Una sindaca, per risolvere una crisi idrica, dispone lavori d'urgenza. Successivamente, per regolarizzare la spesa, include tali opere, già completate, in una delibera pubblica attestando falsamente che fossero ancora da eseguire. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità per il reato di falso ideologico in atto pubblico, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha ritenuto provata la consapevolezza dell'imputata sulla base di intercettazioni telefoniche, sottolineando che l'urgenza non giustifica la falsificazione di documenti ufficiali.
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