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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

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3513 provvedimenti

Cessione pro solvendo: la garanzia del cedente
Un consorzio edile cede i propri crediti a una società di factoring tramite una cessione pro solvendo. A seguito del mancato pagamento del debitore, la società di factoring agisce contro il consorzio. Quest'ultimo si difende invocando una sentenza separata contro il suo garante, sostenendo che abbia un effetto preclusivo. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che nella cessione pro solvendo il cedente garantisce la solvibilità del debitore. Inoltre, l'onere di provare che una sentenza precedente sia passata in giudicato spetta alla parte che la invoca.
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Onere della prova: dirigente perde in Cassazione
Un dirigente apicale, dopo aver citato in giudizio l'azienda per il pagamento di ferie non godute, si è visto opporre una domanda riconvenzionale per appropriazione indebita. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. L'ordinanza ribadisce che spetta al dirigente l'onere della prova di non aver potuto fruire delle ferie a causa di eccezionali esigenze aziendali e che la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito non è riesaminabile in sede di legittimità.
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Lavoro subordinato: quando l’amicizia non lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un datore di lavoro che negava l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato adducendo un profondo legame di amicizia con la lavoratrice. La Corte ha stabilito che un legame personale non esclude a priori la subordinazione, la cui esistenza va accertata sulla base delle concrete modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, come correttamente fatto dai giudici di merito.
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Contraddittorio endoprocedimentale: quando è nullo?
Una società contesta un avviso di accertamento IVA, lamentando la violazione del contraddittorio endoprocedimentale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: per invalidare l'atto fiscale non basta denunciare la mancata comunicazione, ma è necessario superare la 'prova di resistenza', dimostrando quali argomentazioni concrete avrebbero potuto modificare la decisione dell'Amministrazione Finanziaria.
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Recesso socio cooperativa: perdi il diritto sulla piazzola?
Un socio, dopo il recesso da una cooperativa di un campeggio, pretendeva di mantenere il diritto d'uso della sua piazzola basandosi sul certificato azionario. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che con il recesso socio cooperativa si perdono i diritti legati allo status di socio, incluso l'uso dei beni sociali. Il certificato azionario non costituisce un titolo di proprietà autonomo sulla piazzola.
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Servitù di uso pubblico: no usucapione privata
Un cittadino ha chiesto il riconoscimento di una servitù di passo privata su una strada. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la natura di servitù di uso pubblico del percorso impedisce l'acquisto per usucapione di un diritto privato, in quanto il passaggio era permesso alla generalità e non solo al singolo.
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Delibera condominiale: i limiti del potere assembleare
Un condomino ha impugnato una delibera condominiale che modificava l'uso di un'area comune e approvava una proposta di transazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che formalizzare l'uso tecnico di un locale, interrompendo un utilizzo di fatto non autorizzato, non costituisce una modifica della destinazione d'uso e rientra nei poteri dell'assemblea, così come la gestione delle spese comuni tramite transazioni.
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Ordinamento sportivo e contratto tra avvocato e atleta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di mandato professionale tra un avvocato e un calciatore è nullo se non rispetta le forme e le regole previste dall'ordinamento sportivo. Anche i legali che assistono atleti professionisti sono tenuti a conformarsi alle normative federali specifiche del settore. Di conseguenza, è stato negato all'avvocato il diritto al compenso per l'attività svolta in base al contratto invalido.
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Accertamento presuntivo: la prova contraria vince
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento di un accertamento presuntivo a carico di un'azienda di mobili. La Corte ha stabilito che la documentazione extracontabile, qualificata dal Fisco come 'conferme d'ordine', era stata correttamente interpretata dai giudici di merito come semplici preventivi non andati a buon fine, sulla base di un'analisi complessiva delle prove fornite dal contribuente, incluse le dichiarazioni dei clienti.
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Notifica cartella esattoriale: Cassazione annulla
Un contribuente ha contestato una richiesta di pagamento sostenendo la prescrizione del credito per mancata notifica della cartella originaria. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, ritenendo la motivazione del giudice 'meramente apparente' per non aver adeguatamente esaminato le prove relative alla notifica cartella esattoriale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione, confermando al contempo la prescrizione di cinque anni per le sanzioni.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta la commissione?
Un acquirente si rifiutava di stipulare il contratto preliminare dopo aver scoperto oneri sull'immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che la provvigione mediatore non è dovuta se l'accordo raggiunto è un mero "preliminare di preliminare", non azionabile in forma specifica, ma un semplice accordo che regola le fasi successive della trattativa. Il diritto alla commissione sorge solo con la conclusione di un vero e proprio "affare" giuridicamente vincolante.
