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Art. 36 Costituzione — Anno 2024

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380 provvedimenti

Altri anni per Art. 36 Costituzione

Indennità ferie non godute: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5752/2024, ha stabilito che non spetta l'indennità per ferie non godute al lavoratore che, pur formalmente invitato dal datore di lavoro a usufruire del riposo accumulato, si sia rifiutato senza giustificato motivo. Il caso riguardava un dirigente che, dopo aver ricevuto una comunicazione per la fruizione delle ferie, ne aveva goduto solo in parte, rinviando le restanti e successivamente dimettendosi. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ridotto l'importo dell'indennità, sottolineando come la monetizzazione delle ferie non sia dovuta se il mancato godimento dipende da una scelta del dipendente.
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Mansioni superiori: delega di firma non basta
Una dipendente pubblica ha richiesto le differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori dirigenziali. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, stabilendo che la lavoratrice aveva ricevuto solo una delega di firma e non di funzioni, con la piena responsabilità delle attività rimasta in capo al dirigente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5683/2024, ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile in quanto mirava a un riesame dei fatti. Il principio chiave è che per il riconoscimento delle mansioni superiori è necessario l'effettivo esercizio delle piene responsabilità del ruolo, non il semplice compimento di alcuni atti su delega.
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Indennità professionale: limiti e criteri di calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5583/2024, ha respinto il ricorso di un ricercatore che richiedeva un'indennità di responsabilità professionale calcolata su base più favorevole rispetto a quanto previsto dalla legge. La Corte ha stabilito che i limiti massimi fissati da una norma primaria (nel caso specifico, il 15% dello stipendio tabellare iniziale) non possono essere derogati da fonti di livello inferiore come accordi decentrati o circolari interne, anche se queste prevedono un criterio di calcolo differente. La decisione ribadisce la gerarchia delle fonti nel pubblico impiego e i presupposti necessari per l'erogazione dei trattamenti economici accessori.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Cassazione chiarisce
Una lavoratrice, impiegata nella vendita di carte di credito, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, non ravvisando gli indici della subordinazione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la corretta qualificazione del rapporto di lavoro dipende dalla prova della soggezione al potere direttivo del datore, prova che in questo caso mancava.
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Termine impugnazione lavoro: la Cassazione decide
Un gruppo di dipendenti pubblici ha fatto ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che negava il riconoscimento della loro anzianità di servizio e un inquadramento superiore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La decisione sottolinea che il termine impugnazione lavoro di sei mesi non è soggetto alla sospensione feriale, ribadendo un principio consolidato per le controversie in materia di lavoro, inclusi i giudizi di legittimità.
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Indennità agente unico: non si tocca con la riorganizzazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di servizi postali, confermando il diritto di un lavoratore a percepire l'indennità agente unico. La Corte ha stabilito che tale indennità ha natura retributiva e, in base al principio di irriducibilità della retribuzione, non può essere soppressa unilateralmente dall'azienda a seguito di una riorganizzazione del servizio, anche se gli accordi collettivi che la prevedevano sono stati superati.
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Inquadramento personale pubblico: no a prova idoneativa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per l'inquadramento del personale pubblico in una categoria superiore, la prova idoneativa non può essere equiparata al concorso pubblico. Il caso riguardava una dipendente universitaria che chiedeva la riclassificazione basandosi su una prova superata in passato. La Corte ha dato ragione all'Ateneo, affermando che il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) richiede specificamente il superamento di un concorso pubblico con determinati requisiti, una condizione non soddisfatta dalla mera prova di idoneità.
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Retribuzione ferie: calcolo e indennità variabili
Con l'ordinanza n. 5198/2024, la Corte di Cassazione ha confermato che nel calcolo della retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, ma erogate in modo continuativo e collegate alla mansione. Escluderle, infatti, creerebbe un disincentivo economico per il lavoratore a godere delle ferie, violando così il diritto europeo. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti contro i suoi dipendenti, allineandosi alla consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un lavoratore ha agito contro il suo datore di lavoro e la relativa azienda agricola per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del frazionamento del credito, stabilendo che non costituisce abuso del processo agire prima con un procedimento monitorio per un credito liquido e documentato, e poi con una causa ordinaria per accertare un credito diverso, vantato verso due soggetti distinti. La Corte ha rigettato il ricorso dei datori di lavoro, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Risoluzione anticipata rapporto: rinvio a pubblica udienza
Un ex direttore di un ente di edilizia residenziale ha impugnato la risoluzione anticipata del suo rapporto di lavoro, avvenuta per effetto di una legge regionale. La Corte d'Appello ha respinto il suo ricorso, condannandolo anche a restituire ingenti somme. La Corte di Cassazione, vista la complessità delle questioni sollevate, tra cui dubbi di costituzionalità e la natura giuridica della cessazione del rapporto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una discussione più approfondita.
