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Art. 380 Codice di Procedura Civile

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852 provvedimenti

Onere della prova retribuzioni: gli assegni sono prova?
Una lavoratrice ha richiesto differenze retributive, ma i datori di lavoro hanno eccepito l'avvenuto pagamento tramite numerosi assegni bancari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso della lavoratrice. È stato stabilito che una serie di assegni di importo rilevante, incassati dalla lavoratrice, può costituire prova sufficiente del pagamento, assolvendo così l'onere della prova retribuzioni a carico del datore di lavoro, senza che ciò configuri una formale eccezione di compensazione.
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Contratto a progetto: quando è illegittimo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice di merito che ha riqualificato un contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La sentenza stabilisce che un contratto a progetto è illegittimo se il progetto è generico, non specifico, e coincide con le normali attività commerciali dell'azienda committente, anche se tali attività sono svolte per adempiere a un contratto di appalto con un cliente terzo.
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Mancato avveramento condizione: chi paga i danni?
La Corte di Cassazione analizza un caso di compravendita immobiliare in cui un pagamento aggiuntivo era legato all'esproprio di un terreno. A causa del mancato avveramento condizione, dovuto a scelte della Pubblica Amministrazione, la Corte ha stabilito che nessuna colpa può essere attribuita all'acquirente, che aveva adempiuto ai suoi obblighi iniziali. Il ricorso della venditrice è stato rigettato, chiarendo i principi sull'onere della prova in queste circostanze.
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Onere della prova nel contratto di agenzia: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12941/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova nei rapporti di agenzia. Il caso riguarda una società di assicurazioni che, dopo la risoluzione del contratto, si è vista opporre in compensazione dalla compagnia preponente una serie di controcrediti. La Corte ha chiarito che spetta alla compagnia, che agisce in via riconvenzionale, fornire la prova piena dei crediti vantati. Una contestazione generica da parte dell'agente è sufficiente a far sorgere tale onere, specialmente quando le poste debitorie non sono state determinate in modo concorde. La sentenza di secondo grado, che aveva invertito l'onere probatorio, è stata cassata con rinvio.
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Onere della prova agente: come dimostrare il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12865/2024, ha rigettato il ricorso di una società agente, confermando un principio fondamentale: l'onere della prova per il diritto alle provvigioni spetta all'agente stesso. Quest'ultimo deve dimostrare di aver promosso affari andati a buon fine. Nel caso specifico, la richiesta di provvigioni per un anno è stata ritenuta inammissibile per via di un precedente giudicato, mentre per gli altri anni la prova fornita è stata giudicata insufficiente, una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità.
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Riconoscimento vizi cosa venduta: la Cassazione decide
Una società acquirente ottiene la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo per un macchinario difettoso. La Cassazione conferma la decisione, sottolineando che il riconoscimento vizi cosa venduta da parte del venditore rende superflua la denuncia nei termini di legge.
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Provvigione agente: sì alla transazione tra le parti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12816/2024, ha stabilito un importante principio in materia di provvigione agente. Se il preponente e il cliente concludono una transazione che comporta la mancata esecuzione di un contratto procurato dall'agente, a quest'ultimo spetta una provvigione ridotta ai sensi dell'art. 1748, co. 5, c.c. sulla parte non eseguita. La Corte ha chiarito che, sebbene la provvigione piena non sia dovuta sulla somma transattiva (in quanto non è corrispettivo per affari conclusi), l'accordo che estingue il rapporto contrattuale rientra nella previsione di legge che tutela l'agente.
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Compenso avvocato: l’attività stragiudiziale connessa
Un avvocato ha richiesto il saldo del suo compenso, distinguendo tra attività stragiudiziale e giudiziale per la nomina di un arbitro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il compenso avvocato per l'attività stragiudiziale non è dovuto separatamente se questa è funzionale e connessa a quella giudiziale e priva di autonomia. Inoltre, ha chiarito che il procedimento per la nomina di un arbitro rientra nella volontaria giurisdizione, con tariffe inferiori a quelle dell'arbitrato vero e proprio.
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Contratto agente sportivo: validità e norme FIGC
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di un contratto di agente sportivo contestato da una società calcistica. La società sosteneva la nullità dell'accordo per violazione delle norme federali e il mancato avveramento di una condizione per il pagamento della provvigione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le presunte violazioni normative dovevano essere sollevate nei gradi di merito e non per la prima volta in Cassazione. Inoltre, la verifica sull'avveramento della condizione contrattuale costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità, confermando così l'obbligo di pagamento della provvigione.
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Lavoro subordinato: quando non è riconosciuto
Una professionista sanitaria ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto di collaborazione pluriennale come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11937/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato ribadito che, per qualificare un rapporto come subordinato, è essenziale provare la soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, elemento non riscontrato nel caso di specie.
