LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 299 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

Pagina 4 di 11

219 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Notifica alla persona offesa: obbligatoria anche senza legami
L'Indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per rapina aggravata, ha richiesto la revoca della misura cautelare. Il Giudice ha respinto la richiesta perché l'istanza non era stata notificata alle vittime. L'Indagato ha fatto ricorso, sostenendo che la notifica alla persona offesa non fosse necessaria in mancanza di una relazione pregressa con la vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nei reati commessi con violenza alla persona, la notifica alla persona offesa dell'istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare è sempre obbligatoria. Non serve che vi sia un rapporto precedente tra aggressore e vittima, né un pericolo specifico di recidiva verso quest'ultima. L'Indagato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Notifica alla persona offesa: obbligo anche senza legami pregressi
L'Indagato, accusato di rapina aggravata in concorso, ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari. Il giudice ha respinto la richiesta perché la difesa non ha effettuato la notifica alla persona offesa, come previsto dalla legge. L'Indagato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che tale adempimento fosse necessario solo in presenza di un legame pregresso con la vittima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei reati con violenza alla persona la notifica alla persona offesa è sempre obbligatoria per consentire alla vittima di esprimere la propria opinione sulla scarcerazione, a prescindere da rapporti precedenti o da un pericolo concreto di nuove aggressioni verso lo stesso soggetto. L'Indagato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
Il caso riguarda un uomo condannato a quattordici anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico, evidenziando il tempo trascorso dai fatti e l'assoluzione da altre accuse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per reati associativi gravi opera una presunzione di adeguatezza della misura carceraria. Il semplice decorso del tempo o la parziale assoluzione non bastano a superare tale presunzione, soprattutto a fronte di una condanna così severa e del rischio di riallacciare contatti criminali anche internazionali. Di conseguenza, l'imputato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Custodia in carcere: la Cassazione blinda la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un indagato contro la conferma della custodia in carcere. L'uomo, accusato di sequestro di persona e lesioni aggravate, chiedeva la revoca o la sostituzione della misura cautelare, contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'attualità delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione in materia di libertà personale non può mirare a una diversa ricostruzione dei fatti o a una nuova valutazione delle prove, compiti esclusivi del giudice di merito. Di conseguenza, l'ordinanza del Tribunale del Riesame è stata confermata, mantenendo la misura restrittiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: sì al riesame se cambiano le prove
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato contro il diniego di revoca della custodia cautelare in carcere. L'indagato, accusato di associazione mafiosa, aveva presentato nuove dichiarazioni di collaboratori di giustizia che dimostravano la mancanza di attualità della sua partecipazione al clan, risalente a molti anni prima. Il Tribunale del Riesame aveva ignorato o travisato tali elementi, ritenendoli irrilevanti senza un reale confronto. La Suprema Corte ha chiarito che i nuovi elementi possono incidere sia sulla gravità indiziaria sia sulle esigenze cautelari. Per questo motivo, ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo e corretto esame della situazione.
Continua »
Sostituzione misura cautelare: il carcere vince sui domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il diniego della sostituzione misura cautelare dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. L'Imputato, condannato per rapina aggravata dall'uso di armi, chiedeva una misura meno afflittiva presso la casa dei genitori. I giudici hanno confermato la gravità del fatto e l'attualità del pericolo di recidiva, evidenziando la personalità violenta del soggetto e la sua mancanza di indipendenza economica. La Cassazione ha ribadito che il giudizio di inadeguatezza dei domiciliari assorbe e nega implicitamente l'idoneità del braccialetto elettronico. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Misure cautelari personali: l’asta è chiusa ma il pericolo resta
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure cautelari personali, nello specifico l'obbligo di firma, nei confronti di un'indagata per turbativa d'asta aggravata dal metodo mafioso. La difesa chiedeva la revoca della misura sostenendo che, essendo l'asta immobiliare ormai conclusa ed essendo l'indagata incensurata, non vi fosse più il pericolo di commettere altri reati. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che la condotta faceva parte di un piano criminale più ampio per riacquistare i beni di famiglia. Inoltre, la presenza dell'aggravante mafiosa fa scattare una presunzione di pericolosità che l'indagata non è riuscita a smentire. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Sostituzione misura cautelare: nullo il no senza motivi
L'Indagato, detenuto in carcere per rapina e ricettazione, ha richiesto la sostituzione misura cautelare con gli arresti domiciliari dopo aver trovato una struttura idonea ad ospitarlo in Italia. Il Tribunale di Roma ha rigettato l'appello senza valutare i motivi presentati dalla difesa, tra cui il decorso del tempo e l'incensuratezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando un caso di omessa motivazione. I giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza e disposto il rinvio al Tribunale del Riesame per un nuovo esame, stabilendo che il giudice deve sempre motivare su tutti i punti sollevati dalla difesa e disporre accertamenti d'ufficio sulla struttura proposta invece di rigettare la richiesta direttamente.
