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Art. 385 Codice Penale — Sezione Prima Penale

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70 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Detenzione domiciliare esecutiva: la valutazione
Un uomo, già agli arresti domiciliari, si vede negare la misura alternativa della detenzione domiciliare esecutiva dal Tribunale di Sorveglianza unicamente sulla base dei suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il giudice deve obbligatoriamente valutare in modo approfondito il comportamento tenuto dal condannato durante il periodo di restrizione cautelare, non potendo fondare il rigetto solo su elementi passati. La sentenza evidenzia l'importanza della condotta recente nel giudizio sulla concessione della detenzione domiciliare esecutiva.
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Continuazione tra reati: quando va richiesta per gruppi?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha chiarito che, se si intende far valere la continuazione solo per specifici gruppi di reati omogenei, è necessario formulare una domanda precisa sin dall'inizio nel giudizio di esecuzione. Non è possibile presentare una richiesta generica per tutti i reati e poi, solo in sede di ricorso, specificare di volerla per alcuni sottogruppi. La decisione sottolinea l'importanza della specificità e della completezza dell'istanza iniziale.
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Onere allegazione reato continuato: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21505/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due evasioni. La Corte ha ribadito che spetta al condannato l'onere di allegazione, ovvero fornire prove concrete di un unico disegno criminoso, non essendo sufficiente la sola vicinanza temporale e spaziale dei fatti.
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Gravi indizi di colpevolezza e intercettazioni
La Cassazione conferma la custodia cautelare per tentato omicidio. I gravi indizi di colpevolezza sono stati ricavati da intercettazioni ambientali, corroborate da video e dalla successiva identificazione dell'indagato. La Corte ha ritenuto le intercettazioni tra terzi prova diretta, giustificando la misura per l'elevato rischio di reiterazione del reato, data la gravità del fatto e la personalità violenta del soggetto.
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Motivazione apparente: annullata condanna per violazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per la violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio della motivazione apparente, poiché i giudici d'appello non avevano adeguatamente considerato né risposto alle specifiche argomentazioni difensive presentate dall'imputato, limitandosi a formule generiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Misure alternative: contraddittoria la motivazione
Un detenuto, con un percorso carcerario positivo, si vede negare le misure alternative alla detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza, pur riconoscendo i progressi, rigetta l'istanza ritenendola 'troppo anticipata' a causa della gravità dei reati passati. La Corte di Cassazione annulla questa decisione, giudicando la motivazione illogica e contraddittoria, poiché non valuta adeguatamente gli elementi favorevoli emersi, specialmente a fronte di un residuo di pena inferiore a un anno.
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Revoca affidamento: no divieto per reati precedenti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che dichiarava inammissibile una nuova richiesta di affidamento in prova. La Corte ha stabilito che la revoca affidamento, se motivata da una condanna per un reato commesso prima dell'inizio della misura, non fa scattare il divieto triennale di riproporre l'istanza previsto dall'art. 58-quater Ord. Pen. Tale divieto si applica solo in caso di revoca per comportamenti incompatibili tenuti durante la prova.
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Revoca misura alternativa: il divieto triennale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di misure alternative per un condannato a cui era stata precedentemente revocata la detenzione domiciliare. La sentenza chiarisce che la semplice revoca della misura alternativa, e non necessariamente una condanna per il reato di evasione, è sufficiente a far scattare il divieto triennale di accesso a nuovi benefici penitenziari, come previsto dall'art. 58-quater dell'Ordinamento Penitenziario. La Corte ha ritenuto irrilevante la mancata acquisizione di relazioni sul comportamento, poiché la preclusione legale impediva un esame nel merito.
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Tentato omicidio: la Cassazione sulla riqualificazione
Un imputato, condannato in primo grado per lesioni aggravate, si è visto riformare la sentenza in appello con la più grave accusa di tentato omicidio. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando la decisione dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha chiarito che la riqualificazione del reato è legittima quando si basa su elementi oggettivi, come il tipo di arma usata e le parti del corpo colpite, che dimostrano inequivocabilmente l'intenzione di uccidere (animus necandi).
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Liberazione anticipata e misure alternative: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di considerare la potenziale liberazione anticipata per ridurre la pena residua e accedere a una misura alternativa. La Corte ha ritenuto il motivo generico e ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla prognosi negativa di reinserimento sociale del soggetto.
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