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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

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120 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Appello cautelare: la Cassazione converte il ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimedio corretto contro un'ordinanza del GIP che nega la revoca o modifica di una misura cautelare non è il ricorso per cassazione, ma l'appello cautelare. In un caso recente, un imputato aveva impugnato direttamente in Cassazione il rigetto della sua istanza di revoca della custodia in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in quella sede e, applicando l'art. 568 c.p.p., lo ha convertito in appello, trasmettendo gli atti al Tribunale competente. La decisione ribadisce la netta distinzione tra i mezzi di impugnazione disponibili.
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Misura Cautelare: Quando il Ricorso è Inammissibile
Un imputato chiede la sostituzione della misura cautelare in carcere adducendo motivi di salute. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per genericità, confermando che il rischio di recidiva e le passate violazioni giustificano il massimo rigore.
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Custodia cautelare: quando è negato l’arresto a casa
La Corte di Cassazione conferma la decisione di mantenere la custodia cautelare in carcere per un individuo condannato per spaccio. La sentenza evidenzia come l'elevato pericolo di recidiva, la gravità della condotta e la considerazione dell'abitazione come 'centrale di spaccio' rendano inidonea la misura degli arresti domiciliari, anche a fronte della collaborazione dell'imputato.
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Presunzione di pericolosità: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, confermando la detenzione in carcere. La Corte ha stabilito che la presunzione di pericolosità per reati di tale gravità non viene meno con il solo trascorrere del tempo o con la derubricazione del ruolo da apicale a partecipe. È necessario fornire prove concrete della rescissione dei legami con il contesto criminale per ottenere una misura meno afflittiva.
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Ricorso per cassazione inammissibile: i limiti
Un imputato ricorre in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento, lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso per cassazione inammissibile, ribadendo che, dopo la riforma del 2017, l'appello per sentenze di patteggiamento è consentito solo per motivi specifici e tassativi, tra cui non rientrano le censure generiche sulla motivazione. Altri coimputati hanno invece rinunciato al ricorso dopo che il giudice ha corretto un errore materiale nella sentenza originale.
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Presunzione custodia cautelare: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, confermando la sua permanenza in carcere. La Corte ha ribadito la forza della presunzione di custodia cautelare prevista per tali reati, specificando che il mero trascorrere del tempo o il cambio di residenza non sono elementi sufficienti a superarla, data l'elevata pericolosità sociale e il rischio di recidiva.
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Ricorso misura cautelare: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso misura cautelare presentato da quattro imputati, accusati di un ingente furto e sottoposti agli arresti domiciliari. La sentenza chiarisce che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a denunciare vizi di legittimità. Elementi come il tempo trascorso, il patteggiamento o il trattamento più favorevole di un coimputato non sono sufficienti, di per sé, a giustificare una modifica della misura se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente.
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Valutazione individuale misura cautelare: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per narcotraffico, che chiedeva gli arresti domiciliari sulla base della concessione della stessa misura a un coimputato. La sentenza ribadisce che la valutazione individuale della misura cautelare si fonda su elementi strettamente personali e non sulla posizione di altri, poiché ogni profilo di pericolosità sociale deve essere analizzato singolarmente.
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Riparazione ingiusta detenzione: il ruolo del condotta
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che negava la riparazione per ingiusta detenzione a un individuo assolto. La detenzione era scattata come aggravamento di una misura non custodiale a seguito di presunte violazioni. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice della riparazione non può ignorare l'assoluzione e deve motivare in modo rigoroso l'eventuale condotta ostativa dell'imputato, senza basarsi sulla sua mancata contestazione dei fatti.
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Ricusazione giudice: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione di un giudice sulla proporzionalità di una misura cautelare rispetto alla "pena irroganda" non costituisce motivo di ricusazione. Tale valutazione è un adempimento richiesto dalla legge e non un'anticipazione del giudizio sulla colpevolezza dell'imputato. Il ricorso di un imputato, che sosteneva la parzialità del giudice per aver usato tale espressione nel negargli la revoca degli arresti domiciliari, è stato quindi respinto.
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Misure cautelari: il tempo in carcere non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, che chiedeva l'attenuazione della custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che il solo decorso del tempo e l'avvio di un percorso rieducativo non sono sufficienti a dimostrare la cessazione del pericolo di recidiva, specialmente a fronte della gravità del reato e della personalità dell'indagato. Per modificare le misure cautelari è necessaria la prova di un concreto mutamento della situazione di fatto.