Continua »
Sostituzione misura cautelare: arresti revocati ma ricorso respinto
Un uomo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ha impugnato l'ordinanza che confermava la misura degli arresti domiciliari. Durante il giudizio di Cassazione, è intervenuta la sostituzione misura cautelare con il più lieve obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I primi motivi di ricorso sono stati ritenuti troppo generici, mentre i restanti motivi, relativi all'adeguatezza della vecchia misura, sono stati dichiarati privi di interesse concreto proprio a causa della sopravvenuta sostituzione misura cautelare. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Incompatibilità con il regime carcerario: salute contro rigore
Un indagato per porto abusivo d'armi aggravato da finalità mafiose ha contestato la custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'incompatibilità con il regime carcerario a causa di gravi disturbi psichici, richiedendo i domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il Tribunale del Riesame non può accertare direttamente lo stato di salute se vi è già una perizia in corso o se esistono procedure specifiche per la revoca o modifica della misura (come previsto dall'articolo 299 del codice di procedura penale). Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Incompatibilità con il regime carcerario: salute contro cella
Il Tribunale di Catanzaro aveva respinto la richiesta di un detenuto, accusato di estorsione aggravata, volto a ottenere gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute. L'uomo soffriva di gravi patologie cardiache e respiratorie. La Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che, di fronte a un serio dubbio sulla salute del detenuto, il giudice non può decidere da solo. Se esiste un indizio di incompatibilità con il regime carcerario, il tribunale deve obbligatoriamente nominare un medico esperto per una perizia d'ufficio. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso del detenuto e ha ordinato un nuovo esame del caso.
Continua »
Interesse ad impugnare: no al ricorso se la misura è negata
Una funzionaria pubblica, indagata per peculato e truffa, impugna l'ordinanza del Tribunale che ha rigettato la richiesta di sospensione dal servizio avanzata dal Pubblico Ministero. Pur avendo ottenuto un esito favorevole, ovvero la mancata applicazione della misura, la dipendente contesta il riconoscimento dei gravi indizi di colpevolezza, temendo ripercussioni sul procedimento disciplinare e sulla scelta dei riti alternativi. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per difetto di interesse ad impugnare. La Suprema Corte ribadisce che l'interesse deve essere concreto e attuale, volto a rimuovere un pregiudizio effettivo. Non rileva, ai fini penali, il timore di conseguenze extrapenali o disciplinari derivanti da un provvedimento che ha comunque negato la misura cautelare. La ricorrente viene condannata al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca della misura cautelare: il tempo che passa non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro il diniego di revoca della misura cautelare. L'uomo sosteneva che il semplice trascorrere del tempo dai fatti contestati avesse affievolito le esigenze di custodia. I giudici hanno chiarito che, per ottenere la revoca della misura cautelare o la sua modifica, non basta invocare il passaggio del tempo, poiché questo aspetto è già regolato dalla legge sulla durata massima delle misure. È invece necessaria la presenza di elementi di fatto del tutto nuovi e concreti, idonei a modificare il quadro delle prove o a escludere i pericoli che avevano giustificato la restrizione della libertà. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: no al carcere
Un indagato era sottoposto a due misure cautelari incompatibili: il divieto di dimora in Veneto e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a Treviso. All'atto della scarcerazione, la polizia penitenziaria aveva autonomamente modificato il luogo di firma indicando Bologna. Il giudice di merito aveva poi ordinato la custodia in carcere per la mancata presentazione a Bologna. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo che solo il giudice, e non la polizia, puo modificare le modalita di esecuzione di una misura. Essendo le due misure originarie incompatibili, quella meno grave deve ritenersi sospesa. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare e disposto l'immediata liberazione dell'indagato.
