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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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119 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Aggravante mafiosa: quando il carcere è confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di illeciti nel settore dei rifiuti, aggravati dal metodo mafioso. La difesa sosteneva che una nuova trascrizione di un'intercettazione ambientale scagionasse il ricorrente da un ruolo attivo nei dialoghi con i vertici del clan. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che l'**aggravante mafiosa** non poggiava solo su quel singolo episodio, ma su un solido rapporto di fiducia e collaborazione con il capo dell'organizzazione. La richiesta di sostituzione della misura con gli arresti domiciliari è stata respinta poiché non è stata provata la reale rescissione dei legami criminali.
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Esigenze cautelari: revoca e decorso del tempo
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di revoca degli arresti domiciliari per un indagato accusato di far parte di un'organizzazione criminale complessa. La decisione sottolinea che le esigenze cautelari rimangono valide nonostante il tempo trascorso, poiché il radicamento nel sistema illecito e la gravità dei fatti dimostrano una pericolosità sociale ancora attuale e non attenuata dal semplice decorso dei mesi.
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Carenza di interesse nel ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro l'ordinanza di aggravamento della misura cautelare. Inizialmente sottoposta agli arresti domiciliari per reati associativi legati al traffico di stupefacenti, la donna aveva subito il ripristino della custodia in carcere a causa di visite non autorizzate. Tuttavia, durante il procedimento di legittimità, il GIP ha nuovamente concesso i domiciliari. La difesa ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha confermato che tale condizione esclude la condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria.
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Assoluta impossibilità e arresti domiciliari: guida
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato di traffico internazionale di droga, rigettando la richiesta di arresti domiciliari avanzata per accudire i figli minori. Il fulcro della decisione risiede nella nozione di assoluta impossibilità della madre di prestare assistenza. La Corte ha stabilito che tale condizione non può essere integrata da semplici difficoltà lavorative o problemi di salute non invalidanti. Nel caso specifico, la gravità dei reati e il rischio di fuga hanno reso la detenzione in carcere l'unica misura idonea.
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Revoca misura cautelare: quando il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che richiedeva la revoca misura cautelare basandosi principalmente sul tempo trascorso dall'inizio della misura. La Corte ha chiarito che il solo decorso del tempo, senza l'apporto di fatti nuovi e specifici che dimostrino un'effettiva attenuazione delle esigenze cautelari, non giustifica il venir meno degli obblighi imposti, specialmente se la condotta era già stata valutata per ottenere precedenti benefici.
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Custodia cautelare: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per traffico di stupefacenti contro un'ordinanza di custodia cautelare. La sentenza ribadisce che il giudizio di legittimità non può riesaminare le prove, come le intercettazioni, ma solo controllare la coerenza logica e la correttezza giuridica della motivazione del giudice di merito.
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Esigenze cautelari: la cessazione dell’attività non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessazione dell'attività aziendale, attraverso cui è stato commesso un reato, non è di per sé sufficiente per revocare una misura cautelare. L'analisi sulle esigenze cautelari deve valutare il rischio concreto che l'indagato possa commettere reati della stessa specie con altri mezzi, non limitandosi a considerare l'impossibilità di ripetere lo specifico fatto contestato.
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Obbligo di dimora e coprifuoco: quando è impugnabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sostituzione degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora, anche se accompagnato da prescrizioni come il divieto di uscita notturna, costituisce sempre un provvedimento favorevole per l'indagato. Di conseguenza, manca l'interesse ad impugnare tale decisione, rendendo l'appello inammissibile. La Corte ha sottolineato che l'obbligo di dimora rimane una misura intrinsecamente meno afflittiva degli arresti domiciliari, non essendo quindi ad essi equiparabile né ai fini della gravosità né per il calcolo del presofferto.
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Inammissibilità de plano: quando è illegittima?
Una società di costruzioni impugna un sequestro preventivo. Il Tribunale dichiara l'appello inammissibile 'de plano', ovvero senza udienza. La Cassazione annulla la decisione, specificando che l'inammissibilità de plano è possibile solo per vizi formali tassativamente previsti dalla legge, non per questioni di merito, riaffermando la centralità del contraddittorio.
