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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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164 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Custodia cautelare in carcere: i limiti del cambio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari per un soggetto condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Nonostante la difesa avesse evidenziato una significativa riduzione della pena in appello e una dichiarazione di dissociazione, i giudici hanno ritenuto che tali fattori non fossero sufficienti a scardinare la presunzione di adeguatezza della misura carceraria. La dissociazione è stata valutata come meramente prospettica e priva di riscontri concreti circa un effettivo allontanamento dai circuiti criminali, mantenendo inalterato il quadro di pericolosità sociale del ricorrente.
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Custodia cautelare: stop al carcere sotto i 3 anni
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimità della custodia cautelare in carcere nel caso in cui la pena inflitta in primo grado sia inferiore ai tre anni. Il ricorrente, condannato a un anno e quattro mesi per resistenza e lesioni, contestava la permanenza in carcere basandosi sull'art. 275 c.p.p. La Suprema Corte ha stabilito che il limite triennale per la carcerazione preventiva non è solo un criterio iniziale, ma deve essere rispettato anche durante l'esecuzione della misura, annullando l'ordinanza che ne confermava la detenzione.
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Custodia cautelare in carcere: quando resta ferma?
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente, condannato per associazione finalizzata al narcotraffico, sosteneva che la riduzione della pena in appello e il tempo trascorso in detenzione giustificassero una misura meno afflittiva. La Suprema Corte ha invece ribadito che, per reati di tale gravità, opera una doppia presunzione di pericolosità e adeguatezza del carcere, non superata dalle allegazioni difensive, data la stabilità dei legami con la rete criminale.
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Custodia cautelare: limiti alla sostituzione misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato per traffico di stupefacenti contro il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere. Il ricorrente tentava di contestare la gravità degli indizi basandosi su una testimonianza dibattimentale, ma la Corte ha rilevato che tale questione non era stata sollevata nell'istanza originaria ex art. 299 c.p.p., limitata alla sola modalità della misura. Inoltre, i motivi sono stati giudicati generici e privi di correlazione logica con la posizione specifica dell'imputato.
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Misure cautelari: come impugnare il rigetto
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti di impugnabilità dei provvedimenti riguardanti le misure cautelari. Un indagato aveva presentato ricorso diretto in Cassazione contro il rigetto di un'istanza di revoca dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di diniego di revoca o sostituzione, il rimedio corretto non è il ricorso per cassazione, ma l'appello cautelare al Tribunale del riesame. Di conseguenza, l'impugnazione è stata riqualificata e gli atti sono stati trasmessi al giudice competente per garantire il corretto esercizio del diritto di difesa.
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Gravità indiziaria e ricorso del PM: le regole
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare applicata per turbativa d'asta. La decisione sottolinea che, per i reati che non prevedono una presunzione di pericolosità, il ricorrente non può limitarsi a contestare la gravità indiziaria, ma deve obbligatoriamente motivare sulla persistenza delle esigenze cautelari. Nel caso di specie, il PM aveva omesso ogni riferimento all'attualità del pericolo, rendendo il ricorso privo di un interesse concreto e attuale.
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Misure cautelari: i limiti alla revoca per spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di revoca delle **misure cautelari** per un soggetto condannato in primo grado per spaccio di stupefacenti. Nonostante il ricorrente avesse rispettato le prescrizioni degli arresti domiciliari e fosse trascorso del tempo dai fatti, i giudici hanno ritenuto persistente il pericolo di recidiva. La decisione si fonda sulla professionalità dimostrata nel traffico di cocaina e marijuana, sui contatti con reti criminali estese e sul rinvenimento di ingenti somme di denaro contante, elementi che rendono inadeguate misure meno afflittive.
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Esigenze cautelari: quando la gravità non basta
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che aveva imposto l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria a un imputato condannato per associazione mafiosa. La Suprema Corte ha rilevato che il giudice di merito non aveva adeguatamente motivato la sussistenza di esigenze cautelari concrete e attuali, limitandosi a richiamare la gravità dei fatti contestati. La decisione sottolinea come il decorso del tempo e la corretta osservanza di precedenti prescrizioni siano elementi fondamentali che devono essere valutati per giustificare il mantenimento di una misura restrittiva.
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Misura cautelare: legittima la doppia custodia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'applicazione di una misura cautelare in carcere nei confronti di un soggetto già detenuto per altra causa. Il caso trae origine dal reato di evasione (art. 385 c.p.), per il quale il Tribunale del Riesame aveva riformato il diniego del G.I.P., applicando la custodia cautelare. La difesa ha contestato la mancanza di autonoma valutazione del giudice e l'omessa considerazione delle condizioni psichiche dell'indagato. La Suprema Corte ha stabilito che lo stato di detenzione pregresso non impedisce l'emissione di una nuova misura cautelare, poiché le condizioni detentive possono mutare, rendendo necessario un titolo autonomo per prevenire la reiterazione del reato.
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Misure cautelari cumulative: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità dell'applicazione di misure cautelari cumulative in sede di sostituzione di una misura più grave. Nel caso di specie, un indagato aveva contestato il cumulo dell'obbligo di dimora e dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, disposti in sostituzione degli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2015, il giudice ha il potere di combinare più misure non custodiali per garantire l'efficacia della cautela senza dover ricorrere alla detenzione, rispettando i principi di gradualità e proporzionalità.
