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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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219 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Sostituzione misura cautelare: il no della Cassazione
Un individuo accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dalla detenzione in carcere agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. La Corte ha specificato che, per reati di tale gravità, né il tempo trascorso in custodia né una decisione favorevole a un coimputato sono, di per sé, elementi sufficienti per giustificare una misura meno afflittiva, ribadendo la presunzione di adeguatezza della detenzione in carcere.
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Custodia cautelare ultrasettantenne: quando è lecita?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità della custodia cautelare in carcere per un indagato di oltre settant'anni, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che il divieto generale di applicare la misura carceraria a questa categoria di soggetti può essere superato in presenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Secondo la Corte, non sono necessarie formule esplicite per giustificare l'eccezionalità, ma è sufficiente una motivazione approfondita che dimostri la straordinaria pericolosità del soggetto e la gravità dei 'pericula libertatis', anche se tale valutazione non era stata affrontata nel primo provvedimento. La decisione finale ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della custodia cautelare ultrasettantenne nel caso di specie.
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Aggravamento misura cautelare per condanna grave
Un imputato agli arresti domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa si vede aggravare la misura in custodia in carcere dopo una condanna a una pena severa e un atto intimidatorio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale **aggravamento misura cautelare**, ritenendolo giustificato dalla combinazione della gravità della pena inflitta e della condotta dell'imputato, indicativa di una persistente pericolosità sociale e di logiche di tipo mafioso.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un indagato per tentata estorsione aggravata, confermando la custodia in carcere. La Corte sottolinea che la presunzione esigenze cautelari per reati gravi, come quelli con metodo mafioso, non è superata dal tempo trascorso dal fatto o dall'incensuratezza dell'indagato, se non vi sono elementi nuovi che dimostrino un'attenuazione del pericolo di reiterazione.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha ribadito che, in presenza di reati di tale gravità, vige una forte presunzione sulle esigenze cautelari, che spetta alla difesa superare. Inoltre, ha sottolineato che il controllo di legittimità non può consistere in una nuova valutazione dei fatti, ma solo nella verifica della logicità della motivazione del giudice di merito, che in questo caso è stata ritenuta corretta e priva di vizi.
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Custodia cautelare e tempo silente: la Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un indagato per trasferimento fraudolento di valori con aggravante mafiosa, confermando la custodia cautelare in carcere. La sentenza chiarisce due principi chiave: primo, il Tribunale del Riesame può integrare la motivazione di un'ordinanza carente; secondo, il 'tempo silente' (periodo tra il reato e la misura) non è rilevante per la revoca o sostituzione della misura, a differenza del tempo trascorso dalla sua applicazione.
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Parere pubblico ministero: la nullità dell’ordinanza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito di rinuncia. Il caso di origine riguardava l'annullamento di un'ordinanza di sostituzione della misura cautelare, dal carcere ai domiciliari, emessa senza il preventivo e obbligatorio parere del pubblico ministero, evidenziando una violazione insanabile del diritto di partecipazione dell'accusa e la conseguente nullità del provvedimento.
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Presunzione di adeguatezza: la misura cautelare resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che confermava la sua custodia in carcere. Accusato di avere un ruolo direttivo in un'associazione criminale, l'imputato sosteneva che il lungo tempo trascorso (sette anni) avesse affievolito le esigenze cautelari. La Corte ha invece ribadito la validità della presunzione di adeguatezza della misura massima, sottolineando che, in assenza di prove di un distacco dal contesto criminale, il tempo da solo non è sufficiente a superare tale presunzione.
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Aggravamento misura cautelare: valutazione autonoma
La Corte di Cassazione chiarisce che l'aggravamento della misura cautelare è legittimo quando un nuovo reato, commesso durante gli arresti domiciliari, dimostra una pericolosità sociale non contenibile con la misura in atto, anche se per il nuovo reato viene applicata una misura meno afflittiva. La valutazione delle esigenze cautelari è autonoma per ogni procedimento, basandosi sulla gravità del reato originario.