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Giudicato cautelare: quando si può riesaminare?
Un soggetto in custodia cautelare per narcotraffico ha impugnato il provvedimento, lamentando la mancata considerazione di nuovi elementi e la disparità di trattamento rispetto ai coimputati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo i confini del cosiddetto giudicato cautelare. La Corte ha stabilito che questioni già decise non possono essere riesaminate senza elementi genuinamente nuovi, e che la diversa situazione di altri imputati o generiche affermazioni sull'andamento del processo non sono sufficienti a superare tale preclusione.
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Esigenze cautelari: quando si resta in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, confermando la sua permanenza in carcere. La Corte ha ribadito che per reati di tale gravità, le esigenze cautelari si presumono e non vengono meno per il solo trascorrere del tempo, soprattutto in presenza di una sentenza di condanna e di una significativa biografia criminale dell'imputato.
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Esigenze cautelari e tempo: no revoca automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che né il semplice decorso del tempo né lo stato di detenzione per altra causa comportano automaticamente l'attenuazione o la revoca delle esigenze cautelari. In un caso di arresti domiciliari per spaccio, il ricorso di un'imputata è stato dichiarato inammissibile perché la difesa non ha fornito elementi nuovi idonei a dimostrare un effettivo mutamento del quadro indiziario o del pericolo di reiterazione del reato.
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Esigenze cautelari: la detenzione non le esclude
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo stato di detenzione di un individuo per una determinata condanna non comporta automaticamente l'annullamento delle esigenze cautelari, come gli arresti domiciliari, per un altro procedimento. Il mero decorso del tempo e la detenzione in corso non sono sufficienti a dimostrare una diminuzione del pericolo di reiterazione del reato, specialmente in presenza di un profilo di elevata pericolosità sociale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
Un individuo condannato per spaccio di droga, dopo aver violato ripetutamente misure cautelari meno afflittive come il divieto di dimora e l'obbligo di firma, si è visto aggravare la misura in custodia cautelare in carcere. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, ritenendo la decisione del Tribunale logica e ben motivata, data la totale inaffidabilità del soggetto e l'assenza di alternative valide come gli arresti domiciliari.
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Custodia cautelare: decorrenza dei termini per reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la scarcerazione per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. Il caso riguardava due ordinanze di custodia: la prima per detenzione di stupefacenti, la seconda per un reato associativo (permanente) contestato fino a una data successiva alla prima ordinanza. La Corte ha stabilito che i termini di custodia cautelare non possono essere retrodatati al primo arresto se il secondo reato si è protratto nel tempo, non essendo i fatti completamente desumibili al momento della prima misura. Di conseguenza, i termini per i due procedimenti decorrono separatamente.
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Parere pubblico ministero: nullo il cambio di misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il ripristino degli arresti domiciliari. La decisione conferma la nullità di un precedente provvedimento che aveva alleviato la misura cautelare senza acquisire il parere pubblico ministero, come richiesto dalla legge. La Corte ha stabilito che l'omissione di tale parere costituisce una violazione del contraddittorio e una nullità procedurale che giustifica l'annullamento dell'atto.
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Motivazione apparente: annullata ordinanza cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale che negava la revoca degli arresti domiciliari a un imputato. La decisione è stata cassata per vizio di motivazione apparente, in quanto il Tribunale si era limitato a usare frasi generiche e tautologiche, senza analizzare concretamente gli elementi nuovi forniti dalla difesa, come il lungo periodo di buona condotta e un'esperienza lavorativa positiva. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Custodia Cautelare: la pena intera conta sempre
Due individui, condannati per narcotraffico internazionale, hanno impugnato la decisione di ripristinare la loro custodia cautelare in carcere dopo un annullamento parziale della condanna da parte della Cassazione. Sostenevano che il tempo già scontato superasse la pena per i reati residui. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, affermando un principio fondamentale sulla custodia cautelare: quando la misura è applicata per più reati connessi, per calcolarne la durata massima si deve considerare la pena complessiva irrogata per tutti i reati, e non solo quella relativa ai reati per cui la misura resta in vigore. La Corte ha inoltre ritenuto ancora attuali e concreti sia il pericolo di reiterazione del reato che il pericolo di fuga.
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