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Art. 393 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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285 provvedimenti

Altri anni per Art. 393 Codice Penale

Ricorso inammissibile: quando è doglianza di fatto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per danneggiamento. L'appello si basava su una diversa valutazione delle prove, considerata una doglianza di fatto non consentita in sede di legittimità. La Corte nega anche il rimborso delle spese alla parte civile per mancata attività difensiva specifica.
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Ricorso inammissibile: motivi non specifici in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per estorsione. I motivi sono stati giudicati non specifici e meramente ripetitivi di argomentazioni già respinte in appello, confermando che la Corte non può riesaminare i fatti ma solo la corretta applicazione della legge.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato sulla mera riproposizione di motivi già respinti in appello. L'analisi si concentra sulla distinzione tra estorsione e 'ragion fattasi', confermando che la pretesa creditoria illecita non giustifica quest'ultima qualificazione. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso generici e manifestamente infondati, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e non specifici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per tentata estorsione. I motivi vengono respinti perché mirano a un riesame del merito, sollevano questioni non dedotte in appello o sono formulati in modo generico, confermando la decisione impugnata e la condanna dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: rapina e circostanze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata contro una condanna per rapina. La Corte ha respinto la richiesta di riqualificare il reato, confermando l'aggravante della commissione del fatto in abitazione e negando l'attenuante della minima partecipazione. Il ricorso è stato giudicato una mera riproposizione di motivi già discussi in appello e, pertanto, inammissibile in sede di legittimità.
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Dolo di estorsione: quando la pretesa è ingiusta
Un soggetto ricorre in Cassazione sostenendo che le sue richieste violente di denaro non costituissero estorsione, ma l'esercizio di un proprio diritto su un'eredità. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, evidenziando che le modalità aggressive e la finalità di ottenere denaro per scopi illeciti provano il dolo di estorsione, ovvero la piena consapevolezza di perseguire un profitto ingiusto. Viene così confermata la condanna per estorsione.
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Derubricazione rapina: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la derubricazione del reato di rapina in esercizio arbitrario dei propri diritti. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando l'assenza di un credito legittimo come presupposto per la derubricazione rapina. Inoltre, sono state respinte le doglianze sulle attenuanti generiche e la recidiva, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello adeguata e logica.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati, ribadendo un principio fondamentale: la Suprema Corte è un giudice di legittimità, non di merito. Non può quindi riesaminare le prove o sostituire la propria valutazione dei fatti a quella dei giudici dei gradi precedenti. L'ordinanza chiarisce che il cosiddetto 'travisamento del fatto' non può essere invocato per ottenere una terza istanza di giudizio, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: quando è solo un fatto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11357/2025, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due individui contro una sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso si limitavano a contestare la valutazione dei fatti e delle prove, un'attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violenza privata e minaccia: no all’assorbimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violenza privata e minaccia. La Corte ha stabilito che la minaccia, avvenuta in un momento successivo al blocco di un veicolo, non può essere assorbita nel reato di violenza privata, costituendo un 'post fatto' autonomamente punibile. Gli altri motivi, inclusi quelli su recidiva e attenuanti, sono stati giudicati aspecifici o manifestamente infondati.
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Differenza rapina esercizio arbitrario: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina, che chiedeva la riqualificazione del reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte ha stabilito che la violenza usata per sottrarre un portafogli costituisce rapina, soprattutto quando la pretesa di un credito non è provata nel modo e nei tempi corretti. In particolare, nel contesto di un rito abbreviato, una successiva ammissione di debito da parte della vittima non può essere utilizzata come prova, ribadendo la netta differenza tra rapina e esercizio arbitrario.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per rapina. I motivi sono stati giudicati generici, ripetitivi e volti a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte conferma la decisione di merito, sottolineando l'assenza di un valido confronto con le motivazioni della sentenza d'appello.
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Esercizio arbitrario: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La decisione si fonda sulla genericità e ripetitività dei motivi, che non contestavano specificamente la sentenza d'appello ma miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Pena sostitutiva in appello: onere dell’imputato
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati, condannati per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La Corte ha stabilito che la richiesta di pena sostitutiva in appello doveva essere presentata contestualmente alla richiesta di riqualificazione del reato, essendo già in vigore la normativa pertinente. L'omessa richiesta tempestiva preclude la concessione del beneficio, confermando l'importanza dell'onere processuale dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni. I motivi dell'appello sono stati ritenuti generici, mai sollevati in precedenza e manifestamente infondati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Specificità del ricorso: Cassazione su inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per mancanza di specificità, sottolineando che l'atto di impugnazione non può limitarsi a riproporre le medesime argomentazioni del grado precedente. L'ordinanza chiarisce inoltre i criteri per il riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità del danno: la valutazione deve essere oggettiva, basata sul valore quasi irrisorio del pregiudizio, mentre le condizioni economiche della vittima hanno un ruolo solo sussidiario e non possono giustificare il diniego dell'attenuante se la vittima è abbiente.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per rapina. La decisione si fonda sulla genericità e sulla mancanza di specificità dei motivi di ricorso, che si limitavano a riproporre le doglianze d'appello e a sollecitare una nuova valutazione dei fatti. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di giudice del merito, sancendo l'inammissibilità del ricorso Cassazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Differenza sequestro e violenza privata: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per sequestro di persona, rapina e lesioni. La pronuncia ribadisce la fondamentale differenza tra sequestro di persona, che lede la libertà di movimento, e violenza privata, che incide sulla libertà di autodeterminazione psichica. Si conferma che l'ingiusto profitto nella rapina può essere anche non patrimoniale e che le lesioni aggravate dalla presenza di più persone sono procedibili d'ufficio.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni vs Rapina
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la condanna per tentata rapina. Il provvedimento chiarisce che l'elemento distintivo rispetto al reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni risiede nell'intento dell'agente: nella rapina, l'autore è consapevole di perseguire un profitto ingiusto e non tutelabile legalmente.
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Differenza estorsione esercizio arbitrario: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per tentata estorsione, chiarendo la fondamentale differenza estorsione esercizio arbitrario. Si configura estorsione, e non esercizio arbitrario, quando un terzo incaricato dal creditore usa minaccia per ottenere un profitto ingiusto, superiore a quanto spetterebbe in una procedura concorsuale.
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