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Comporto part-time verticale: no alla riduzione
Un lavoratore con contratto part-time verticale è stato licenziato per superamento del periodo di comporto, calcolato dall'azienda in modo proporzionalmente ridotto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il licenziamento illegittimo. Ha statuito che, in assenza di una specifica previsione del contratto collettivo nazionale, il periodo di comporto per un lavoratore in part-time verticale non può essere ridotto e deve essere uguale a quello di un lavoratore a tempo pieno, in applicazione del principio di non discriminazione.
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Contratto part-time: l’orario va indicato subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11333/2024, ha stabilito che un contratto part-time è illegittimo se non contiene una puntuale indicazione della collocazione temporale dell'orario di lavoro. Nel caso esaminato, un'azienda aveva indicato solo il monte ore annuo e il numero di turni e mesi lavorativi, senza specificare la distribuzione. La Corte ha confermato l'illegittimità del contratto, rigettando il ricorso dell'azienda, e ha accolto quello del lavoratore, affermando che il giudice ha il potere-dovere di determinare le modalità temporali della prestazione qualora il contratto sia omissivo, a tutela della certezza e della capacità del dipendente di organizzare la propria vita.
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Dimissioni nulle: la guida sulla protezione lavoratrice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11236/2024, ha stabilito che le dimissioni rassegnate da una lavoratrice durante il periodo protetto post-matrimoniale sono nulle se non convalidate, anche se la stessa viene contestualmente nominata amministratore unico della società. La Corte ha rigettato la tesi del recesso tacito, poiché la lavoratrice aveva di fatto continuato a svolgere le sue precedenti mansioni, dimostrando la continuità del rapporto di lavoro subordinato.
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Distanze tra costruzioni: ricostruzione e regole
Una società edilizia cita in giudizio un'altra impresa per la costruzione di un edificio a distanza non regolamentare dal confine. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11193/2024, ha chiarito due principi fondamentali sulle distanze tra costruzioni. Primo, le norme locali che impongono una distanza minima dal confine si applicano sempre, anche se gli edifici non si fronteggiano. Secondo, un intervento di demolizione e ricostruzione non è automaticamente una 'nuova costruzione' solo perché presenta un aumento di volumetria. Il giudice deve verificare la normativa locale e nazionale, anche sopravvenuta, che potrebbe consentire il mantenimento delle distanze preesistenti. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Giurisdizione internazionale: decide il luogo di consegna
In una disputa tra un venditore italiano e un acquirente egiziano per la fornitura di un impianto industriale, la Corte di Cassazione ha stabilito il difetto di giurisdizione del giudice italiano. La decisione si fonda sul principio che, nei contratti di vendita internazionale, la competenza spetta al giudice del luogo in cui i beni dovevano essere consegnati. Nel caso specifico, essendo la consegna e l'installazione previste in Egitto, la giurisdizione internazionale appartiene all'autorità giudiziaria egiziana.
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Prescrizione crediti lavoro: stop alla decorrenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9698/2024, chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione crediti lavoro. Viene stabilito che la domanda giudiziale volta ad accertare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato (in caso di interposizione illecita di manodopera) interrompe la prescrizione per tutti i diritti che ne derivano, inclusi quelli retributivi. L'effetto interruttivo dura fino al passaggio in giudicato della sentenza, rendendo tempestiva la successiva richiesta di pagamento delle differenze retributive.
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Ricorso inammissibile: i requisiti per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una ex dipendente contro la condanna al risarcimento danni per appropriazione indebita. La decisione si fonda sulla non conformità dell'atto ai requisiti di legge, che deve contenere motivi specifici e argomentati e non una mera elencazione di norme. Questo caso evidenzia l'importanza cruciale del rispetto del paradigma legale per accedere al giudizio di legittimità.
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Recesso anticipato contratto a progetto: guida pratica
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento del danno per recesso anticipato da un contratto a progetto. La controversia verteva sulla durata del contratto, risolta valorizzando una copia corretta e siglata solo dall'azienda ma prodotta in giudizio dal lavoratore. La Corte ha stabilito che la produzione in giudizio equivale a sottoscrizione e ha chiarito che la richiesta di risarcimento, anche se parametrata alla retribuzione mancata, non costituisce una domanda di natura retributiva.
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Contratto lavoro sportivo: inefficacia e fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un dirigente sportivo contro il fallimento di una società calcistica. La Corte ha stabilito che il suo contratto lavoro sportivo è divenuto inefficace non a causa del fallimento, ma a seguito della mancata iscrizione della squadra al campionato, evento di cui il dirigente stesso era stato ritenuto responsabile. Di conseguenza, il suo credito per le retribuzioni non è stato ammesso allo stato passivo del fallimento.
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Clausola Sociale: Obbligo di Assunzione Confermato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9273/2024, ha confermato l'obbligo per un'azienda subentrante in un appalto di assumere i dipendenti della precedente gestione, in virtù della clausola sociale prevista dal CCNL di settore. La Corte ha stabilito che tale clausola crea un diritto soggettivo pieno all'assunzione per i lavoratori, e non un semplice obbligo di trattativa sindacale. Di conseguenza, il ricorso dell'azienda è stato rigettato, consolidando la tutela occupazionale nei cambi di appalto.
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