Continua »
Revoca della misura cautelare: perché il tempo non basta
Due indagati, tra cui un venditore di pesce che si spacciava per esperto medico ricercatore, hanno chiesto la revoca della misura cautelare dell'obbligo di dimora. La difesa sosteneva che il decorso del tempo e il rispetto delle prescrizioni giustificassero l'attenuazione della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la revoca della misura cautelare non può fondarsi solo sul passare del tempo o sulla condotta regolare, in assenza di fatti nuovi o di una reale rivisitazione critica del proprio comportamento. Rimane quindi attivo l'obbligo di dimora a causa del persistente pericolo di recidiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: la ferocia nega i domiciliari
L'Imputato, accusato di rapina pluriaggravata e lesioni gravissime, ha chiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere. La difesa ha sostenuto che la salute psichica del figlio e il tempo già trascorso in cella (oltre metà della pena inflitta in primo grado) avessero attenuato la sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le condizioni di salute del figlio erano preesistenti alla misura e che il mero decorso del tempo non attenua automaticamente la pericolosità sociale. Data la ferocia dell'aggressione e i precedenti penali dell'uomo, la custodia cautelare in carcere resta l'unica misura adeguata e proporzionata.
Continua »
Sostituzione della misura cautelare: no se la recidiva è stabile
Il Tribunale della Libertà ha respinto la richiesta di sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari avanzata da un detenuto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la gravità dei precedenti penali del soggetto e la costante ripetizione di reati, anche dopo aver ottenuto benefici di legge, dimostrano una scelta di vita criminale stabile. Questa valutazione sulla pericolosità sociale rende irrilevante l'idoneità del domicilio proposto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Sostituzione misura cautelare: il lavoro generico non basta
Un imputato sottoposto agli arresti domiciliari per il reato di rapina ha richiesto la sostituzione misura cautelare con un obbligo meno restrittivo. La difesa ha sostenuto che il tempo trascorso in detenzione e una generica proposta di lavoro presso un ente religioso dimostrassero l'attenuazione della sua pericolosità sociale. Il Tribunale del Riesame ha respinto l'istanza, ritenendo gli elementi insufficienti e privi di reale novità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il semplice rispetto delle prescrizioni e il decorso del tempo non bastano a modificare la misura cautelare se non emergono cambiamenti concreti e stabili. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: negati i domiciliari per usura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro il diniego di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. L'Imputato, accusato di usura ed estorsione aggravate da metodo mafioso, chiedeva l'attenuazione della misura in una regione diversa da quella dei fatti. La Suprema Corte ha chiarito che la presunta riduzione della gravità degli indizi non giustifica automaticamente una misura meno afflittiva. Inoltre, i legami con esponenti della criminalità organizzata e l'uso del metodo mafioso confermano la persistente pericolosità sociale. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere rimane l'unica misura idonea a contenere il rischio di reiterazione del reato, escludendo l'adeguatezza dei semplici arresti domiciliari.
Continua »
Termini massimi di custodia cautelare: il no della Cassazione
L'Indagato, latitante a Dubai, era destinatario di una misura di custodia in carcere in Italia per reati tributari e autoriciclaggio. Arrestato all'estero ai fini dell'estradizione, veniva subito liberato dalle autorità locali con il solo divieto di espatrio e ritiro del passaporto. La difesa chiedeva la revoca della misura italiana, sostenendo che il periodo all'estero equivalesse alla carcerazione e che fossero decorsi i termini massimi di custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le misure restrittive diverse dalla reale privazione della libertà sofferte all'estero non possono essere computate per il calcolo della durata massima della custodia cautelare in Italia.
Continua »