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Art. 31 l.fall.

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Onere della prova nel subappalto: fallimento e lavori contestati
Il Fallimento di un subappaltatore ha richiesto a un'impresa appaltatrice il pagamento dei lavori eseguiti su un natante. L'appaltatrice sosteneva di aver ceduto il contratto alla committente originaria e contestava l'effettivo completamento delle opere. La Corte d'Appello aveva condannato l'appaltatrice all'intero compenso residuo, ritenendo che il fallimento alleggerisse i doveri probatori. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'appaltatrice. La Corte ha stabilito che, in caso di contestazione, l'onere della prova nel subappalto circa l'esatta entità e natura dei lavori eseguiti spetta interamente al subappaltatore (o al suo fallimento). Il fallimento non attenua questo dovere. La sentenza è stata cassata con rinvio per accertare le opere realmente completate.
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Revocatoria ordinaria: effetto recuperatorio dei beni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una curatela fallimentare che ha esperito una revocatoria ordinaria contro un atto di transazione con cui una società, prima del fallimento, aveva ceduto beni mobili a un creditore per estinguere un debito. Mentre i giudici di merito avevano riconosciuto l'inefficacia dell'atto ma negato la restituzione dei beni, la Suprema Corte ha stabilito che, quando l'azione è promossa dal curatore fallimentare, essa produce un effetto recuperatorio diretto. I beni oggetto dell'atto revocato devono rientrare nella massa attiva per garantire il soddisfacimento di tutti i creditori, superando la visione che limitava l'azione alla sola inefficacia dell'atto.
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Concessione abusiva di credito: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29840/2023, ha annullato una decisione di merito che aveva ritenuto una banca responsabile per concessione abusiva di credito. La Corte ha stabilito che per accertare tale responsabilità non sono sufficienti indizi generici, ma è necessaria un'analisi analitica e puntuale della situazione patrimoniale dell'impresa al momento esatto del finanziamento, basata su una valutazione 'ex ante' e non su eventi successivi. La mancanza di questa analisi rigorosa vizia la sentenza per 'motivazione apparente'.
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Fallimento appaltatore: stop alla sospensione pagamenti
Una società costruttrice fallita ha agito contro un ente pubblico per ottenere il pagamento di lavori eseguiti. L'ente aveva sospeso il pagamento per inadempienze verso i subappaltatori. La Corte di Cassazione ha stabilito che con il fallimento appaltatore, il contratto si scioglie e il meccanismo di sospensione del pagamento non è più applicabile. Di conseguenza, il curatore fallimentare ha diritto a riscuotere il credito per soddisfare la massa dei creditori.
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Revoca vendita fallimentare: i limiti del giudice
Un immobile viene aggiudicato in un'asta fallimentare. Successivamente, il Giudice Delegato revoca la vendita per un vizio nel periodo di pubblicità. La Corte di Cassazione annulla la revoca, stabilendo che, a seguito delle riforme, il giudice non può procedere d'ufficio alla revoca vendita fallimentare, ma solo su istanza di parte. La decisione rafforza la stabilità e la certezza giuridica per gli acquirenti nelle aste.
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Accertamento società fallita: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito i principi per l'accertamento di una società fallita. In una recente ordinanza, ha chiarito che il contraddittorio preventivo svolto con il curatore fallimentare è pienamente valido, senza necessità di coinvolgere gli ex liquidatori. Inoltre, in caso di omessa dichiarazione dei redditi da parte della società, l'Agenzia delle Entrate può legittimamente emettere un unico avviso di accertamento per l'intero anno d'imposta in cui è iniziata la liquidazione, senza doverlo suddividere in due periodi distinti.
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Liquidazione Giudiziale: no atto notarile per la domanda
Un socio di maggioranza ha impugnato la sentenza che apriva la liquidazione giudiziale della sua società, sostenendo che la domanda dell'amministratore fosse formalmente invalida e costituisse un abuso del processo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio: la domanda di liquidazione giudiziale, a differenza di altri strumenti di regolazione della crisi, non necessita di verbale notarile. È sufficiente che sia sottoscritta dal legale rappresentante. Inoltre, ha chiarito che il socio non può eccepire l'abuso del processo per bloccare la procedura se lo stato di insolvenza è accertato.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova della scientia
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare stipulata poco prima del fallimento della società costruttrice. L'ordinanza si concentra sulla prova della consapevolezza (scientia decoctionis) degli acquirenti dello stato di insolvenza del venditore. La Corte ha stabilito che tale consapevolezza può essere desunta da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il notevole ritardo nella stipula del rogito, il coinvolgimento di legali e le proteste collettive di altri promissari acquirenti. La decisione chiarisce che l'azione revocatoria fallimentare è esperibile anche in presenza di un mutuo fondiario e comporta per l'acquirente l'obbligo di restituire l'immobile e i frutti civili maturati dalla data della domanda giudiziale.
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Legittimazione attiva: cessione inefficace e fallimento
La Corte di Cassazione chiarisce che l'acquirente di un'azienda perde la legittimazione attiva a riscuotere i crediti se l'atto di cessione viene dichiarato inefficace a seguito del fallimento del venditore. In tal caso, la titolarità dei crediti e il potere di agire in giudizio tornano in capo esclusivo alla curatela fallimentare. La Corte ha rigettato il ricorso della società acquirente, confermando che il difetto di legittimazione è rilevabile d'ufficio e comporta la reiezione della domanda di pagamento.
