La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di presunta corruzione elettorale e brogli. La Corte ha confermato i gravi indizi di colpevolezza per i brogli, basati su intercettazioni, ma ha annullato con rinvio l'ordinanza cautelare per il reato di corruzione. La motivazione risiede nella mancata dimostrazione di un chiaro "patto sinallagmatico", ovvero un accordo di scambio diretto tra l'assunzione lavorativa dell'indagata, avvenuta anni prima, e la sua successiva condotta illecita come scrutatrice. La sentenza ribadisce che per configurare la corruzione elettorale non basta la mera dazione di un'utilità, ma è necessario provare che essa sia stata la causa specifica dell'atto contrario ai doveri d'ufficio.
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