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Art. 36 Costituzione — Anno 2023

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317 provvedimenti

Altri anni per Art. 36 Costituzione

Accordo scritto avvocato: la parcella va pattuita così
Una cliente si opponeva alla richiesta di pagamento del suo avvocato, sostenendo che una fattura di 600 euro con dicitura "compenso totale" saldasse ogni pretesa. La Corte di Cassazione ha dato ragione al legale, stabilendo che, in assenza di un accordo scritto avvocato, qualsiasi patto verbale sul compenso è nullo. Di conseguenza, la parcella deve essere calcolata secondo i parametri professionali di legge, ribaltando la decisione del tribunale.
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Compenso avvocato: i protocolli non possono derogare
Un'avvocatessa si è opposta alla liquidazione del suo compenso per un caso di patrocinio a spese dello Stato, ridotto a € 700 sulla base di un protocollo d'intesa locale, a fronte dei € 1.700 richiesti. La riduzione ignorava la fase istruttoria del processo penale, terminato per prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il compenso avvocato deve remunerare tutta l'attività svolta e che i protocolli d'intesa, di natura non vincolante, non possono prevalere sulle norme di legge che fissano i minimi tariffari, garantendo l'effettività della retribuzione.
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Retribuzione ferie solidarietà: la decisione Cass.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda che aveva ridotto la retribuzione per le ferie maturate durante un contratto di solidarietà ma godute dopo. La decisione sottolinea che l'onere di provare il diritto a tale riduzione grava sul datore di lavoro. Il caso chiarisce aspetti cruciali sulla retribuzione ferie solidarietà.
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Retribuzione di posizione: la graduazione è essenziale
Una dirigente medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere la parte variabile della retribuzione di posizione, non corrisposta a causa della mancata "graduazione" delle funzioni dirigenziali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la graduazione è un presupposto indispensabile per far sorgere il diritto al pagamento. L'azione corretta da esperire non era quella di adempimento per il pagamento, ma quella di risarcimento del danno per l'inerzia dell'amministrazione.
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Lavoro straordinario: il diritto alla retribuzione
Un operatore sanitario ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Pubblica per il mancato pagamento di prestazioni rese per un servizio di 'dialisi estiva' tra il 2013 e il 2015. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, non riconoscendo la fattispecie come 'prestazioni aggiuntive' per mancanza dei requisiti autorizzativi. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17641/2023, ha cassato la decisione, riqualificando la prestazione come lavoro straordinario. Ha stabilito che, ai sensi dell'art. 2126 c.c., il lavoro effettivamente prestato con il consenso del datore di lavoro deve essere sempre retribuito, indipendentemente dai vincoli di bilancio dell'ente.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17184/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano una remunerazione più elevata, pari a quella prevista per i colleghi iscritti a partire dall'anno accademico 2006-2007. La Corte ha stabilito che la disciplina economica introdotta dal D.Lgs. 368/1999 non è retroattiva e che la borsa di studio prevista dalla normativa precedente (D.Lgs. 257/1991) costituiva già un'adeguata attuazione delle direttive comunitarie. I ricorrenti sono stati anche condannati per responsabilità processuale aggravata, avendo agito contro un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione
Un gruppo di medici specializzandi, formatisi dopo il 1991 ma prima del 2006, ha richiesto una remunerazione più alta, allineata a quella introdotta dal D.Lgs. 368/1999. La Corte di Cassazione ha respinto le loro istanze, dichiarando l'appello inammissibile. La Corte ha stabilito che la migliore remunerazione per i medici specializzandi si applica solo a chi si è iscritto a partire dall'anno accademico 2006-2007. Il precedente sistema di borsa di studio (D.Lgs. 257/1991) è stato ritenuto un'adeguata attuazione degli obblighi europei per il periodo in questione, confermando la non retroattività delle norme più favorevoli.
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Collaboratore esperto linguistico: no a parità di paga
Un collaboratore esperto linguistico, dopo anni di contratti a termine e successiva stabilizzazione, ha citato in giudizio l'università per ottenere un risarcimento danni e l'equiparazione dello stipendio a quello dei ricercatori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la stabilizzazione costituisce una misura sufficiente a sanare l'abuso dei contratti a termine e che il ruolo e la retribuzione del collaboratore esperto linguistico sono distinti da quelli del personale accademico, essendo regolati dalla contrattazione collettiva.
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Retribuzione variabile: no senza graduazione funzioni
