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Art. 360 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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16664 provvedimenti

Altri anni per Art. 360 Codice di Procedura Civile

Credito IVA: come provarlo senza dichiarazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6242/2024, ha stabilito che un contribuente non perde il diritto a un credito IVA anche se omesso nella dichiarazione annuale. Tuttavia, in caso di contestazione da parte dell'Amministrazione Finanziaria tramite controllo automatizzato, spetta al contribuente l'onere di provare l'esistenza dei requisiti sostanziali che hanno generato tale credito. La Corte ha cassato la decisione di merito che si era fermata all'aspetto formale, rinviando la causa per una valutazione sulla prova effettiva del credito.
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Costi indeducibili: Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società edile e del suo socio contro avvisi di accertamento basati su costi indeducibili per operazioni oggettivamente inesistenti. La Corte ha dichiarato inammissibili i motivi del ricorso, chiarendo che non si può introdurre in Cassazione un argomento non pertinente alla decisione impugnata e che la notifica dell'avviso è valida se i documenti richiamati sono già noti al contribuente.
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Soggetto passivo IMU: chi paga dopo la risoluzione?
Una società di leasing ha impugnato un avviso di accertamento IMU per gli anni 2013-2014, sostenendo che il soggetto passivo IMU fosse l'utilizzatore, dato che non aveva restituito l'immobile dopo la risoluzione del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, con la risoluzione del contratto di leasing, la soggettività passiva ai fini IMU torna in capo alla società concedente, proprietaria del bene, indipendentemente dalla mancata riconsegna materiale dell'immobile.
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Integrazione del contraddittorio: notifica e processo
La Corte di Cassazione, analizzando un ricorso in materia fiscale, ha rilevato l'assenza della prova di notifica dell'atto a una delle parti. Anziché dichiarare l'inammissibilità, ha emesso un'ordinanza interlocutoria che impone al ricorrente l'integrazione del contraddittorio, ovvero il perfezionamento della notifica entro 60 giorni. La decisione sottolinea come il diritto di difesa e la regolare costituzione del processo prevalgano sulla sua celerità.
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Notifica al socio fallito: quando è necessaria?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un agente della riscossione per un vizio di notifica. L'ordinanza ribadisce un principio fondamentale: in caso di fallimento di una società, l'atto impositivo deve essere notificato non solo al curatore fallimentare, ma anche personalmente al socio coobbligato. La mancata notifica al socio fallito rende l'atto inefficace nei suoi confronti, come correttamente deciso dalla Commissione Tributaria Regionale.
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Accesso Guardia di Finanza: quando serve l’autorizzazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6237/2024, ha chiarito che un accesso della Guardia di Finanza presso i locali commerciali di un'impresa non richiede una preventiva autorizzazione scritta. Tale autorizzazione è necessaria solo per i funzionari civili dell'Amministrazione finanziaria. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva invalidato una verifica fiscale basandosi sulla mancata esibizione di tale documento, ribadendo i poteri di polizia tributaria del corpo.
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Accesso Guardia di Finanza: non serve autorizzazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un verbale di accertamento non è nullo se la Guardia di Finanza effettua un accesso nei locali aziendali senza esibire un'autorizzazione scritta. Questo potere deriva dalla qualifica di polizia tributaria, a differenza dei funzionari civili. L'ordinanza chiarisce i limiti e i poteri durante un'ispezione fiscale, ribaltando la decisione di merito che aveva annullato le sanzioni a carico di un'impresa per la mancata esibizione dell'ordine di accesso Guardia di Finanza.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6216/2024, ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una frode carosello. L'oggetto del contendere erano delle operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici hanno confermato che l'onere di provare la propria buona fede e la massima diligenza ricade sul contribuente, una volta che l'Amministrazione Finanziaria ha fornito elementi, anche presuntivi, sulla sua consapevolezza di partecipare alla frode. L'assoluzione in sede penale del legale rappresentante non è stata ritenuta vincolante per il giudice tributario.
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Contrasto motivazione dispositivo: nullità sentenza
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito a causa di un insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo. Il caso riguardava una richiesta di risarcimento danni, dove la motivazione definiva una somma come onnicomprensiva di interessi, mentre il dispositivo la indicava come base su cui calcolare ulteriori interessi. La Suprema Corte ha ritenuto tale discrepanza radicale e insanabile, tale da rendere nullo il comando giudiziale e ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova decisione.
