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Art. 375 Codice di Procedura Civile

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2290 provvedimenti

Perdita di chance: onere della prova e risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per danni derivanti da perdita di chance, sostenendo che le procedure di selezione per incarichi dirigenziali erano illegittime. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che per ottenere un risarcimento non è sufficiente dimostrare l'irregolarità della procedura, ma è indispensabile provare un nesso di causalità e una concreta probabilità di successo che è andata perduta a causa di tale irregolarità.
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Giudicato implicito sulla giurisdizione: il caso
Una società energetica chiede il risarcimento danni a un'Autorità Portuale per responsabilità precontrattuale. Dopo una condanna in appello, l'Autorità ricorre in Cassazione eccependo il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile: non avendo l'Autorità impugnato la sentenza di primo grado sul punto della giurisdizione, si è formato un giudicato implicito sulla giurisdizione che preclude ogni successiva contestazione.
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Risarcimento danni: incarico dirigenziale illegittimo
Una dipendente pubblica ha ottenuto il risarcimento danni per il mancato conferimento di un incarico dirigenziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche se la procedura si basava su una legge poi dichiarata incostituzionale, il danno era derivato dalla violazione dei principi di correttezza e buona fede da parte dell'Amministrazione, che non aveva effettuato una reale valutazione comparativa tra i candidati. La condotta illegittima dell'ente pubblico fonda autonomamente il diritto al risarcimento.
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Aiuti di Stato e rimborso sisma: limiti professionisti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che concedeva un rimborso fiscale a un professionista vittima del sisma del 1990. La ragione risiede nel fatto che, secondo il diritto europeo, anche i lavoratori autonomi sono considerati imprese. Pertanto, il beneficio fiscale si configura come un aiuto di Stato, ammissibile solo se rispetta la soglia 'de minimis'. Il caso è stato rinviato per verificare questo specifico presupposto.
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Notifica telematica tardiva: quando si perfeziona?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la regola sulla notifica telematica tardiva. Se una PEC viene inviata dopo le 21:00, per il destinatario si perfeziona alle 7:00 del giorno successivo. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente dichiarato tardivo l'appello dell'Agenzia delle Entrate.
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Definizione agevolata: processo sospeso o estinto?
Una società impugna un avviso di liquidazione per maggiore imposta di registro su una complessa operazione di permuta aziendale. Durante il giudizio in Cassazione, una delle società coobbligata aderisce alla definizione agevolata ("rottamazione quater"). A causa di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sugli effetti di tale adesione sul processo pendente (sospensione, estinzione immediata o inammissibilità), la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a pubblica udienza per risolvere il conflitto e decidere sulla questione di particolare importanza.
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Rottamazione quater: sospensione o estinzione?
Una società, durante un ricorso in Cassazione per un accertamento fiscale, ha aderito alla "rottamazione quater", chiedendo il rinvio. La Suprema Corte, di fronte a tre orientamenti interni contrastanti (sospensione, estinzione, inammissibilità), non ha deciso nel merito. Ha invece emesso un'ordinanza interlocutoria per rimettere la questione a una udienza pubblica, al fine di risolvere il conflitto giurisprudenziale e stabilire un principio di diritto univoco sugli effetti della definizione agevolata nei giudizi pendenti.
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Legittimazione ex legale rappresentante: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un complesso caso di legittimazione ex legale rappresentante. La questione verte sulla possibilità per l'ex amministratore di una società, prima soggetta a sequestro preventivo delle quote e poi dichiarata fallita, di impugnare avvisi di accertamento e cartelle di pagamento notificati al curatore fallimentare. Data la rilevanza e la complessità del principio di diritto da stabilire, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento.
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Rinnovo contratto a termine: nessun diritto automatico
Una dottoressa con contratto a termine ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per non aver rinnovato il suo contratto per la stessa durata dei suoi colleghi. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che non esiste un diritto automatico al rinnovo del contratto a termine nel pubblico impiego. La decisione di rinnovare è un potere discrezionale dell'amministrazione e la lavoratrice non poteva chiedere un risarcimento per perdita di chance in quanto priva di un'aspettativa giuridicamente tutelata.
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Indennità di sostituzione: no a differenze retributive
Un dirigente medico svolgeva di fatto mansioni superiori. La Cassazione nega il diritto alle differenze retributive, confermando che spetta solo l'indennità di sostituzione prevista dal CCNL Sanità, poiché la sostituzione avviene nel ruolo unico della dirigenza.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
Una professionista sanitaria ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per ottenere differenze retributive, avendo svolto per anni mansioni superiori senza un formale incarico. Dopo un parziale accoglimento in appello, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità dei motivi. L'ordinanza sottolinea che non è possibile chiedere alla Cassazione una nuova valutazione delle prove e che i motivi di ricorso devono essere autosufficienti, indicando con precisione gli atti e i documenti a sostegno delle proprie tesi.
