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Art. 41 Costituzione — Anno 2022

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65 provvedimenti

Altri anni per Art. 41 Costituzione

Licenziamento del dirigente: riorganizzare non dà carta bianca
Un'azienda ha intimato il licenziamento del dirigente, distaccato presso una società collegata, motivandolo con una generica riorganizzazione del gruppo e riduzione dei costi. Il lavoratore ha impugnato il recesso chiedendo l'indennità supplementare. La Corte d'Appello ha ritenuto il licenziamento ingiustificato per mancanza di un nesso causale tra la riorganizzazione e la soppressione della specifica posizione lavorativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società, confermando che, sebbene le scelte imprenditoriali siano insindacabili, il giudice deve verificare l'effettivo collegamento tra la ristrutturazione aziendale e il licenziamento del dirigente. Le aziende sono state condannate a pagare le spese processuali.
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Licenziamento collettivo: sì alla reintegra contro i tagli mirati
Un'azienda ha intimato un licenziamento collettivo a un dipendente, limitando la scelta dei lavoratori da mandare via solo ad alcune sedi locali. Tuttavia, nella comunicazione iniziale inviata ai sindacati, l'azienda non ha spiegato i motivi di questa limitazione geografica, facendo riferimento solo a una generica ristrutturazione nazionale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del provvedimento. La limitazione ingiustificata della platea dei lavoratori costituisce una violazione sostanziale dei criteri di scelta. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al risarcimento del danno, respingendo la richiesta dell'azienda di applicare una semplice indennità monetaria.
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Cessione di ramo d’azienda: l’ex datore non garantisce il futuro
Un lavoratore ha chiesto il risarcimento dei danni all'azienda cedente, sostenendo che la cessione di ramo d'azienda fosse avvenuta in violazione dei doveri di correttezza e buona fede, poiché la società cessionaria si trovava in stato di dissesto economico ed era poi fallita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che la validità del trasferimento non dipende dalla prognosi di continuazione dell'attività produttiva, né sussiste un obbligo in capo al cedente di garantire la futura solidità economica del cessionario, prevalendo la libertà di iniziativa economica tutelata dalla Costituzione.
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Revisione prezzi: la Cassazione salva l’accordo tra le parti
Un istituto di vigilanza ha richiesto la revisione prezzi per un servizio di sicurezza, basandosi su una clausola contrattuale che agganciava le tariffe ai minimi stabiliti dalla Prefettura. La società committente si è opposta, ritenendo la clausola nulla per violazione della libertà economica. La Corte d'Appello ha dato ragione alla committente, dichiarando invalido l'accordo. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la clausola è pienamente valida. Secondo i giudici di legittimità, il richiamo alle tariffe prefettizie non costituisce un'imposizione automatica di legge, bensì una libera scelta delle parti nell'esercizio della propria autonomia contrattuale. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Interruzione della prescrizione: l’atto nullo salva il processo
Un dipendente ha subito lesioni personali a causa della violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il Tribunale ha dichiarato prescritto l'illecito contestato all'Azienda, ritenendo che il primo atto di citazione, essendo nullo, non avesse interrotto i termini. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'interruzione della prescrizione si verifica anche in presenza di un atto processuale nullo, poiché questo dimostra comunque la volontà dello Stato di perseguire il reato. Inoltre, per la responsabilità degli enti, una volta interrotta la prescrizione con la contestazione dell'illecito, il termine non ricomincia a correre fino alla sentenza definitiva.
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