La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2331/2024, ha stabilito un importante principio sulla distinzione tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni, anche in presenza dell'aggravante del metodo mafioso. Il caso riguardava alcuni soggetti che, per recuperare un credito, avevano utilizzato modalità intimidatorie riconducibili al metodo mafioso. La Corte di Appello aveva riqualificato il reato da estorsione a esercizio arbitrario, prosciogliendo gli imputati per mancanza di querela. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando che l'uso del metodo mafioso attiene alla modalità della condotta e non implica automaticamente una finalità ulteriore (tipica dell'estorsione) rispetto alla semplice riscossione del credito. Per configurare l'estorsione, è necessario dimostrare che l'agente miri a un vantaggio ingiusto che va oltre la pretesa creditoria.
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