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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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121 provvedimenti

Altri anni per Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai pensionati. La Corte ribadisce che solo la legge statale può introdurre prelievi forzosi, e non un regolamento interno dell'ente, confermando il diritto degli eredi di un pensionato alla restituzione delle somme trattenute con prescrizione decennale.
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Calcolo pensione: no a riforme in peius retroattive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pensionistico professionale che aveva applicato un nuovo e meno favorevole metodo di calcolo pensione a un trattamento già liquidato. La Corte ha ribadito che le casse non possono modificare retroattivamente in senso peggiorativo i criteri di calcolo, poiché ciò equivarrebbe a un'imposizione patrimoniale riservata alla legge. Ha inoltre confermato che l'azione per recuperare le somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzandi che ha frequentato le scuole di specializzazione prima del 2006 ha citato in giudizio lo Stato, sostenendo che la loro remunerazione fosse inadeguata ai sensi del diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, dichiarandolo inammissibile. La Corte ha confermato che le direttive UE non imponevano criteri specifici sull'importo della remunerazione dei medici specializzandi, lasciando la discrezionalità agli Stati membri. Anche le richieste di adeguamento all'inflazione e triennali sono state respinte sulla base di una giurisprudenza consolidata.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per inadeguata remunerazione. Il caso verteva sulla prescrizione medici specializzandi, con la Corte che ha confermato l'inammissibilità per motivi procedurali, in particolare la confusività dell'atto di appello, e per l'infondatezza della pretesa basata su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze sulle spese legali
Un gruppo di medici specialisti ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. Poiché la controparte non ha accettato la rinuncia, la Corte ha dichiarato estinto il giudizio ma ha condannato i ricorrenti a pagare due terzi delle spese legali, motivando che il ricorso sarebbe stato comunque inammissibile.
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Remunerazione medici specializzandi: no adeguamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2060/2026, ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata 'adeguata remunerazione' e il mancato adeguamento inflazionistico della loro borsa di studio durante la specializzazione post-1991. La Corte ha stabilito che la normativa europea non imponeva un importo specifico e che le leggi nazionali avevano legittimamente bloccato gli adeguamenti triennali per il periodo in questione, confermando le sentenze dei gradi precedenti.
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Remunerazione medici specializzandi: no adeguamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2058/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento del danno per una remunerazione ritenuta non adeguata e non aggiornata periodicamente. La Corte ha ribadito che la normativa europea non imponeva un livello retributivo specifico e che le leggi nazionali di contenimento della spesa pubblica hanno legittimamente bloccato gli adeguamenti per gli iscritti tra il 1992 e il 2006. La decisione conferma un orientamento consolidato, sanzionando i ricorrenti anche per lite temeraria.
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Prescrizione medici specializzandi: dies a quo confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata retribuzione durante gli anni '80. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/99. È stata rigettata la tesi dei ricorrenti secondo cui il termine sarebbe dovuto partire solo dal momento in cui avrebbero avuto "piena conoscenza" del loro diritto, ritenendo le direttive comunitarie originarie sufficientemente chiare.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione
Un gruppo di medici specializzandi ha citato in giudizio lo Stato per ottenere il risarcimento del danno dovuto alla tardiva attuazione delle direttive UE sulla corretta remunerazione. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per molti, specificando però quali specializzazioni sono ammesse. L'ordinanza accoglie parzialmente il ricorso dei medici per alcune specializzazioni (es. oftalmologia, nefrologia), ritenute equipollenti a quelle elencate nelle direttive, cassando con rinvio la precedente decisione. Vengono invece respinte le richieste di un risarcimento maggiore e le pretese relative a specializzazioni non contemplate dalle norme comunitarie.
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Risarcimento medici specializzandi: la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione tra il 1983 e il 1991. L'ordinanza conferma che il termine di prescrizione decennale per il diritto al risarcimento medici specializzandi è iniziato il 27 ottobre 1999. Secondo la Corte, il diritto era chiaro e inequivocabile sin dalle direttive europee degli anni '80, rendendo la pretesa dei ricorrenti ormai prescritta.
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Responsabilità attestatore: quando il credito è escluso
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione del credito di un professionista attestatore dal passivo di un fallimento. La decisione si fonda sulla grave negligenza del professionista, che non ha verificato in modo approfondito i dati aziendali, omettendo di rilevare anomalie e atti di frode che hanno poi portato alla revoca del concordato preventivo. La sentenza sottolinea che la responsabilità attestatore non si limita a una verifica formale, ma impone un'analisi sostanziale e critica a tutela dei creditori.