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Condanna generica: prova del danno non automatico
La Corte di Cassazione ha stabilito che una condanna generica in sede penale accerta solo la potenzialità lesiva del fatto (danno-evento), ma non l'esistenza del danno-conseguenza. Spetta al danneggiato, nel successivo giudizio civile, allegare e provare le specifiche conseguenze pregiudizievoli subite per ottenere il risarcimento. In questo caso, il ricorso degli eredi che chiedevano la liquidazione del danno morale sulla sola base della sentenza penale è stato rigettato.
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Costi non deducibili: la Cassazione e le operazioni fittizie
La Corte di Cassazione ha stabilito che i costi non deducibili possono derivare da operazioni nel mercato energetico, anche se formalmente corrette. La sentenza analizza un caso di compravendite circolari di energia elettrica, ritenute fittizie perché prive di logica economica e rischio d'impresa. La Corte ha chiarito che i giudici tributari devono valutare la sostanza delle operazioni basandosi su prove presuntive, come la perfetta parità tra costi e ricavi, e che un'archiviazione penale non è vincolante per la decisione fiscale.
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Licenziamento per giusta causa e processo penale
Un dipendente bancario, assolto in sede penale dall'accusa di estorsione, subisce un licenziamento per giusta causa. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso, sottolineando che l'assoluzione penale non preclude una valutazione autonoma dei fatti in sede disciplinare, dove la condotta ha integrato una grave violazione dei doveri di lealtà e correttezza, configurando un conflitto di interessi.
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Inammissibilità appello: limiti del ricorso Cassazione
Un correntista si è visto dichiarare l'inammissibilità dell'appello contro una decisione di primo grado in un contenzioso bancario. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30637/2023, ha dichiarato a sua volta inammissibile il ricorso del correntista, chiarendo un punto fondamentale: l'ordinanza di inammissibilità dell'appello non può essere impugnata per motivi che riguardano il merito della causa, ma solo per specifici vizi procedurali dell'ordinanza stessa. Il ricorso avrebbe dovuto essere proposto contro la sentenza di primo grado.
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Opposizione di terzo a usucapione: limiti e prova
Un soggetto ottiene una sentenza di usucapione su un immobile. Un terzo, sostenendo di essere il vero proprietario, propone con successo un'opposizione di terzo. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Si chiarisce che nell'opposizione di terzo a usucapione, il terzo opponente, in qualità di litisconsorte pretermesso, non è tenuto a fornire la rigorosa "probatio diabolica" richiesta nell'azione di rivendicazione, ma deve solo dimostrare la titolarità del suo diritto pregiudicato dalla sentenza.
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Onere della prova: chi deve provare il debito bancario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30553/2023, chiarisce un punto fondamentale nel contenzioso bancario: l'onere della prova. Nel caso di un'azione di accertamento negativo, in cui è il cliente a citare in giudizio la banca per far dichiarare l'inesistenza di un debito, spetta al cliente stesso fornire la prova dei fatti a fondamento della sua pretesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di alcuni correntisti e fideiussori, confermando che la mancata produzione di tutti gli estratti conto da parte dell'istituto di credito non inverte automaticamente l'onere probatorio.
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Holding familiare: quando scatta la responsabilità?
Un gruppo di acquirenti immobiliari ha citato in giudizio una famiglia e le sue numerose società, sostenendo l'esistenza di una 'holding familiare' responsabile per i debiti della società costruttrice insolvente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha stabilito che la mera appartenenza delle società a membri della stessa famiglia non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di una holding di fatto né a far scattare la responsabilità per eterodirezione ai sensi dell'art. 2497 c.c., in assenza di prove concrete di un controllo effettivo e di una gestione abusiva a danno dei creditori.
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Obblighi informativi banca: ricorso inammissibile
Un investitore ha citato in giudizio una banca per le perdite subite su obbligazioni estere, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la commistione di diversi motivi di ricorso e la mancata impugnazione di tutte le ragioni giuridiche autonome della sentenza d'appello. Questo caso sottolinea l'importanza della corretta formulazione tecnica del ricorso in materia di obblighi informativi banca.
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Demanio marittimo: impossibile l’usucapione
Una recente sentenza della Cassazione conferma che un bene del demanio marittimo non può essere acquisito da un privato tramite usucapione, anche in caso di occupazione prolungata. La Corte ha rigettato il ricorso di una cittadina che aveva costruito su un terreno demaniale, ribadendo che la natura pubblica del bene può essere rimossa solo con un atto amministrativo formale (sdemanializzazione) e non per effetto di un uso privato.
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