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Legittimazione suppletiva del fallito: quando agire?
Una società fallita ha proseguito un'azione legale dopo che il proprio curatore fallimentare, pur essendo stato notificato, ha scelto di non costituirsi in giudizio. I tribunali hanno ritenuto l'azione inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato che la legittimazione suppletiva del fallito non sussiste quando l'inazione del curatore è frutto di una scelta consapevole (inerzia qualificata) e non di un totale disinteresse. La contumacia del curatore è stata interpretata come una decisione ponderata, precludendo così l'intervento della società fallita.
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Omessa pronuncia: il curatore può eccepire la nullità
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che aveva ammesso al passivo fallimentare i crediti di due istituti bancari. La curatela aveva eccepito la nullità dei contratti di finanziamento, ma il Tribunale non si era pronunciato su questo punto, commettendo un vizio di omessa pronuncia. La Suprema Corte ha chiarito che il curatore ha piena legittimità a sollevare eccezioni di merito per paralizzare le pretese creditorie e ha rinviato la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Legittimazione società fallita: l’inerzia del curatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21333/2024, ha stabilito che la 'mera inerzia' del curatore fallimentare è sufficiente a far sorgere la legittimazione processuale straordinaria della società fallita, e quindi dei suoi ex amministratori, a impugnare un avviso di accertamento. Tuttavia, la mancata notifica dell'atto impositivo alla società fallita, ma solo al curatore, non comporta la nullità o la decadenza del potere accertativo, bensì la semplice inefficacia e inopponibilità dell'atto nei confronti della società stessa fino a quando non ne venga a conoscenza.
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Privilegio fondo garanzia: spetta solo al gestore
La Corte di Cassazione stabilisce che il privilegio fondo garanzia, previsto dall'art. 8-bis del d.l. 3/2015, ha natura pubblicistica e spetta esclusivamente al gestore del fondo statale. Di conseguenza, il fideiussore privato, anche se controgarantito dal fondo, non può avvalersi di tale privilegio quando agisce in regresso contro il debitore in liquidazione giudiziale. La sentenza chiarisce anche che il curatore non necessita dell'autorizzazione del giudice delegato per impugnare le decisioni relative all'ammissione dei crediti allo stato passivo.
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Garanzia cessione credito: esclusa se c’è conoscenza
Una società immobiliare acquistava un credito da una procedura fallimentare, che si rivelava inesistente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia cessione credito, prevista dall'art. 1266 c.c., non è operante se l'acquirente (cessionario) era a conoscenza dell'inesistenza del credito al momento dell'acquisto. Di conseguenza, il cessionario non può richiedere il risarcimento per il mancato guadagno (lucro cessante), ma solo la restituzione del prezzo pagato.
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Nullità contratto bancario: il curatore può rilevarla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la nullità di un contratto bancario per difetto di forma scritta può essere sollevata dal curatore fallimentare per tutelare la massa dei creditori. La Corte ha chiarito che un successivo riconoscimento di debito non può sanare la mancanza del contratto originale, quando la forma scritta è richiesta per la validità stessa dell'atto. Di conseguenza, la richiesta di ammissione al passivo di un istituto di credito, priva del contratto di finanziamento, è stata respinta.
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Accordo compenso curatore: quando è vincolante?
Un avvocato aveva pattuito un compenso forfettario con il curatore di un fallimento. Il giudice delegato, tuttavia, liquidava una somma inferiore, decisione confermata in sede di reclamo. La Corte di Cassazione ha cassato il provvedimento, chiarendo che l'accordo compenso curatore, se stipulato in forma scritta, è vincolante. La Corte ha precisato che l'accettazione scritta del curatore può essere validamente contenuta anche nella procura difensiva rilasciata all'avvocato, se in essa si fa espresso riferimento al preventivo.
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Giudizio di rinvio: limiti e inammissibilità
Una società impugna la sentenza di una Corte d'Appello, emessa in sede di rinvio, sostenendo la mancata conclusione di un contratto di cessione d'azienda. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, poiché i motivi sollevati esulavano dai limiti del thema decidendum fissati dalla precedente ordinanza di cassazione. L'ordinanza ribadisce che il giudizio di rinvio è un procedimento chiuso, in cui non è consentito introdurre nuove questioni.
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Responsabilità curatore fallimentare: quando è lecita?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della responsabilità del curatore fallimentare. Il caso riguarda una richiesta di risarcimento danni da parte di un creditore per un presunto ritardo nell'esecuzione di un piano di riparto e per l'indebita trattenuta di somme. La Corte ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità del curatore fallimentare in quanto le sue azioni erano giustificate dall'opportunità procedurale, come la pendenza di un concordato, e autorizzate dal giudice delegato.
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Obbligo restituzione immobile e curatore fallimentare
Un fondo immobiliare ha affittato un bene a una società, poi fallita. Prima del fallimento, il contratto era stato risolto per morosità e l'immobile sequestrato per inquinamento ambientale. Il fondo ha chiesto al curatore fallimentare la restituzione del bene bonificato. La Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'obbligo di restituzione immobile non si trasferisce al curatore se il contratto è cessato prima del fallimento e il bene non è mai entrato nella massa fallimentare. Il proprietario può solo chiedere il risarcimento dei danni.
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