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Art. 3 L. 241/1990

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173 provvedimenti

Esenzione IVA chiropratico: la Cassazione cambia rotta
Un professionista chiropratico si è visto negare l'esenzione IVA per le sue prestazioni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18363/2024, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'esenzione IVA per il chiropratico è possibile anche in assenza di un regolamento attuativo che disciplini la professione. Ciò che conta è la qualifica professionale adeguata a garantire un alto livello di cura, in linea con i principi del diritto dell'Unione Europea.
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Esenzione IVA chiropratico: sì anche senza decreti
Un professionista chiropratico si è visto negare il diritto all'esenzione IVA in quanto la sua professione, sebbene riconosciuta dalla legge, mancava dei decreti attuativi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo un principio fondamentale: per l'esenzione IVA chiropratico, ciò che conta è la natura sanitaria della prestazione e l'adeguata qualifica del professionista, non la presenza di regolamenti attuativi. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, riconoscendo il diritto del chiropratico all'esenzione.
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Accertamento a tavolino: quando non serve il PVC
Una società ha contestato un avviso di accertamento per fatture relative a operazioni inesistenti, lamentando vizi procedurali come la mancata redazione del processo verbale di constatazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che le garanzie procedurali legate al PVC si applicano solo alle verifiche fiscali in loco e non a un accertamento a tavolino, per il quale è sufficiente garantire il contraddittorio preventivo.
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Contabilità in nero: quando è prova per l’Agenzia?
Una società balneare è stata oggetto di un accertamento fiscale basato su una "contabilità in nero" scoperta durante un'indagine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che i documenti extracontabili, anche se rinvenuti al di fuori dei locali commerciali, costituiscono una prova valida per l'accertamento di maggiori ricavi. La Corte ha inoltre chiarito che la sentenza di un giudice non è nulla solo perché riprende gli argomenti di una delle parti, purché la motivazione sia il risultato di una valutazione autonoma e chiara.
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Frode carosello: Cassazione su termini e accertamenti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15436/2024, ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una complessa frode carosello sull'IVA. La Corte ha confermato la legittimità degli avvisi di accertamento, chiarendo punti fondamentali: la suddivisione interna di competenze di un ufficio fiscale non invalida l'atto; una precedente verifica senza emissione di accertamento non preclude un successivo controllo; il raddoppio dei termini per l'accertamento scatta in presenza dell'obbligo di denuncia penale, a prescindere dalla data di presentazione della stessa.
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Iscrizione lavoratori agricoli: la prova spetta a te
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice per l'iscrizione lavoratori agricoli, stabilendo che, in caso di contestazione da parte dell'INPS, l'onere di provare l'effettiva esistenza del rapporto di lavoro subordinato spetta interamente al lavoratore. Le norme sulla motivazione degli atti amministrativi (L. 241/90) non si applicano, poiché gli atti previdenziali hanno natura meramente ricognitiva di un diritto che sorge dalla legge.
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Motivazione avviso accertamento: la Cassazione decide
Una società turistica ha impugnato un avviso di accertamento TARES, ottenendone l'annullamento nei primi due gradi di giudizio per carenza di motivazione, dato che il Comune non aveva allegato il regolamento tributario. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Comune. I giudici supremi hanno stabilito che la motivazione dell'avviso di accertamento non richiede l'allegazione del regolamento, essendo questo un atto generale e pubblico. È sufficiente che l'atto impositivo indichi gli elementi essenziali per consentire al contribuente la difesa. La Corte ha inoltre censurato la decisione di secondo grado per aver disapplicato il regolamento basandosi su motivi non sollevati originariamente dalla società.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Due società impugnavano cartelle esattoriali per vizi di notifica e nel merito. Giunte in Cassazione, hanno presentato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti a causa della sopravvenuta carenza di interesse.
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Prescrizione contributi consortili: 5 anni, non 10
La Corte di Cassazione chiarisce la prescrizione dei contributi consortili di bonifica. Con la sentenza n. 29391/2025, i giudici hanno stabilito che tali tributi, avendo natura periodica, si prescrivono in cinque anni e non nel termine ordinario di dieci. Il termine di decorrenza è fissato al 1° gennaio dell'anno successivo a quello di competenza del contributo. Nel caso specifico, la richiesta di pagamento per l'anno 1999, notificata a fine 2005, è stata annullata perché il diritto era già estinto.