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Accertamento bancario: presunzioni e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6209/2024, ha respinto il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento IRPEF basato su indagini finanziarie. La Corte ha confermato che la presunzione legale di maggior reddito derivante dai versamenti bancari si applica a tutti i contribuenti, non solo agli imprenditori. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di contraddittorio preventivo non sussiste per le verifiche fiscali condotte "a tavolino". Di conseguenza, l'onere di provare che tali somme non costituiscono reddito imponibile ricade interamente sul contribuente.
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Sgravio del ruolo: non è acquiescenza per la Cassazione
Una società contesta una cartella di pagamento. Il tribunale di primo grado le dà ragione. L'Agenzia delle Entrate emette uno sgravio del ruolo ma appella la sentenza. La Corte di Cassazione chiarisce che lo sgravio non è acquiescenza ma un atto dovuto per conformarsi alla decisione di primo grado, e quindi l'appello è ammissibile. La causa torna al giudice di merito.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
Una società metallurgica, coinvolta in presunte operazioni soggettivamente inesistenti nell'ambito di una frode carosello, si è rivolta alla Suprema Corte dopo due rigetti nei gradi di merito. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che in caso di frodi IVA spetta all'Amministrazione Finanziaria provare la consapevolezza del contribuente, anche in via presuntiva. Quest'ultimo deve poi dimostrare la massima diligenza. La Corte ha inoltre chiarito che una precedente assoluzione penale dell'amministratore non vincola automaticamente il giudice tributario.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. I giudici di secondo grado, pur enunciando correttamente il principio sull'onere della prova a carico del contribuente in caso di accertamenti bancari, avevano omesso di analizzare concretamente le prove specifiche fornite. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione basata su formule generiche e non ancorata ai fatti di causa è nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Responsabilità socio receduto: notifica obbligatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6197/2024, ha stabilito che l'atto impositivo deve essere notificato direttamente al socio che ha lasciato la società prima della notifica dell'atto stesso all'azienda. Questa decisione tutela il diritto di difesa del socio e chiarisce i limiti della responsabilità socio receduto per i debiti fiscali dell'impresa, rendendo illegittime le pretese di pagamento non precedute da tale notifica.
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Accertamento a tavolino: le regole per la validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6198/2024, ha chiarito i limiti di validità di un accertamento a tavolino. Una società ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte, lamentando la violazione del contraddittorio preventivo e la carenza di prove. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che per l'accertamento a tavolino non si applicano le stesse garanzie delle verifiche in loco. Inoltre, ha confermato che l'Agenzia Fiscale può legittimamente presumere maggiori ricavi da locazioni basandosi su valori di mercato (OMI) e altre presunzioni, invertendo l'onere della prova sul contribuente. Anche i costi generici e non inerenti sono stati ritenuti indeducibili.
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Frode carosello: Cassazione su onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una frode carosello IVA. La sentenza conferma che, provati gli indizi della frode da parte dell'Agenzia delle Entrate, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari e l'autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale.
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Onere probatorio lavoro subordinato: prova in appello
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte chiarisce i limiti alla produzione di nuove prove in appello nel rito del lavoro e ribadisce che spetta al lavoratore soddisfare l'onere probatorio sin dal primo grado. La sentenza impugnata non presentava un vizio di motivazione tale da giustificarne la cassazione.
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Notifica cartella di pagamento: prova di ricezione
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria contestando la validità della notifica della cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento, in caso di irreperibilità relativa del destinatario, si perfeziona solo con la prova dell'effettiva ricezione della raccomandata informativa, e non con la sua semplice spedizione. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI, perdendo sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio della "doppia conforme", che impedisce un nuovo esame dei fatti quando due sentenze di merito giungono alla stessa conclusione. La Corte ha sottolineato che il ricorso si limitava a richiedere una nuova valutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità.
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Crediti ereditari: successione e contratto d’affitto
La Cassazione chiarisce che i crediti ereditari entrano in comunione tra i coeredi. Nel caso di un contratto d'affitto agrario, se l'erede non succede nel contratto, non acquisisce il diritto all'indennità per i miglioramenti, che non può quindi essere trasmesso né agli eredi né ai legatari. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che la mancata successione nel rapporto contrattuale impedisce la nascita del credito.
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