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Decreto ingiuntivo fallimento: l’ordinanza della Corte
La Corte di Cassazione chiarisce l'inefficacia del decreto ingiuntivo fallimento. Se il debitore fallisce mentre è pendente un'opposizione al decreto, quest'ultimo diventa inopponibile alla massa dei creditori, così come l'ipoteca giudiziale su di esso fondata. L'ordinanza sottolinea che la mancata riassunzione del giudizio da parte del curatore non sana questa inefficacia, confermando un principio consolidato a tutela della par condicio creditorum.
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Indennità di occupazione: il valore non fa giudicato
In un caso di espropriazione per pubblica utilità, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla portata del giudicato. Una precedente sentenza aveva determinato l'indennità di occupazione legittima per un terreno, fissandone la natura edificabile e un valore di mercato. In un successivo giudizio per il risarcimento del danno da perdita definitiva della proprietà (c.d. occupazione appropriativa), la Corte d'Appello aveva ritenuto quel valore vincolante. La Cassazione ha annullato tale decisione, precisando che il giudicato si forma solo sulla qualificazione giuridica del terreno (es. edificabile), ma non sul suo specifico valore economico, che deve essere autonomamente accertato nel giudizio risarcitorio, data la diversità delle due azioni legali.
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Massimale pensionistico: illegittimo per le vecchie pensioni
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza, confermando l'illegittimità dell'applicazione di un massimale pensionistico a un professionista la cui pensione è iniziata prima del 1° gennaio 2007. La Corte ha ribadito che, prima della L. 296/06, le Casse non avevano il potere di imporre tetti alle pensioni. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per i ratei arretrati.
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Onere della prova fido bancario: la Cassazione decide
Una banca ricorre in Cassazione dopo una condanna a rimborsare un correntista. Il ricorso è rigettato. La Suprema Corte conferma che, in presenza di indizi su un'apertura di credito, l'onere della prova per dimostrare la natura solutoria dei versamenti (e quindi la loro prescrizione) grava sulla banca, non sul cliente. Viene inoltre ribadita la possibilità di provare un fido anche in assenza di un contratto scritto, basandosi su elementi presuntivi.
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Ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato da due garanti. La decisione si fonda principalmente sul difetto di autosufficienza del ricorso, poiché gli appellanti non hanno specificato adeguatamente i motivi d'appello originari. La Corte ha inoltre ribadito la piena validità del cosiddetto "mutuo solutorio", chiarendo che non è nullo e che l'accredito su conto corrente costituisce una valida dazione di denaro.
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Scientia decoctionis: quando l’appello è inammissibile
Un'azienda cartaria, dopo aver ricevuto pagamenti da una società poi fallita, si è vista revocare tali somme. I tribunali di merito hanno confermato che l'azienda era a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore (scientia decoctionis). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale, poiché mirava a un riesame dei fatti e mescolava in modo confuso diversi motivi di impugnazione, violando i principi procedurali per il ricorso di legittimità.
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Occupazione usurpativa: la giurisdizione è civile
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, stabilisce che in caso di occupazione usurpativa, ovvero l'apprensione di un bene da parte della Pubblica Amministrazione avvenuta al di fuori di qualsiasi procedura legittima, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Il caso riguardava un terreno privato occupato per la realizzazione di un'opera pubblica, ma senza un valido titolo ablativo. La Corte ha qualificato l'azione come un illecito permanente, riaffermando la competenza del tribunale civile a tutelare il diritto di proprietà del cittadino.
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Azione revocatoria: il danno qualitativo è sufficiente
Una società acquirente ha impugnato in Cassazione una sentenza che confermava la revoca di una compravendita immobiliare. L'azione revocatoria era stata avviata da un creditore della società venditrice, poi fallita. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il presupposto del danno (eventus damni) per l'azione revocatoria non deve essere necessariamente quantitativo. È sufficiente un danno qualitativo, che si verifica quando un bene difficilmente occultabile, come un immobile, viene sostituito con denaro, bene più facile da sottrarre alla garanzia dei creditori, rendendo più incerta la soddisfazione del credito.
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Remunerazione medici specializzandi: no adeguamento
La Corte di Cassazione ha rigettato le richieste di un gruppo di medici specializzandi relative all'adeguamento economico delle loro borse di studio per il periodo 1991-2006. La sentenza stabilisce che il blocco degli adeguamenti all'inflazione e la mancata applicazione retroattiva di normative più favorevoli sono legittimi. La Corte ha confermato che la remunerazione dei medici specializzandi era disciplinata da una serie di leggi che hanno congelato gli importi, escludendo qualsiasi aumento o rivalutazione.
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