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Mansioni superiori sanità: guida alla sentenza
Due psicologhe ottengono il riconoscimento delle differenze retributive per mansioni superiori sanità. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda ospedaliera, confermando la decisione della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva stabilito che, nonostante un riassetto aziendale e un diverso inquadramento formale, le lavoratrici avevano di fatto continuato a svolgere le medesime mansioni superiori, basando la decisione su un accertamento autonomo dei fatti e non sulla mera estensione di un precedente giudicato.
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Mansioni superiori: no paga extra senza posto formale
Un dirigente sanitario ha svolto per anni mansioni superiori a quelle della sua qualifica, richiedendo le differenze retributive. I tribunali di merito gli hanno dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza n. 26259/2024, la Suprema Corte ha stabilito che per il riconoscimento economico delle mansioni superiori nel settore sanitario pubblico, non è sufficiente lo svolgimento di fatto dei compiti, ma è indispensabile che la posizione dirigenziale sia formalmente prevista nell'atto aziendale e l'incarico ufficialmente conferito. Di conseguenza, nessuna retribuzione di posizione aggiuntiva è dovuta.
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Mansioni superiori sanità: onere della prova
Una dirigente medica ha richiesto differenze retributive per mansioni superiori sanità, sostenendo di aver diretto una struttura complessa. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione d'appello. La Corte ha sottolineato che la lavoratrice non ha fornito la prova concreta delle mansioni svolte, un onere indispensabile per superare la classificazione formale dell'ente.
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Legittimazione socio: appello dopo sequestro quote
Un'ordinanza interlocutoria della Cassazione esamina la questione della legittimazione del socio ed ex amministratore a impugnare un avviso di accertamento fiscale notificato alla società, le cui quote sono state sottoposte a sequestro preventivo con nomina di un custode giudiziario. Data la rilevanza del quesito, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione congiunta con un caso analogo, senza ancora decidere nel merito della legittimazione socio.
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Impugnazione compensi CTU: quando si usa l’opposizione
Il caso analizza la corretta modalità di impugnazione dei compensi CTU quando la liquidazione è inserita nella sentenza di merito anziché in un decreto autonomo. La Corte di Cassazione, rilevando l'importanza della questione per l'uniformità del diritto e l'assenza di precedenti specifici, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a pubblica udienza. La decisione finale chiarirà se debba prevalere il rito speciale dell'opposizione, fondato sulla sostanza dell'atto, o se le parti debbano procedere con l'appello ordinario.
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Dies a quo impugnazione: da quando decorre il termine?
La Cassazione rinvia a pubblica udienza il caso sul 'dies a quo impugnazione' per un socio le cui quote societarie erano sotto sequestro preventivo. La questione è se il termine per impugnare un avviso di accertamento decorra dalla notifica al custode giudiziario o dalla conoscenza effettiva del socio, eccezionalmente legittimato ad agire.
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Legittimazione ex legale rappresentante: Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa sulla legittimazione dell'ex legale rappresentante di una società fallita a impugnare atti fiscali. La società era coinvolta in una frode IVA e sottoposta a sequestro preventivo. Di fronte all'inerzia del curatore fallimentare, l'ex amministratore ha agito in giudizio. La Corte ha ritenuto la questione sulla legittimazione ex legale rappresentante troppo complessa per una decisione in camera di consiglio, richiedendo un'analisi più approfondita e l'acquisizione del fascicolo completo.
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Legittimazione socio: chi contesta l’accertamento?
L'ordinanza analizza il caso della legittimazione di un socio a impugnare un avviso di accertamento notificato alla società, dopo che le quote di quest'ultima sono state sottoposte a sequestro preventivo e affidate a un custode giudiziario. A causa della particolare rilevanza della questione, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza ancora decidere nel merito. L'Amministrazione finanziaria contestava proprio la legittimazione del socio, ritenendo che solo il custode potesse agire.
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Legittimazione socio: sequestro quote e ricorso fiscale
Un'ordinanza interlocutoria della Cassazione esamina il caso della legittimazione del socio, ex amministratore di una S.r.l. fallita, a impugnare un avviso di accertamento fiscale. La questione centrale riguarda il suo diritto di agire dopo che le quote societarie sono state sottoposte a sequestro preventivo e un custode giudiziario è stato nominato. Data la rilevanza del tema, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per la decisione finale.
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