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Custodia cautelare: quando il tempo non basta a uscirne
Un imputato in custodia cautelare per estorsione con aggravante mafiosa ha richiesto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, adducendo come motivazioni il tempo trascorso e la disponibilità di un nuovo domicilio lontano dal contesto criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per questi reati vige una presunzione di pericolosità che non viene meno con il solo passare del tempo né con un semplice trasferimento di residenza.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro la misura degli arresti domiciliari. La decisione si basa sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché, durante il procedimento, la misura è stata sostituita con una meno afflittiva, soddisfacendo di fatto la richiesta del ricorrente.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la custodia in carcere per un'estorsione aggravata del 2015. La decisione si fonda sulla mancata e adeguata valutazione della presunzione esigenze cautelari, in particolare riguardo al notevole tempo trascorso dal reato, ritenendo insufficiente il mero richiamo a vecchi precedenti penali per giustificare il mantenimento della misura.
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Attestazione di deposito: quando è valida la decisione?
La Cassazione rigetta un ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare. La difesa lamentava la mancanza dell'attestazione di deposito sulla decisione. La Corte stabilisce che la comunicazione formale dell'atto alle parti è sufficiente a provarne l'emissione tempestiva, superando il vizio formale.
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Accertamento medico obbligatorio e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un imputato con gravi problemi di salute. La Corte ha stabilito che, di fronte a documentazione medica seria che indica l'incompatibilità con il regime carcerario, il giudice ha l'obbligo di disporre un accertamento medico obbligatorio prima di decidere, non potendo limitarsi a una valutazione astratta delle cure disponibili in carcere.
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Incompatibilità carceraria: la Cassazione chiarisce
Un detenuto richiede la sostituzione della custodia in carcere con i domiciliari per motivi di salute, lamentando l'incompatibilità carceraria e la mancata somministrazione di cure prescritte. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che la semplice inerzia dell'amministrazione penitenziaria nel prestare le cure non determina automaticamente il diritto ai domiciliari se la patologia non è di per sé incompatibile con il regime detentivo. La soluzione corretta, in questi casi, è il trasferimento in una struttura più idonea.
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Carenza di interesse: quando un ricorso è inammissibile
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari, propone ricorso in Cassazione per ottenerne la revoca. Tuttavia, prima della decisione della Corte, il Tribunale revoca la misura. Di conseguenza, l'indagato rinuncia al ricorso, che la Cassazione dichiara inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza condanna alle spese.
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Pericolo di recidiva: la valutazione di attualità
Un imprenditore, indagato per gravi reati contro la Pubblica Amministrazione, si oppone al mantenimento di una misura interdittiva sostenendo la cessazione del pericolo di recidiva a seguito di mutamenti negli organigrammi pubblici. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la valutazione del rischio deve basarsi non solo su circostanze esterne, ma soprattutto sulla personalità dell'indagato, sulla sua capacità economica e sulla sua propensione a delinquere, elementi che possono mantenere il pericolo concreto e attuale.
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Impugnazione PM misura cautelare: l’interesse ad agire
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Procuratore contro l'annullamento di un sequestro preventivo. La sentenza stabilisce un principio fondamentale per l'impugnazione PM misura cautelare: non è sufficiente contestare la mancanza di prove del reato (fumus commissi delicti), ma è necessario dimostrare anche il concreto e attuale pericolo che i beni vengano dispersi (periculum in mora). L'assenza di argomentazioni su quest'ultimo punto determina la carenza di interesse e, di conseguenza, l'inammissibilità dell'appello.
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Revoca misura cautelare: quando le prove contano?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per la revoca di una misura cautelare, basato su prove emerse durante il dibattimento. La sentenza chiarisce che una valutazione parziale e frammentata delle nuove prove non è sufficiente. Per la revoca della misura cautelare è necessaria una valutazione complessiva dell'intero quadro probatorio, possibile solo al termine dell'istruttoria.
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Doppia presunzione cautelare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per autoriciclaggio e associazione a delinquere con aggravante mafiosa. La sentenza ribadisce la validità della cosiddetta 'doppia presunzione cautelare', che impone la detenzione in carcere per tali reati salvo prova contraria specifica, e conferma l'utilizzabilità delle dichiarazioni tardive dei collaboratori di giustizia nella fase cautelare.
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