivo in cui un'azienda di servizi aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo alle sedi di Roma e Napoli. Un'ex dipendente ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la comparazione avrebbe dovuto estendersi a tutto il personale nazionale. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità della procedura. È stato chiarito che un'azienda può limitare l'ambito di comparazione a specifiche unità produttive, a condizione che nella comunicazione di avvio della procedura siano esplicitate in modo trasparente le oggettive esigenze tecnico-produttive, organizzative ed economiche che giustificano tale scelta, permettendo così un efficace controllo da parte delle organizzazioni sindacali.
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Licenziamento collettivo: legittima la limitazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice contro un licenziamento collettivo, confermando la legittimità della procedura. La Corte ha stabilito che un'azienda può limitare la platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive, a condizione che fornisca motivazioni oggettive, tecniche e organizzative, come la notevole distanza geografica che renderebbe i trasferimenti antieconomici. La comunicazione di avvio è stata ritenuta completa e l'accordo sindacale valido, nonostante la mancata firma di una rappresentanza locale.
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Licenziamento collettivo platea: quando è legittima?
Una lavoratrice di un contact center impugnava il proprio licenziamento, sostenendo che l'azienda avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti a livello nazionale nella procedura di licenziamento collettivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la limitazione della platea dei lavoratori ai soli siti in crisi è legittima se fondata su comprovate e oggettive esigenze tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle mansioni. La sentenza conferma che la scelta del perimetro del licenziamento collettivo platea spetta all'azienda, a patto che sia adeguatamente motivata.
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Licenziamento collettivo: legittima la scelta aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo ad alcune sedi. La Corte ha ritenuto che tale scelta fosse giustificata da ragioni oggettive di natura tecnica, organizzativa e produttiva, come la distanza geografica e la non fungibilità delle mansioni, escludendo la natura discriminatoria della procedura.
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Licenziamento collettivo: legittima la scelta per sedi
Un gruppo di dipendenti di una società di contact center ha impugnato il proprio licenziamento, sostenendo l'illegittimità della procedura di licenziamento collettivo perché limitata alla loro sede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un'azienda può limitare la platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive se tale scelta è supportata da oggettive e comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, come la distanza geografica e la non intercambiabilità delle professionalità.
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Variazione tassi buoni postali: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della variazione tassi buoni postali in senso peggiorativo, disposta con decreto ministeriale. La Corte ha stabilito che la modifica si applica automaticamente ai contratti in essere per eterointegrazione, ritenendo sufficiente la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Il ricorso dei risparmiatori, che chiedevano il pagamento delle differenze basate sui tassi originari, è stato dichiarato inammissibile.
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Società di comodo: Cassazione e la Direttiva IVA
Una società operante nel settore del riciclo è stata classificata come 'società di comodo' dall'Agenzia delle Entrate per mancanza di ricavi, nonostante avesse sostenuto costi significativi per avviare l'attività. La causa dell'inattività era il ritardo del Comune nel rilasciare la necessaria concessione edilizia. La Corte di Cassazione, richiamando una sentenza della Corte di Giustizia Europea, ha annullato l'accertamento. Ha stabilito che la qualifica di società di comodo non può basarsi su una mera presunzione legata ai ricavi, specialmente in presenza di oggettive cause di forza maggiore. La normativa italiana è stata ritenuta in contrasto con il principio di neutralità dell'IVA sancito dal diritto europeo.
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Prova nuova: Cassazione Sezioni Unite, revoca confisca
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione intervengono per definire il concetto di "prova nuova" ai fini della revoca di una confisca di prevenzione disposta prima del Codice Antimafia. La Corte sposa un'interpretazione restrittiva, stabilendo che la revoca non può basarsi su prove preesistenti che potevano essere prodotte durante il procedimento originario, a meno che non si dimostri un'impossibilità dovuta a forza maggiore. Nel caso di specie, la richiesta di revoca presentata dagli eredi di un soggetto destinatario della misura è stata respinta, rafforzando così la stabilità del giudicato di prevenzione.
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Esdebitazione legge fallimentare: quale norma si applica?
Due imprenditori, dichiarati falliti sotto la vecchia normativa, hanno richiesto la liberazione dai debiti (esdebitazione) dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi. La Corte di Cassazione ha respinto la loro richiesta, stabilendo che la disciplina applicabile è quella della vecchia legge fallimentare, in quanto l'esdebitazione è parte integrante della procedura concorsuale originaria. Di conseguenza, il diritto all'esdebitazione, già perso per decorrenza dei termini sotto la vecchia legge, non può essere riattivato dalla nuova normativa.
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Inammissibilità ricorso cassazione: analisi sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso e di un controricorso relativi a una controversia su un contratto di leasing immobiliare. I motivi del ricorso principale, incentrati sulla presunta indeterminatezza del tasso di interesse, sulla nullità di una clausola risolutiva e su un omesso esame di un fatto, sono stati respinti per genericità e difetto di autosufficienza. La Corte ha sottolineato che l'inammissibilità del ricorso cassazione deriva dalla mancata specifica critica alle motivazioni della sentenza impugnata. Anche il ricorso incidentale è stato giudicato inammissibile per le medesime ragioni di indeterminatezza.