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Revoca misura cautelare: i limiti del giudice d’appello
Un imputato, sottoposto a divieto di dimora, ha chiesto la revoca misura cautelare. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in sede di appello il giudice non può riesaminare le condizioni originarie, ma solo valutare fatti nuovi, come una successiva condanna, per confermare la pericolosità del soggetto.
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Sostituzione misura cautelare: tempo e condotta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17743/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il semplice trascorrere del tempo e la buona condotta durante l'esecuzione della misura non sono elementi sufficienti, da soli, a giustificare una revoca o una sostituzione misura cautelare. È necessario dimostrare un effettivo mutamento delle esigenze cautelari che avevano originariamente giustificato il provvedimento restrittivo.
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Misura cautelare: no alla revoca per decorso del tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva la revoca dell'obbligo di dimora, una misura cautelare disposta per un reato di spaccio. La Corte ha stabilito che il mero decorso del tempo e la corretta osservanza degli obblighi non sono sufficienti a far decadere le esigenze cautelari, se permane un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, come nel caso di specie, data la contiguità dell'imputata ad ambienti criminali.
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Esigenze cautelari: la valutazione del giudice del rinvio
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che confermava la custodia in carcere per gravi reati di droga. Anche dopo l'annullamento dell'aggravante mafiosa, le esigenze cautelari sono state ritenute attuali e concrete, basandosi sulla gravità dei fatti e la pericolosità del soggetto, rendendo inadeguata ogni altra misura.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione e la custodia
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un individuo accusato di spaccio, ritenendo insufficienti la sua collaborazione e il cambio di residenza a diminuire il concreto pericolo di recidiva. La decisione sottolinea che la valutazione del rischio si basa sulla gravità dei fatti, la personalità dell'indagato e la stabilità dei suoi contatti criminali, non solo su elementi sopravvenuti.
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Misura cautelare: perché il tempo non basta a ridurla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per reati fiscali che chiedeva la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha confermato che il semplice decorso del tempo non è sufficiente a ridurre il pericolo di reiterazione del reato, specialmente di fronte a dichiarazioni ritenute parziali e contraddette dalle prove. La decisione sottolinea che la valutazione su una misura cautelare si basa su elementi nuovi e concreti, non su una rivalutazione dei fatti originari.
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Ricorso inammissibile: la specificità è cruciale
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di custodia cautelare. La decisione si basa sulla mancanza di specificità dei motivi, che non confutavano le argomentazioni del Tribunale sul concreto pericolo di reiterazione del reato, commesso persino durante la detenzione.
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Esigenze cautelari: il tempo non attenua il rischio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto imputato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. L'imputato chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, sostenendo una diminuzione delle esigenze cautelari dovuta al tempo trascorso dai fatti (risalenti al 2021) e allo smantellamento del gruppo criminale. La Corte ha rigettato la richiesta, affermando che la pericolosità sociale dell'individuo, la sua caratura criminale e i contatti con ambienti del narcotraffico internazionale rendono ancora attuale il rischio di recidiva, a prescindere dal cosiddetto 'tempo silente'.
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Revoca Misura Cautelare: No se il reato è grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il diniego di revoca misura cautelare. Nonostante una condanna per un numero di reati inferiore a quelli contestati, la gravità dei crimini commessi (associazione per delinquere con finalità mafiose) e la personalità dell'imputato sono state ritenute sufficienti a mantenere la custodia in carcere, confermando che la valutazione si basa sulla persistenza delle esigenze cautelari e non su un riesame generale.
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Giudicato cautelare: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la decisione di non sostituire gli arresti domiciliari. La Corte ha applicato il principio del giudicato cautelare, stabilendo che le questioni sui gravi indizi e le esigenze cautelari, già decise in precedenza, non potevano essere riesaminate senza nuovi elementi.
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Competenza funzionale: annullata misura cautelare
Un individuo agli arresti domiciliari ha subito un aggravamento della misura in custodia in carcere disposto dal GIP. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento, evidenziando una violazione della competenza funzionale. Il GIP, infatti, aveva perso il potere di decidere poiché il fascicolo processuale era già stato trasmesso al giudice della fase successiva, rendendo quest'ultimo l'unica autorità competente a deliberare.
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