L'Imprenditrice, attiva nel settore della canapa, viene arrestata dopo il rinvenimento di circa ottanta chilogrammi di marijuana e hashish, in parte spediti presso la sua azienda. Il Giudice per le indagini preliminari convalida l'arresto ma ne dispone l'immediata liberazione per assenza di esigenze cautelari. L'Imprenditrice ricorre in Cassazione contestando la legittimità del provvedimento, lamentando che l'analisi della sostanza fosse basata solo su un test preliminare senza accertare la percentuale di principio attivo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che la convalida dell'arresto in flagranza richiede solo una verifica di ragionevolezza dell'operato della polizia basata sugli elementi del momento, come il drop test positivo, senza dover accertare la responsabilità penale o eseguire perizie approfondite, attività riservate alle successive fasi di merito.
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