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Raddoppio termini accertamento: sì alla retroattività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28666/2025, interviene sul tema del raddoppio termini accertamento per capitali all'estero. Viene stabilito che la norma che raddoppia i termini ha natura procedimentale e, quindi, si applica retroattivamente anche agli anni d'imposta antecedenti al 2009. Diversamente, la presunzione legale di evasione ha natura sostanziale e non è retroattiva. La Corte ha cassato con rinvio la sentenza di merito, incaricando il giudice di rivalutare il caso alla luce di questi principi.
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Avviso di accertamento: nullità per errore indirizzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di riscossione contro due contribuenti, confermando la nullità di un avviso di accertamento per il mancato pagamento della tassa su un passo carrabile. La decisione si fonda sull'errore sostanziale contenuto nell'atto, che indicava un indirizzo completamente errato e non riconducibile né ai contribuenti né al passo carrabile in questione, ledendo così il diritto di difesa.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un ente ecclesiastico ha impugnato una cartella di pagamento. In Cassazione, ha rinunciato al ricorso dopo aver saldato il debito tramite definizione agevolata. La Corte ha dichiarato la cessazione materia del contendere, estinguendo il processo senza pronunciarsi sulle spese, data la condotta processuale delle controparti.
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Presunzione legale retroattiva: stop dalla Cassazione
Un contribuente è stato accertato per fondi non dichiarati all'estero, emersi dalla "Lista Falciani", per l'anno 2007. L'Agenzia delle Entrate ha applicato una presunzione legale retroattiva introdotta nel 2009. La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di reddito, essendo di natura sostanziale, non può essere retroattiva. Tuttavia, ha confermato la retroattività delle norme procedurali che raddoppiano i termini per l'accertamento. Le sanzioni raddoppiate sono state annullate in base al principio del 'favor rei', con rinvio per il ricalcolo.
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Motivazione per relationem: quando è valido l’avviso
La Cassazione chiarisce i limiti della motivazione per relationem negli avvisi di accertamento. Un atto fiscale è valido se riproduce il contenuto essenziale di un documento non allegato, come un PVC di terzi, consentendo al contribuente di difendersi. La mancata allegazione non comporta nullità automatica se l'avviso è autosufficiente.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di una scissione societaria. Dopo la reiezione nei primi due gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la violazione del principio di autosufficienza: il ricorrente non aveva allegato né trascritto adeguatamente l'atto di appello, impedendo alla Corte di valutare le censure. La decisione ribadisce il rigore formale necessario per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Fermo amministrativo rimborso IVA: basta un PVC
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può legittimamente disporre un fermo amministrativo rimborso IVA anche sulla base di un semplice processo verbale di constatazione (PVC). Non è necessaria l'esistenza di un credito certo, liquido ed esigibile, ma è sufficiente una "ragione di credito", come quella che emerge da un PVC, per giustificare la misura cautelare. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva annullato il fermo per carenza di motivazione.
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Accertamento fiscale presuntivo: l’agenda non mente
Un accertamento fiscale presuntivo, basato su annotazioni rinvenute nell'agenda personale di un professionista, è stato ritenuto legittimo dalla Corte di Cassazione. Il contribuente sosteneva che le cifre indicassero i metri percorsi in bicicletta, ma la sua difesa è stata giudicata non credibile. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove presuntive e la plausibilità delle giustificazioni del contribuente sono di competenza esclusiva del giudice di merito e non possono essere riesaminate in sede di legittimità.
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Onere della prova contribuente: la Cassazione decide
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI per il 2008, sollevando questioni sulla titolarità degli immobili, il loro uso agricolo, la legittimità dell'agente di riscossione e la motivazione dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'onere della prova contribuente è un principio cardine. La Corte ha ribadito che il ricorso deve essere autosufficiente, ovvero contenere tutti gli elementi per essere deciso, e che spetta al contribuente dimostrare l'illegittimità della pretesa fiscale, come la non titolarità dei beni o l'illegittimità della delega di riscossione.
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Rettifica rendita catastale: motivazione e termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di rettifica rendita catastale a seguito di procedura DOCFA, l'obbligo di motivazione dell'Agenzia delle Entrate è soddisfatto con la semplice indicazione della nuova categoria se non vengono contestati i fatti dichiarati dal contribuente. Inoltre, il termine di un anno per la rettifica è ordinatorio e non perentorio, quindi l'Agenzia non decade dal potere di accertamento se lo supera.
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Motivazione accertamento catastale: la Cassazione decide
Due contribuenti impugnano un avviso di accertamento catastale con cui l'Agenzia delle Entrate, a seguito di una variazione planimetrica, aumentava il numero di vani e la rendita del loro immobile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice indicazione dei dati catastali non costituisce una motivazione sufficiente. L'Agenzia deve specificare le ragioni della variazione del numero dei vani, un elemento essenziale per la determinazione della rendita.
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