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Inquadramento lavorativo: limiti contrattazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5008/2024, ha chiarito i limiti dell'inquadramento lavorativo nel pubblico impiego. Alcuni autisti-soccorritori chiedevano il passaggio dall'Area A all'Area B basandosi su un contratto integrativo. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la contrattazione integrativa non può disporre un automatico passaggio ad un'area superiore, poiché tale progressione (verticale) deve avvenire solo tramite le procedure selettive previste dal contratto nazionale (CCNL), nel rispetto dei principi sui pubblici concorsi.
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Danno comunitario: sì anche senza contratto scritto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4943/2024, ha stabilito un principio fondamentale a tutela dei lavoratori precari del settore pubblico. La Corte ha chiarito che il diritto al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" per l'abusiva reiterazione di contratti a termine sussiste anche quando i rapporti di lavoro sono stati instaurati senza un contratto scritto. La mancanza della forma scritta, che di per sé costituisce un'illegittimità, non può annullare la tutela prevista dalla normativa europea contro l'abuso dei contratti a termine, ma anzi ne rafforza la necessità.
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Lavoro pubblico precario: tutela anche senza contratto
Una lavoratrice del settore forestale, impiegata da una Pubblica Amministrazione con una serie di contratti a termine non scritti, ha visto riconosciuto il suo diritto al risarcimento per l'abuso di tali contratti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nullità dei contratti per mancanza di forma scritta non esclude la tutela contro la reiterazione abusiva, rafforzando così la protezione del lavoro pubblico precario in linea con le direttive europee. È stato invece negato il diritto a un'indennità per la mera disponibilità a lavorare.
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Danno comunitario: tutela anche senza contratto scritto
Una lavoratrice precaria, impiegata per anni da una pubblica amministrazione regionale tramite rapporti a termine non formalizzati per iscritto, ha richiesto il risarcimento per l'abusiva reiterazione dei contratti. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha stabilito un principio cruciale: la tutela risarcitoria per il cosiddetto "danno comunitario" spetta al lavoratore anche in assenza di un contratto scritto. La nullità del contratto per vizio di forma, imputabile all'amministrazione, non può vanificare la protezione prevista dalla normativa europea contro l'abuso del lavoro precario. La Corte ha quindi cassato la decisione d'appello che negava il risarcimento, affermando che la mancanza di forma scritta costituisce un'illegittimità aggiuntiva che non esclude, ma anzi rafforza, la necessità di tutela.
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Danno comunitario: sì al risarcimento senza contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del cosiddetto "danno comunitario" per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, anche qualora tali contratti siano nulli per mancanza di forma scritta. Secondo la Corte, il vizio di forma, imputabile alla Pubblica Amministrazione, non può tradursi in una minore tutela per il lavoratore, poiché la protezione contro il precariato imposta dal diritto dell'Unione Europea prevale sul vizio formale del singolo contratto.
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Remunerazione specializzandi: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni medici che chiedevano un risarcimento, sostenendo che la loro borsa di studio, percepita tra il 1998 e il 2006, fosse inadeguata rispetto alle normative europee. La Corte ha ribadito che l'obbligo di adeguata remunerazione specializzandi è stato adempiuto con il D.Lgs. 257/1991 e che il trattamento più favorevole del D.Lgs. 368/1999 non è retroattivo. Ha inoltre confermato il blocco degli adeguamenti inflazionistici della borsa di studio a causa di successive leggi finanziarie.
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Borse di studio medici: no a risarcimenti retroattivi
Un gruppo di medici ha richiesto compensazioni economiche per gli anni di specializzazione tra il 1991 e il 2006, sostenendo che le borse di studio ricevute fossero inadeguate secondo le direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la sua giurisprudenza consolidata. La Corte ha stabilito che il rapporto era di formazione e non di lavoro subordinato, e che lo Stato italiano aveva adempiuto correttamente agli obblighi europei con il D.Lgs. 257/1991, escludendo quindi l'applicazione retroattiva della normativa più favorevole introdotta nel 1999.
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Giudizio di rinvio: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che, in sede di giudizio di rinvio, avevano sollevato nuove questioni relative a disparità di trattamento e legittimità costituzionale. La Corte ribadisce che il giudizio di rinvio è un procedimento "chiuso", in cui le parti non possono ampliare l'oggetto della controversia e il giudice è vincolato ai principi di diritto stabiliti dalla precedente sentenza di cassazione.
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Retribuzione ferie: indennità variabili incluse
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando che nella retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, come quelle per attività di scorta e riserva. La decisione si fonda sull'interpretazione della direttiva europea 2003/88/CE, che mira a garantire al lavoratore una retribuzione durante le ferie paragonabile a quella ordinaria, per non disincentivare il godimento del riposo. La Corte ha stabilito che qualsiasi importo pecuniario collegato all'esecuzione delle mansioni e allo status del lavoratore rientra in questa nozione onnicomprensiva di retribuzione.
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Crediti di lavoro nel fallimento: la guida completa
Un lavoratore ha presentato ricorso contro l'ammissione solo parziale delle sue rivendicazioni salariali nei confronti di un'azienda fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice ha il dovere di verificare tutti i crediti, anche se non contestati dal curatore. Tuttavia, ha accolto il ricorso del lavoratore per quanto riguarda la mancata concessione di interessi e rivalutazione monetaria sui crediti di lavoro riconosciuti, affermando che tali importi sono dovuti per legge.
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