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Procura speciale terzo: quando è necessaria in confisca
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un terzo i cui beni erano stati confiscati. La decisione si fonda sulla mancanza della procura speciale terzo, un mandato che il soggetto interessato deve conferire al proprio difensore per poter partecipare legittimamente al giudizio di prevenzione, essendo portatore di un interesse di natura civilistica.
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Società non operative: il grant revocato non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca di un finanziamento regionale non costituisce una scusa sufficiente per disapplicare la normativa sulle società non operative. Un'impresa non può fondare il suo intero piano di sviluppo su fondi pubblici e deve dimostrare di aver cercato attivamente finanziamenti alternativi o di aver intrapreso altre iniziative per perseguire i propri scopi sociali. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto la revoca del contributo una valida 'situazione oggettiva impeditiva'.
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Confisca impresa mafiosa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di un imprenditore, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e dei suoi familiari, confermando la confisca di un'intera azienda e di altri beni. La sentenza stabilisce che quando un'impresa riceve vantaggi da un'organizzazione criminale, si qualifica come "impresa mafiosa" e i suoi beni sono interamente confiscabili a causa di una "contaminazione" irreversibile tra profitti leciti e illeciti, rendendo irrilevante la sua origine lecita. La Corte ha inoltre ribadito che i beni intestati ai familiari si presumono nella disponibilità del soggetto pericoloso, a meno che i familiari non forniscano prove rigorose della provenienza lecita e autonoma dei fondi.
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Rendita Catastale: Quando non si può modificare
Una società ha contestato la rendita catastale di un immobile, adducendo lievi modifiche interne e uno stato di degrado. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che variazioni non significative e la mancata manutenzione da parte del proprietario non sono motivi validi per ridurre la rendita. La Corte ha inoltre ribadito che il sopralluogo non è obbligatorio per la determinazione della rendita tramite stima diretta.
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Confisca beni intestati a terzi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un provvedimento di confisca beni intestati a terzi. La misura riguardava immobili intestati alla moglie di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorso della moglie è stato respinto per un difetto di procura speciale al difensore, mentre quello del marito per carenza di interesse, poiché si era limitato a sostenere la titolarità effettiva dei beni in capo alla consorte.
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Revoca confisca post-CEDU: il caso analizzato
A seguito di una condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) che ha ritenuto illegittima la confisca di alcuni terreni disposta nei confronti di un cittadino, nonostante il reato di lottizzazione abusiva fosse stato dichiarato prescritto, la Corte di Cassazione ha ordinato la revoca confisca. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: anche chi è prosciolto per prescrizione può essere considerato 'condannato' ai fini dell'impugnazione, qualora subisca una misura punitiva come la confisca, e può quindi attivare i rimedi per l'esecuzione delle sentenze della CEDU.
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Nullità fideiussione: quando è tardi per eccepirla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5377/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni garanti che lamentavano la nullità fideiussione per violazione della normativa antitrust e per presunta falsità delle firme. La Corte ha stabilito che la questione della nullità, sebbene rilevabile d'ufficio, non può essere sollevata per la prima volta nelle fasi finali del giudizio d'appello se i fatti a suo fondamento non sono stati tempestivamente allegati e provati nel corso del primo grado. Il motivo relativo alla falsità delle sottoscrizioni è stato rigettato in quanto attinente a una valutazione di merito già coperta da due perizie grafologiche conformi.
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Ente non commerciale: quando si perde l’esenzione?
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo di oltre 20 milioni di euro a un'università telematica. La Corte ha stabilito che, sebbene l'attività formativa di un'università privata sia fiscalmente de-commercializzata, l'ente non commerciale perde tale qualifica e le relative esenzioni fiscali qualora svolga, in via di fatto, un'attività commerciale prevalente. Nel caso di specie, l'ateneo aveva operato come una holding, investendo ingenti risorse in società commerciali estranee ai fini istituzionali, giustificando così la perdita dello status di ente non commerciale per i periodi d'imposta contestati.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta e onere
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo. L'azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare solo a quelli della sede in chiusura, senza estendere la comparazione a tutti i dipendenti con mansioni omogenee nell'intera organizzazione. La Corte ha ribadito che, in assenza di un accordo sindacale sui criteri, la platea dei licenziandi deve includere l'intero complesso aziendale, respingendo le giustificazioni della società basate su un presunto rifiuto al trasferimento dei dipendenti.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta corretti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10083/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare ai soli dipendenti della sede produttiva soppressa. La Corte ha stabilito che, in assenza di un accordo sindacale, i criteri di scelta legali devono essere applicati comparando tutti i lavoratori con professionalità omogenee dell'intero complesso aziendale, non potendo l'azienda restringere arbitrariamente l'ambito di selezione per motivi di costi o per un presunto rifiuto non provato al trasferimento.
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