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per ottenere il pagamento della retribuzione variabile di posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in assenza della procedura amministrativa di graduazione delle funzioni, il diritto al pagamento non sorge. Il dirigente avrebbe dovuto intentare un'azione per il risarcimento del danno causato dall'inerzia dell'amministrazione, e non un'azione di adempimento per il pagamento diretto.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione nega
Un gruppo di medici, specializzatisi in anni accademici successivi al 1992, ha richiesto un trattamento economico superiore, basandosi sulla normativa più favorevole introdotta per i corsi iniziati dal 2006. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10352/2023, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la borsa di studio percepita all'epoca era adeguata e conforme alle direttive europee. La Corte ha ribadito che il nuovo e più vantaggioso regime del contratto di formazione non ha efficacia retroattiva e rappresenta una scelta discrezionale del legislatore, non un'attuazione tardiva di obblighi comunitari.
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Rimborso forfettario: quando è stipendio nascosto?
Un'associazione di volontariato erogava un rimborso forfettario ai propri collaboratori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tale rimborso, essendo commisurato al tempo e non a spese documentate, maschera in realtà un rapporto di lavoro subordinato. La sentenza chiarisce che per evitare la riqualificazione del rapporto, i rimborsi devono essere collegati a costi specifici e provati, altrimenti vengono considerati retribuzione a tutti gli effetti.
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Indennità sostitutiva dirigente medico: cosa spetta?
Un dirigente medico, incaricato di sostituire il direttore di una struttura complessa, ha richiesto il trattamento economico superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che in questi casi non si applica la disciplina delle mansioni superiori, ma spetta unicamente l'indennità sostitutiva dirigente medico prevista dal CCNL, ritenuta congrua e onnicomprensiva.
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Remunerazione medici specializzandi: no a importi maggiori
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto una maggiore remunerazione per i corsi frequentati dopo il 1991, invocando la normativa più favorevole entrata in vigore nel 2006. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la borsa di studio percepita era adeguata e che la nuova disciplina non ha efficacia retroattiva. La corretta remunerazione medici specializzandi è quella prevista dalla legge vigente al momento del corso.
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Indennità di sostituzione: quando è dovuta al medico?
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento dell'indennità di sostituzione e di prestazioni extra. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto le richieste. Ha stabilito che l'indennità di sostituzione è dovuta solo se l'Unità Operativa sostituita è stata formalmente istituita con un atto aziendale, non essendo sufficiente la sua esistenza di fatto. Anche la richiesta per le prestazioni extra è stata negata in base al principio di onnicomprensività dello stipendio dirigenziale.
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Borse medici specializzandi: no adeguamento per il passato
Un gruppo di medici, specializzatisi tra il 1991 e il 2007, ha citato in giudizio lo Stato sostenendo che la borsa di studio percepita non costituisse l'adeguata remunerazione richiesta dalle direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, ribadendo che la borsa istituita con il D.Lgs. 257/1991 rappresentava una corretta attuazione delle normative UE per quel periodo. La Corte ha inoltre specificato che il trattamento economico più favorevole, introdotto successivamente, si applica solo a partire dall'anno accademico 2006-2007, e che la sospensione degli adeguamenti all'inflazione è stata una scelta legislativa legittima.
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Remunerazione medici specializzandi: no a compensi extra
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano una maggiore remunerazione per i corsi frequentati tra il 2001 e il 2008. Secondo la Corte, la borsa di studio prevista dal D.Lgs. 257/1991 costituiva già un'adeguata attuazione delle direttive comunitarie in materia. La nuova e più favorevole disciplina, introdotta dal D.Lgs. 368/1999, si applica solo ai corsi iniziati dall'anno accademico 2006/2007, senza effetto retroattivo.
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Diploma Magistrale GAE: no a nuovi inserimenti
Un gruppo di insegnanti con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il suo orientamento consolidato. La Corte ha statuito che il possesso del solo diploma magistrale GAE, sebbene conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l'inclusione in tali graduatorie, in quanto la legge le ha trasformate in elenchi chiusi, e la relativa clausola di salvaguardia si applicava unicamente a chi già possedeva i requisiti per le previgenti graduatorie permanenti.
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