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Aggravamento misura cautelare: dal domicilio al carcere
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento misura cautelare per un soggetto che, pur beneficiando degli arresti domiciliari con permesso lavorativo, ha continuato a gestire traffici di stupefacenti. L'indagato utilizzava utenze telefoniche intestate a terzi per coordinare la cessione di cocaina, violando il divieto di comunicazione con persone non conviventi. La Suprema Corte ha ribadito che la trasgressione delle prescrizioni e la commissione di nuovi reati rendono la custodia domestica inadeguata, giustificando il trasferimento in carcere per contenere il pericolo di recidiva.
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Sostituzione misura cautelare: i limiti della novità
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di **sostituzione misura cautelare** per un soggetto condannato per narcotraffico ed estorsione. La difesa invocava nuovi elementi, tra cui la disponibilità di un domicilio lontano dal contesto criminale e il tempo trascorso in carcere. I giudici hanno stabilito che tali fattori erano già stati valutati e che, in assenza di reali novità sostanziali, permane la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere data la gravità dei reati contestati.
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Carenza di interesse nel ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati accusati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Nonostante l'impugnazione contro l'ordinanza che disponeva l'obbligo di firma, è emersa una sopravvenuta carenza di interesse. Tale condizione è derivata dall'assoluzione di uno dei ricorrenti e dalla revoca della misura per l'altro durante la pendenza del giudizio. La Corte ha ribadito che l'impugnazione perde utilità pratica quando il provvedimento contestato è già stato rimosso, escludendo però la condanna alle spese per i ricorrenti.
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Ricorso inutile, spese azzerate: l’inammissibilità per disinteresse
Un imputato ricorre in Cassazione contro l'ordine di custodia in carcere. Nel frattempo, il suo difensore presenta una rinuncia al ricorso, formalmente non valida perché priva di procura speciale. Tuttavia, un nuovo provvedimento del Tribunale dispone per l'imputato gli arresti domiciliari. La Cassazione, pur non considerando valida la rinuncia, la interpreta come un segnale di disinteresse. Dato che il nuovo provvedimento ha reso inutile la decisione sul ricorso originario, la Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse. L'imputato viene esentato dal pagamento delle spese processuali, poiché la causa dell'inammissibilità non dipende da lui.
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Appello cautelare: guida al ricorso corretto
La Corte di Cassazione ha stabilito che contro l'ordinanza del GIP che nega la revoca di una misura cautelare non è ammesso il ricorso diretto in Cassazione, ma deve essere proposto l'appello cautelare. Nel caso in esame, un indagato aveva impugnato un provvedimento di inammissibilità relativo alla revoca del divieto di avvicinamento. La Suprema Corte, rilevando l'errore nella scelta del mezzo di impugnazione, ha disposto la conversione del ricorso in appello cautelare, trasmettendo gli atti al Tribunale competente per il riesame.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto ricorre in Cassazione contro una misura cautelare e un sequestro preventivo per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le critiche al merito e le giustificazioni patrimoniali tardive non possono essere esaminate in sede di legittimità. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi e sull'impossibilità di rivalutare i fatti, confermando l'importanza di presentare tutte le prove e le difese nelle fasi di merito, come quella del riesame.
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Pericolo di recidiva: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare interdittiva a carico di un funzionario pubblico, stabilendo che la valutazione del pericolo di recidiva non può essere astratta o congetturale. La decisione sottolinea l'importanza di analizzare elementi concreti come il tempo trascorso dai fatti, il cambiamento di mansioni e la personalità dell'indagato, criticando la motivazione del Tribunale del riesame che aveva ripristinato la sospensione basandosi su presunzioni generiche.
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Esigenze cautelari: quando il tempo non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45703/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari. La Corte ha ribadito che il mero decorso del tempo, la buona condotta o le decisioni favorevoli verso altri coindagati non costituiscono "fatti nuovi" idonei a ridurre le esigenze cautelari, la cui valutazione deve rimanere strettamente individuale e ancorata a fatti concreti che incidano sul pericolo di recidiva.
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Consegna cittadino straniero: l’integrazione conta
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva la consegna di un cittadino della Guinea alla Germania in esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo. Il motivo centrale è che la corte di merito non ha correttamente valutato il radicamento sociale e familiare dell'uomo in Italia. La Suprema Corte ha stabilito che, anche per la consegna di un cittadino straniero non comunitario, il giudice deve verificare l'effettiva integrazione sul territorio nazionale come possibile motivo di rifiuto della consegna, in linea con una recente sentenza della Corte Costituzionale.
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Sostituzione misure cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45513/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato agli arresti domiciliari per reati di droga che chiedeva un'attenuazione della misura. La Corte ha stabilito che la sostituzione misure cautelari non può essere concessa basandosi solo sul tempo trascorso e sulla buona condotta, in quanto questi non costituiscono 'elementi di novità' ai sensi dell'art. 299 c.p.p. Anche la richiesta di autorizzazione al lavoro è stata respinta per assenza di prova di 'indispensabili esigenze di vita'.
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